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F1, in Azerbaijan vince Verstappen. Disastro Ferrari, le Red Bull prendono il largo

Ai piedi del podio si è fermato Lewis Hamilton con la seconda Mercedes ed un distacco di oltre un minuto e 11 secondi da Verstappen

di Alex D'Agosta

Max Verstappen vince il gp d’Azerbaijan (Afp)

4' di lettura

Azero. A zero. Questo il drammatico bilancio del gran premio dell'Azerbajan, che per le rosse doveva essere quello della riscossa. I presupposti non mancavano: Leclerc, affamato e arrabbiato dopo il pasticciaccio monegasco, si era nuovamente piazzato sulla prima piazzola, grazie al migliore tempo nelle qualifiche del sabato. Invece per entrambi i piloti l'esito della competizione è stato di ‘parcheggio involontario e prematuro'.

Qualcosa che avrebbe mandato su tutte le furie Enzo Ferrari perché, a fronte di un innegabile ritorno a prestazioni di vertice, nel bilancio 2022 continua a pesare sempre di più il fattore affidabilità: il drake spesso diceva che le auto devono almeno ‘durare fino a un metro oltre la linea del traguardo'.

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Ma così non è stato. Un podio che grida vendetta ha consacrato Verstappen, Perez e Russell: tutti potenzialmente dietro alle rosse guardando almeno ai tempi del sabato di Leclerc. Degna di nota la prima vittoria dell'olandese su questa pista che sinora, in tutte le edizioni precedenti, ha visto conquistare la competizione conduttori sempre differenti: Ricciardo, Hamilton, Bottas, Perez e Verstappen, sinora condividono infatti il primato di una edizione sola.

Una brutta fumata dal motore di Leclerc ha mandato altrettanto in aria i sogni di mettere una pezza al recente superamento in classifica e riconquistare la leadership con cui Charles aveva iniziato a prendere confidenza. Conti alla mano, fino a stamattina c'erano ‘solo' nove punti di differenza con Verstappen, ma con un buon risultato suo e di Carlos, i rapporti di forza potevano tornare allo status di meno di un mese fa.

Invece, grazie anche a un Perez sempre più costante, Leclerc si ritrova a scivolare al terzo posto mondiale. E a vedere sempre più compromesse le chance per il titolo 2022: seppure la stagione sia ancora lunga, quando i ritiri per le rosse diventano già cinque (due Leclerc, tre Sainz) su otto gare, peggio di qualunque altro team, vuol dire che i problemi sono seri. Tanto più quando alla bandiera a scacchi di Baku mancano ben 4 vetture motorizzate Ferrari: le due ufficiali e due ‘clienti', di Zhou e Magnussen, nessuna delle quali si è ritirata per incidente.

Bruciano quindi molto la rabbia e l'orgoglio dei piloti in rosso, soprattutto per Leclerc che, nel momento della debacle, era al primo posto. Sudatissimo e, a onor del vero, dovuto anche a una buona strategia del muretto, che aveva saputo intuire l'opportunità di trarre vantaggio da un primo cambio anticipato.

Ripercorrendo le fasi essenziali di questa domenica, si ricorda infatti che il monegasco non era partito al meglio, anzi: allo start c'era stato subito uno scatto di Perez, che aveva saputo mettere il muso al primo posto nei primissimi metri. E Leclerc non aveva mostrato un gran passo: infatti si era trovato a correre con Verstappen alle calcagna, attaccato a meno di un secondo.

Non meglio già nelle fasi iniziali anche per Sainz, che sin dai primi giri fatica a tenere il passo degli altri. Con Russell poco poco più indietro.

Nei primi giri, quindi, a far divertire il pubblico, come spesso accade, ci hanno pensato le lotte ‘di seconda fascia', in particolare quella fra un non del tutto atteso Gasly e un Hamilton ormai sempre in ritardo rispetto al suo giovane compagno di box. E oggi ancora di più impossibilitato a far meglio per un mal di schiena, più volte annunciato al muretto tramite la radio. Per gran parte di gara la Alpha Tauri ha dominato rispetto al sette volte campione, a un certo punto perfino con Tsunoda, ma alla fine la stella a tre punte ha avuto la meglio: ciononostante, il quinto di Gasly è beneaugurante per il pilota e il morale del team, che ha sede in Italia.

Problema idraulico e purtroppo il primo ritiro della corsa, alla quarta curva del giro nove, è per Carlos Sainz: bandiera gialla e virtual safety car. A un certo punto, ha tirato dritto mesto mesto, dopo una defaillance meccanica a bordo, tanto da non poter far niente di meglio che parcheggiare la monoposto in una delle poche vie di fuga del circuito semi-cittadino.

Diversi team a partire da Leclerc approfittano del rallentamento per anticipare il cambio gomme. Con scelte differenti, ma quelli che hanno puntato sulla miscela dura avevano necessità di strategie disperate: per una volta tanto, in questo gruppo, c'era Hamilton.

Al rilancio, Leclerc aveva perso una posizione, ma entrambe le Red Bull si trovavano davanti con le stesse gomme con cui erano partite. Nel prosieguo di una domenica in una delle piste più strette di tutto il mondiale (in un passaggio della città vecchia si scende a uno stacco fra i muri dei palazzi di soli sette metri), per tenere su il morale agli spettatori ci pensano anche quei piloti che attaccano per la gloria e per punti importanti al di là della lotta mondiale: è il caso di Vettel che è andato lunghissimo in curva tre ma, da grande maestro del volante, riesce a non andare a picchiare e a girarsi con un ‘testacoda controllato' da bad boy e, da lì, rientrare subito in corsa a inseguire Ocon. questo l'episodio più memorabile di tutta la giornata.

Al vertice Perez viene passato prima del suo rientro al giro 17 da Verstappen e poi, grazie a una sosta davvero veloce, rientra al terzo posto, ancora davanti a Russell, che aveva già un cambio al suo attivo. Al 19 entra anche Vettel e torna in pista temporaneamente secondo. Dopo le soste degli avversari, avendo accumulato non poco margine, il monegasco si trovava quindi primo, ma il grave imprevisto meccanico del giro 21 ha vanificato tutti gli sforzi, mandando entrambi i piloti a vedere la seconda metà della corsa da una modesta sedia nel paddock.

Da domani, a Maranello, bisognerà tornare a lavorare molto sull'affidabilità. Anche perché già nelle prossime settimane, nella prima metà di gare estive, ci sono in programma gare con temperature molto elevate, che come in questo caso possono costituire condizioni penalizzanti sull'affidabilità delle unità propulsive.

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