automobilismo

F1: Hamilton è sette volte campione, vincendo a sorpresa anche in Turchia

Ha fatto ancora il primo della classe, lo sa fare bene, ma ha tolto tanto divertimento, emozioni e soddisfazioni ad altri

di Alex D'Agosta

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(EPA)

Ha fatto ancora il primo della classe, lo sa fare bene, ma ha tolto tanto divertimento, emozioni e soddisfazioni ad altri


4' di lettura

Scontato, ai limiti del noioso, ma forte e imperiale. Freddo e lucido. Solido, fiducioso, affidabile. Vince per la prima volta in carriera in Turchia, pista recuperata quest'anno in emergenza a seguito delle rinunce altrui, davanti a Perez e Vettel. Lewis Hamilton si toglie la soddisfazione di arrivare davanti anche nella gara che lo incorona matematicamente sette volte campione del mondo, raggiungendo Michael Schumacher nella storia di questo sport.

Tutti lo celebrano per questi numeri: non è in discussione il valore umano e sportivo di quest'uomo, che ha saputo allontanare le critiche di chi, come visto già nei “cicli” di successi ripetuti fra i costruttori e i piloti, della Ferrari della Red Bull, provava a sminuire il valore del pilota. Perché con un'auto così superiore, sembrerebbe difficile perdere. Per fortuna sua, smentisce questa tesi il suo compagno di squadra. Il fattore umano non dovrebbe mai mancare: Bottas, anche in alcune occasioni a lui favorevoli, non si è dimostrato altrettanto all'altezza e difficilmente maturerà per diventare un grande campione: basta pensare a cosa si è visto nei 58 giri odierni, dove non ha mancato di incappare in una delle tante “scivolate” del giorno, ed è stato addirittura doppiato.

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Quindi Hamilton merita tutto ma oggi, forse, se anche non avesse vinto, se fosse stato “meno cannibale”, sarebbe stato meglio per il gruppo, per l'interesse, per l'emozione del pubblico. Ha fatto ancora il primo della classe, lo sa fare bene, ma ha tolto tanto divertimento, emozioni e soddisfazioni ad altri. Però il gioco mediatico prevede i riflettori per chi sale sul podio quindi, potendo farlo, ha scelto la migliore consacrazione possibile, che comunque merita.

Una vittoria inutile

Una vittoria inutile, la matematica gli avrebbe dato ragione comunque. Vincere oggi, in Bahrein o ad Abu Dhabi non avrebbe cambiato nulla sull'esito finale. A Istanbul fa freddo, le regole del Covid-19 non consentono concessioni e ai microfoni il neo campione ha detto che questa sera berrà una zuppa e probabilmente riguarderà la giornata in tv, come un tifoso qualunque o quasi. Gli riesce facile dimostrare che è il migliore e con questa voracità lascia tutti senza parole: d'altra parte non conta che abbia vinto, conta come lo ha fatto. Era in difficoltà all'inizio: partito lento, venendo da una qualifica piuttosto opaca. Però alla fine ha polverizzato la concorrenza, infliggendo un distacco molto pesante al secondo, nonostante all'arrivo al paddock si vedesse a occhio nudo che gli pneumatici erano davvero molto usurati e del tutto “lisciati” al centro.

Una domenica comunque interessante

Le premesse erano diverse, la domenica è stata comunque molto interessante. Dopo aver visto Lance Stroll in pole position e, in generale, una prova degli “altri”, non si sarebbe certo sperato di vedere un'altra vittoria Mercedes. Non bisogna però dimenticare che Lewis vuole dominare le statistiche sotto tutti i punti di vista, quindi non ha mai mollato, ci ha sempre creduto. Piano piano, ha fatto bene il suo lavoro. Ha puntato sulle sue qualità e su una conservazione delle gomme. Ha saputo interpretare i cambiamenti meteo della mattinata, anche se ha rischiato di essere indotto in errore dalle previsioni sbagliate del team: non ha piovuto sul finale e non hanno fatto una scelta sbagliata solo per un soffio. C'è voluta insomma fortuna ed esperienza.

Sopratutto in giornate così, definite “pazze”, dove la dinamica è stata una delle più imprevedibili degli ultimi anni. Per fortuna non si sono verificati incidenti gravi, perché la prima preoccupazione era in termini di sicurezza. La pioggia scesa fino a poco prima del via ha aggravato pesantemente una già compromessa e irrisolvibile scivolosità, dovuta a una stesura dell'asfalto troppo recente che si è concretizzata in uno sfondo eccessivamente viscido a causa di trasudamenti di oli e grassi, di solito bisognosi di tempo per consolidarsi.

Gli organizzatori ne hanno provato di ogni, facendo circolare anche molte auto commerciali nella notte fra venerdì e sabato per “gommare” un po' la pista: tutto inutile perché ha piovuto tanto già di sabato mattina.

Così la domenica è stata davvero un “cinema”. All'inizio non sono mancati giri così lenti da superare i 2 minuti, mentre la tornata più veloce in gara è stata registrata da Lando Norris con oltre 20 secondi di meno. Il gap fra giri successivi ha anche superato i tre secondi: il “grip” è stato insomma il nemico numero uno. Ma anche l'alleato migliore dei piloti che, con macchine meno competitive, contavano sull'imprevedibilità.

Finale da conservare

Finale concitato, da rivedere, da conservare: anche se i giochi erano già fatti per il primo posto, un errore della favorita Racing Point agli ultimissimi metri del gran premio hanno riacceso le speranze e rimescolate le carte fra i ferraristi. Perez in una staccata è andato lungo e Leclerc lo ha subito passato, ma poco dopo, a sua volta ha fatto un errore simile ed è scivolato indietro. Subito dietro però c'era Vettel, che se ne è approfittato ed è così salito sul podio. Ha saputo combattere e crederci fino all'ultimo. Un momento che può davvero considerare felice: è riuscito ad arrivare davanti al compagno di squadra, forse molto impaurito o prudente con queste condizioni. Da ridere, da conservare il team radio di Leclerc dopo aver tagliato il traguardo: si autoinfligge una parola, per spiegare di aver realizzato che ha buttato via un secondo posto costruito e conquistato con grande prudenza.

A molti altri volti noti è andata peggio: Verstappen ad esempio ha dato uno spettacolo incredibile. Al diciottesimo ha provato un sorpasso esterno in un punto pericoloso, andando sullo sporco continuando ad accelerare e così si è reso protagonista di un “walzer” di ben un giro e mezzo in rettilineo. Un testa coda da 540 gradi che rimarrà negli annali.

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