il bivio

M5S contro gli F-35: Conte d’accordo sulla rinegoziazione

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è «d’accordo sulla rinegoziazione» degli F-35. Lo hanno affermato fonti di Palazzo Chigi

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è «d’accordo sulla rinegoziazione» degli F-35. Lo hanno affermato fonti di Palazzo Chigi


2' di lettura

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è «d’accordo sulla rinegoziazione» degli F-35. Lo hanno affermato fonti di Palazzo Chigi. Uno dei temi più caldi sul fronte della difesa è la conferma, o meno, degli impegni italiani per la produzione degli F-35 di quinta generazione, che - oltre ai rapporti con la Nato - potrebbero incidere anche sui livelli occupazionali di alcuni stabilimenti nei prossimi anni, primo fra tutti quello di Cameri a Novara.

Il consorzio che produce l’F-35
L'F-35 viene prodotto da un consorzio industriale guidato dall’americana Lockheed Martin in alleanza con l'industria britannica Bae Systems. Si sono aggiudicate l'appalto del Pentagono il 26 ottobre 2001, battendo la Boeing in una gara durata alcuni anni. Anche l’Italia ha aderito a questo programma, fin dal 1998, sia partecipando al finanziamento della fase di sviluppo, per avere un ritorno industriale e lavoro per le proprie industrie, soprattutto il gruppo Finmeccanica (ora Leonardo), sia acquistando questi aerei per sostituire velivoli più vecchi, Tornado, Amx e Av-8 B.

M5S: progetto insostenibile, doveroso rinegoziare
«Leggiamo con stupore le ricostruzioni giornalistiche riguardanti la presunta conferma del programma F-35 che il presidente Conte avrebbe dato a segretario di Stato Usa Pompeo», ha dichiarato il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo M5S in commissione Esteri.

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«Il M5s - ha dichiarato - ha sempre criticato questo programma militare. Un progetto insostenibile che molti Paesi, Usa compresi, hanno già tagliato. Una rinegoziazione è doverosa anche da parte dell'Italia. Confidiamo che il nostro premier farà la scelta giusta». Il Movimento 5 Stelle «ha sempre criticato questo programma militare che, così com'è, ci indebiterebbe per almeno 50 miliardi di euro nei prossimi quarant'anni», ha sottolineato il senatore Gianluca Ferrara. «Un ridimensionamento del programma di acquisto consentirebbe di liberare miliardi di euro da investire in scuole, ospedali e trasporti pubblici. I cittadini ci chiedono questo, non bombardieri strategici con capacità nucleare».

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