1949-2019

F1, perché la morte di Niki Lauda può cambiare per sempre il team Mercedes

di Antonio Larizza


Niki Lauda, la leggenda nel segno del cavallino rampante

3' di lettura

«Niki aveva fatto trenta, poteva fare trentuno. Poteva vivere almeno altri dieci anni. Ora, senza la sua presenza, nella Mercedes guidata da Toto Wolff non è escluso che possa cambiare qualcosa». Quando di mezzo c’è Niki Lauda – il tre volte campione del mondo di Formula 1 morto lunedì a 70 anni - Arturo Merzario non perde un solo istante per fare quello che si deve fare.

Il 1 agosto del 1976, al Nurburgring, fermò la sua Alfa Romeo davanti alla Ferrari in fiamme di Lauda, appena sbandata, scese e senza pensare si buttò nel rogo per salvare appena in tempo da morte certa l'amico-nemico di sempre («mi ha ringraziato dopo 30 anni», racconta). E anche martedì, nel giorno degli omaggi e del ricordo, è stato il primo a proiettare la morte di Lauda nel futuro: il futuro della scuderia Mercedes AMG F1.

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Niki Lauda è proprietario del 10% della scuderia. L'altro 30% è in mano a Toto Wolff, ex pilota austriaco e attuale direttore esecutivo del team. Il restante 60% è saldamente in mano al gruppo Daimler. Ma proprio la morte del campione austriaco, sebbene annunciata date sue le condizioni di salute note da tempo, potrebbe ora cambiare per sempre la storia del team. E forse il rapporto della Mercedes con la Formula 1.

Niki Lauda, pilota leggenda della Formula 1

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Dal 2014 ad oggi, la casa della stella a tre punte, tornata in Formula 1 dopo decenni di assenza, sotto la guida Lauda-Wolff ha vinto il 75% dei gran premi che ha disputato. Con essi cinque campionati costruttori, cinque titoli piloti. Nella stagione 2019, quella in corso, ha dominato fin qui con cinque doppiette su cinque gare. Un record assoluto.

Solo Ferrari, nella storia della Formula 1, ha dominato questo sport in modo similare, vincendo sei campionati costruttori tra il 1999 e il 2004. Ma come insegna proprio Ferrari e la sua storia recente, a tanti successi può seguire un lungo inverno.

In Mercedes lo sanno, anche se si sentono e restano i favoriti. Ma che cosa succederà adesso che Lauda è morto? Chi guiderà la scuderia? Che prenderà il posto del Lauda che, con razionalità, chiuse la porta a Schumacher per portare Hamilton in Mercedes? 

La domanda non è fuori luogo, dal momento che il contratto con la Mercedes di Toto Wolff - che insieme a Lauda possiede il 40% delle azioni del team - scade nel 2020. Dopo quella data Liberty Media - la società che ha rilevato il circus della Formula 1 da Bernie Ecclestone - vorrebbe, secondo indiscrezioni non smentite dagli interessati - proprio Toto Wolff come amministratore delegato. Ma visto il ruolo ricoperto in Mercedes da Wolff, la società americana di mass media che detiene la maggioranza delle azioni della Formula 1 dovrà, per regolamento, ottenere il consenso scritto di Ferrari.

Già, la Ferrari. «Tutti i piloti sognano la Ferrari», ha detto Wolff a chi, nei giorni scorsi, gli chiedeva di commentare la notizia secondo cui Hamilton – anche il suo contratto Mercedes scade nel 2020 – vorrebbe terminare la sua carriera in Ferrari (magari dopo aver raggiunto e superato, vincendo il titolo in questa e nella prossima stagione, i record di Schumacher). «Siamo pronti», ha detto Wolff.

Ma la Mercedes stravincente potrebbe davvero fare a meno di Lauda, Wolff e anche Hamilton? Di certo sarebbe un’altra scuderia. In un altro campionato. Nei prossimi 18 mesi si giocherà anche la partita del nuovo regolamento che entrerà in vigore nel 2021. Storicamente, i cambi di regolamento hanno sempre ottenuto l'obiettivo per cui sono stati introdotti: sfavorire i favoriti. È successo con le nuove regole sugli pneumatici, che hanno interrotto il dominio Ferrari. E poi con l'introduzione del motore ibrido, che ha chiuso l’era della Red-Bull imperdibile del genio dell'aerodinamica Adrian Newey.

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