intervista al numero uno Di Sibio

Ey, con Brexit sale il peso dell'Italia nella Ue

L'Italia potrebbe rafforzarsi nello scacchiere europeo con l'uscita del Regno Unito dall'Unione. E' lo scenario delineato da Carmine Di Sibio, Ceo Global del big della consulenza EY, che evidenzia tuttavia gli elementi che frenano lo slancio del Paese a cominciare dall'esigenza di riforme strutturali e dal problema demografico

di Giuliana Licini

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(peterschreiber.media - stock.adobe.com)

L'Italia potrebbe rafforzarsi nello scacchiere europeo con l'uscita del Regno Unito dall'Unione. E' lo scenario delineato da Carmine Di Sibio, Ceo Global del big della consulenza EY, che evidenzia tuttavia gli elementi che frenano lo slancio del Paese a cominciare dall'esigenza di riforme strutturali e dal problema demografico


4' di lettura

L’Italia sta diventando marginale nel panorama internazionale? «Non dovrebbe succedere, anzi con l'uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea dovrebbe diventare piu' importante soprattutto nella Ue». A sottolinearlo è Carmine Di Sibio, Ceo Global di EY, in un colloquio con Radiocor nel corso dei lavori del World Economic Forum a Davos la scorsa settimana. Italiano di nascita (ma a tre anni era già negli States), Di Sibio mantiene legami con la Penisola e ne conosce punti di forza e debolezze. «Da un punto di vista delle aziende, gli italiani sono incredibilmente creativi. Dovreste avere molta innovazione, ma forse quello che vi frena sono i capitali» che mancano, rileva il manager, aggiungendo che effettivamente «l’Italia potrebbe fare molto meglio» nella crescita. C’è necessità di riforme strutturali, come in altri Stati Ue, e poi c’e’ la demografia che «e' veramente un grosso problema. La popolazione sta diminuendo. Qualcuno dice che ci siano piu' italiani negli Usa che in Italia». E’ un po’ tutta la Ue, comunque, ad avere il problema dell’invecchiamento demografico e un gap di innovazione rispetto agli Usa. I giovani europei, rileva Di Sibio, vanno a mettere a frutto le proprie idee imprenditoriali nella Silicon Valley, perché lì trovano i finanziamenti. Gli Usa «sono ancora il posto in cui se si inventa qualcosa, si puo' diventare milionari nel giro di breve», osserva. L'Europa «deve continuare sulla via dell'innovazione, avere una mentalita' di crescita», oltre a puntare sulla soluzione dei problemi strutturali.

Londra puo' diventare una 'Singapore sul Tamigi'

«L'Europa deve continuare a re-inventarsi», sottolinea il manager. «Adesso», per altro, «il Paese europeo che gode di una situazione politica molto stabile e pro-business è la Gran Bretagna», è l’annotazione. Il Regno Unito - che si appresta a fare il fatidico passo del divorzio dalla Ue - «adesso ha un Governo ed è molto favorevole alle aziende». Se Londra riuscirà siglare «l'accordo giusto con la Ue e gli Usa, il Regno Unito puo' fare molto bene». Potrebbe essere, in effetti, una «Singapore sul Tamigi», concorda Di Sibio. In ogni caso «penso che l'Unione Europea sara' dura nel negoziato con Londra, come deve essere». Passando agli argomenti discussi al Wef, Di Sibio sottolinea l’importanza del dibattito sul clima e sulla sostenibilità. «Tutto quello di cui si parlava fino allo scorso anno, intelligenza artificiale, blockchain, machine learning, e' passato in secondo piano. Adesso si parla di valori di lungo termine».

Sulla sostenibilità serve arrivare a criteri universali

Sul tema di sostenibilita', tra le proposte piu' interessanti uscite da Davos dal punto di vista aziendale c'e' quella di arrivare a criteri universali comuni sul capitolo Esg (Environmental, Social and Governance), mentre ora le aziende si muovono in ordine sparso, rendendo l'informazione difficilmente comparabile. «Faccio parte dell'International Business Council del Wef e abbiamo avuto una riunione sull'Esg» indica Di Sibio, spiegando che l'Ibc, assieme ai '4 big' della consulenza (tra cui appunto EY), ha proposto una ventina dei parametri tra quelli gia' esistenti su cui le aziende dovrebbero allinearsi, riuniti in quattro 'pilastri', ovvero la prosperita', il pianeta, la governance e le persone. «Alla riunione, in base a un sondaggio elettronico, tra i due terzi e i tre quarti dei Ceo presenti hanno detto che aderiranno ai parametri. Questo progetto e' un grande progresso tangibile, sul fare invece che sul dire», sottolinea Di Sibio. I lavori continueranno nei prossimi mesi per finalizzare le proposte, dopo ulteriori consultazioni con le aziende e gli attori dell'Esg. Tra l’altro negli Usa - tiene poi a puntualizzare il top manager - il cambiamento climatico e' un tema di sempre maggiore interesse. «Al Gore lo ha sollevato per primo 10-12 anni fa, ma allora era un tema politico, divisivo. Negli ultimi mesi, invece, ne parlano tutti i ceo e si interrogano sul da farsi. Lo vedo anche dai miei incontri con i clienti. La gente concorda che e' un problema, che si puo' credere alla scienza», spiega. Il tutto, par di capire, a dispetto delle posizioni negazioniste del presidente Trump. Passando ai più recenti sviluppi del quadro economico globale, il Ceo di EY rileva che l'accordo Usa-Cina sul commercio e la definizione della Brexit hanno sgombrato l'orizzonte dalle incertezze che gravavano fino a pochi mesi fa. L'intesa sul commercio e' «ottima» anche per l'intera economia mondiale, oltre che per i due Paesi che la hanno firmata. Lascia, tuttavia, senza risposta «la relazione tra Usa e Cina nel lungo termine. Ci sono tante questioni irrisolte, ad esempio sulla tecnologia, sulla proprieta' intellettuale». Puo' sembrare che la Cina abbia fatto nel breve termine la concessioni maggiori delle attese, ma «non e' cosi' nel lungo termine». In geo-politica, il Medio Oriente continuera' ad essere un focolaio di tensione, ma non dovrebbe «scoppiare»: «Trump non vuole una guerra. Vuole fare accordi», spiega Di Sibio. Il presidente sara' rieletto? «Non ne sono cosi' sicuro, dipendera' molto dal candidato dei democratici. Se sara' molto spostato a sinistra, Trump verra' rieletto. Se sara' qualcuno piu' centrista, come Joe Biden, sara' una bella lotta tra lui e Trump». Il presidente, comunque, e' diventato piu' esperto: «ha siglato l'accordo con il Canada e il Messico e quello con la Cina. Da una prospettiva economica ha portato a casa risultati».

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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