I timori

Extra profitti e concessioni, l’idroelettrico è sotto pressione

De Girolamo (Cva): «Settore strategico penalizzato da incertezze che bloccano gli investimenti». Caveri (Regione): «Rischiamo ricadute negative sui bilanci. Potremmo valutare il ricorso alla Consulta»

di Carlo Andrea Finotto

 L’invaso del Goillet, a 2.527 metri di quota sopra Cervinia. È entrato in servizio nel 1952

4' di lettura

Il comparto energetico e la Regione Valle d’Aosta si sentono sotto attacco. Ingiustamente. La questione degli extra profitti sollevata dal governo, con la prospettiva di un esborso per i produttori di energia da fonte rinnovabile rischia di avere ripercussioni non solo sui conti di un gruppo come Compagnia Valdostana delle acque (Cva) – tra i principali produttori di energia idroelettrica e rinnovabile in Italia –, ma anche su quelli del suo azionista, la Regione autonoma.

«Grazie all’attività di Cva e alla nostra partecipazione costruiamo una parte importante dei nostri bilanci», sottolinea Luciano Caveri, assessore regionale all’Istruzione, Università e Aziende partecipate. «Parliamo – continua Caveri – di circa 25 milioni di euro sul bilancio 2022 e di circa 38 milioni sul bilancio 2023-24». Sono risorse, spiega l’assessore, con le quali l’amministrazione regionale programmava di intervenire a sostegno, per esempio, delle attività colpite dal lockdown causato dalla pandemia, nei mesi scorsi.

Loading...

Il governo, come sappiamo, è intervenuto in molti ambiti – dice l’amministratore – ma non è arrivato dappertutto. «La Regione deve integrare, soprattutto a sostegno di quelle attività che hanno subito molti contraccolpi legati alla perdita quasi totale della stagione invernale 2020-2021».

All’origine c’è il decreto Sostegni ter, che prevede per i produttori di energia da fonte rinnovabile di effettuare un conguaglio tra i prezzi che si determinano nel mercato spot e la media dei prezzi negli anni precedenti. Si tratterebbe di un meccanismo di compensazione a due vie sul prezzo dell’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili. Le relative modalità attuative sono demandate all’Arera. Nel recente Consiglio dei ministri per intervenire sul rincaro dei prezzi dei carburanti il governo ha anche previsto un prelievo straordinario per tutti i componenti della filiera energetica, con l’eccezione dei soggetti regolati che si occupano solo del trasporto e della distribuzione di energia elettrica e di gas.

«Risulta poco comprensibile come siano stati presi in considerazione gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili» afferma il direttore generale di Cva, Enrico De Girolamo.

Oggi, sottolinea De Girolamo, «assistiamo all’esplosione dei prezzi gas dovuta alle cause che conosciamo» e riconducibili all’invasione russa dall’Ucraina. «In Italia – ricorda il direttore generale di Cva – il mix energetico elettrico dipende per più del 40% dal gas (per la maggior parte importato dalla Russia). A cascata i rincari ricadono sull’energia elettrica».

Se, per fare un esempio, «avessimo già oggi il mix energetico previsto al 2030, con una prevalenza di produzione da fonti rinnovabili, le ricadute sui costi per l’elettrico non ci sarebbero state. Per quanto riguarda la produzione, nell’immediato c’è poco da fare, ma sul medio periodo ci auguriamo che siano sbloccate le autorizzazioni che riguardano nuovi impianti da fonte rinnovabile».

Su come intervenire sul fronte degli extra profitti De Girolamo contesta premesse e metodo: «Non si è tenuto conto del meccanismo che coinvolge pressoché tutti gli operatori. Per stabilizzare un andamento dei prezzi di per sé volatile, l’energia viene venduta sui mercati a termine. Per capirci, l’energia elettrica del 2022 abbiamo cominciato a venderla nel 2020, quando la situazione dei prezzi era ben diversa rispetto a oggi. Un aspetto che rischia di metterci in forte difficoltà».

Il governo, secondo il manager, «poteva intervenire in un altro modo, magari sulla fiscalità e sull’intero comparto, con un’azione più equa e, probabilmente, anche più efficace in termini di ritorno».

«I famosi extra profitti attribuiti alle rinnovabili non ci sono – afferma Caveri –. In realtà sono legati ai combustibili fossili e al gas – dice l’assessore regionale –. Paradossalmente mentre insistiamo sull’importanza strategica delle rinnovabili sono proprio queste a essere penalizzate».

C’è anche un altro aspetto, però, che non fa dormire sonni tranquilli agli operatori e alla Regione. La questione delle concessioni, dell’anticipo delle scadenze e della messa a gara. «Ci avviamo a essere uno degli unici paesi d’Europa su questa strada» chiarisce Enrico De Girolamo: «Nel Nord Europa le concessioni sono perpetue, in Germania durano 80 anni, in Francia le hanno prorogate». Quelle degli impianti valdostani scadrebbero ufficialmente nel 2029.

Secondo l’assessore Caveri, in caso di gare c’è la concreta possibilità che «a vincere possa essere qualche competitor straniero: magari qualche compagnia petrolifera impegnata a ricostruirsi un’immagine green o dei fondi d’investimento con strategie più speculative».

Questa situazione è vissuta con apprensione perché la Regione vede il rischio che sia «compromessa una ricchezza territoriale». Sulla stessa linea si trova chi, come Cva, è coinvolta direttamente e in regione conta 32 impianti idroelettrici di varie tipologie, con una potenza nominale complessiva di 934,5 MW e circa 2,9 miliardi di kWh prodotti ogni anno.

«L’incertezza che si è venuta a creare in un settore così importante sta bloccando circa 10 miliardi di euro di investimenti a livello nazionale», dice Enrico De Girolamo, che ricorda come in un recente rapporto «lo stesso Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) abbia sottolineato la strategicità degli impianti idroelettrici in Italia». Insomma, proprio in una fase in cui moltissimi impianti sono, o dovrebbero essere, sottoposti a lunghe e costose operazioni di revamping, manutenzione, adeguamento, il processo rischia di incepparsi a danno di efficienza e sicurezza.

«Siamo di fronte a una situazione kafkiana – sintetizza Luciano Caveri – non si capisce se generata da spinte emotive o da attività lobbistiche. Noi, tuttavia, siamo in stretto contatto con altre realtà che nutrono lo stesso tipo di preoccupazioni: parlo del Trentino Alto Adige, ma penso anche a regioni in cui l’idroelettrico è molto importante, come il Piemonte, il Veneto. Come Regione – annuncia l’assessore – valutiamo anche la possibilità di un ricorso alla Corte costituzionale contro provvedimenti che possano essere dannosi e penalizzanti per un settore fondamentale».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti