Turismo extralberghiero

Extralberghiero, in Sicilia cresce ma non sfonda

di Nino Amadore


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Tempio di Concordia, Valle dei Templi, Agrigento. (Marka)

4' di lettura

Vale in Sicilia 120 milioni ma ha grandi margini di crescita. Almeno secondo i dati ufficiali. È il comparto extralberghiero siciliano che emerge dal rapporto dell’Otie, l’Osservatorio turistico sull’Economia delle Isole del Mediterraneo che ha messo a confronto l’andamento del comparto nelle Isole dell’area Euro-Mediterranea, mostrando punti di forza e di debolezza della situazione siciliana. Un settore che punta a crescere ancora e che è stato protagonista della seconda edizione della Borsa del turismo extralberghiero che si è svolta a Monreale, cuore dell’itinerario Arabo Normanno dell’Unesco. Oltre cento i gestori di strutture extralberghiere che hanno aderito e hanno incontrato una ventina di buyer provenienti da diversi Paesi europei. Buyer che, nell’ambito di un educational tour, andranno alla scoperta di alcuni siti culturali e naturalistici tra le province di Palermo, Trapani e Agrigento: previste visite a Marsala, Mazara del Vallo, Valle dei Templi di Agrigento, compresi gli scavi più recenti per chiudere poi con l’itinerario Arabo – Normanno dell'Unesco a Palermo.

Un lavoro di promozione portato avanti da Confesercenti Sicilia: «C’è un grande fermento negli ultimi anni che arriva dal territorio – dice Vittorio Messina, presidente di Assoturismo nazionale e di Confesercenti Sicilia -. Tanti giovani decidono di investire sul turismo e su luoghi poco conosciuti della nostra Isola. La Borsa vuole essere un’occasione per rafforzare queste spinte che partono dal basso e che intercettano una domanda internazionale rappresentando una grande potenzialità di crescita e sviluppo». Oggi la Sicilia conta 5.500 strutture extralberghiere e lo scorso anno sono stati poco più di un milione i turisti che hanno scelto una struttura ricettiva extralberghiera per un totale di 3 milioni di notti vendute. Ma si può fare di più: «Per comprendere il margine di crescita possibile del comparto basta comparare i dati con altre isole dove l'offerta turistica extralberghiera è stata affiancata da un lavoro costante di promozione e comunicazione sui mercati interessati» spiega Giovanni Ruggieri, docente all’Università di Palermo e presidente dell’Otie.

Ecco qualche dato con riferimento, ovviamente, solo al comparto extra alberghiero. Alle Canarie, arcipelago di medie dimensioni con un’estensione complessiva di quasi 7.500 chilometri quadrati, si concentra il 34% degli arrivi registrati complessivamente in tutte le isole osservate: in termini assoluti più di 4 milioni di turisti mentre in Sicilia a scegliere l'extralberghiero è un milione di turisti. Sempre le Canarie detengono il primato di notti nell’extralberghiero (33 milioni) sul totale delle Isole Euromediterranee, mentre la Corsica è tra tutte, quella in cui l'incidenza dell'extralberghiero sull'industria ricettiva locale raggiunge i livelli più alti (70% delle presenze e 50% in termini di arrivi). Profondamente diversa anche la durata delle vacanze di chi sceglie le strutture extralberghiere. Breve in Sicilia (3 notti), prolungata alle Canarie (8 notti).

Interessanti anche i dati sul tasso di occupazione dei letti. A fronte di isole come le Canarie e Malta che hanno tassi di utilizzazione del 53% e del 45%, Sicilia e Sardegna si fermano al 10 per cento. «È il segno - dice Ruggieri - che tanto c’è ancora da fare sulla destagionalizzazione e che restano inesplorate ampie zone interne ricche di storia, tradizioni e cultura». Per quanto riguarda il turismo en plein air, il modello è la Corsica dove si concentra il 46,3% dei posti letto complessivamente esistenti nei contesti insulari analizzati dall’Otie e dove è stato portato avanti un lavoro di valorizzazione delle aree interne e delle risorse naturali. «Un patrimonio di cui anche la Sicilia è ricchissima e che rappresenta una grande potenzialità per il futuro - aggiunge Ruggieri -. Lo scorso anno il comparto, dopo il crollo degli anni scorsi, ha iniziato una lenta risalita (+4% in termini di numero di strutture)». Rispetto alla domanda di turismo all'aria aperta, il 2017 in Sicilia si è chiuso con circa 500mila presenze a fronte dei 4,3 milioni della Corsica. Serve, evidentemente, uno sforzo in più. «Come assessorato al Turismo – dice l’assessore Sandro Pappalardo - in questi mesi abbiamo avviato un'interlocuzione a 360 gradi con associazioni, realtà del territorio, segmenti del turismo culturale e esperienziale finora inesplorati perché siamo convinti che solo unendo le forze si può diventare concorrenziali in Europa e nel mondo, sapendo bene che quello che non manca alla Sicilia sono le risorse di cui dispone. Bisogna rafforzare questa rete e promuovere meglio un comparto che ancora è poco conosciuto».

Del resto un modello già esiste ed è quello del turismo culturale: «L'Isola sta imparando finalmente a fare sistema – dice Aurelio Angelini, direttore Fondazione Unesco Sicilia - È indubbio che il riconoscimento Unesco fa da spinta e propulsore al turismo anche di coppie, piccoli gruppi, giovani che quasi sempre scelgono sistemazioni extralberghiere. Lavorare insieme, proporre percorsi alternativi, scoprire aree vicine o legate ai tour ufficiali, è di certo auspicabile per tutti, pubblico e privato». Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Barone, direttore de La Rotta dei Fenici, itinerario culturale del Consiglio d’Europa: «I percorsi che dobbiamo immaginare in un mondo sempre più globale devono guardare a dimensioni più ampie e recuperare storie e identità millenarie come quella del Mediterraneo su cui può essere costruita un’offerta turistica sinergica».

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