Formula 1

F1, la pioggia toglie la prima vittoria a Norris: Hamilton ne approfitta per il trionfo numero 100. Bene Sainz terzo

Lewis Hamilton su Mercedes ha vinto il Gp di Russia, 15/a prova del Mondiale, conquistando la centesima vittoria in carriera in Formula 1

di Alex D'Agosta

F1, a Sochi pole di Norris davanti a Sainz

4' di lettura

E pioggia fu. Dopo una gara che si poteva promuovere già solo perché non era stata noiosa né troppo avara di sorpassi, è successo di tutto per colpa di una prevista, anche se in ritardo, forte pioggia nel finale. E così i due protagonisti della stagione, Hamilton e Verstappen, si ritrovano primo e secondo, si può dire immeritatamente davanti a Sainz.
Al di là dell’esito amaro per molti, troppi, e della pacca sulla spalla “dovuta” a Hamilton, visto che aggiorna il suo curriculum al ragguardevole ammontare di 100 vittorie, questo gran premio avrebbe dovuto celebrare la McLaren e anche altri giovani.

Tuttavia, per come si stava mettendo negli ultimi giri, avrebbe anche dato una sonora “batosta” a Verstappen, che stava rimanendo troppo indietro per ragioni tecniche. Forse, quindi, meglio così: anche se la fortuna ha baciato nuovamente i migliori, almeno non ha stravolta la lotta al mondiale, dove resta ancora in vantaggio Verstappen.

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Se è stata una bella domenica, lo si deve in particolare a una griglia del tutto inedita: l’ultima prova in calendario a settembre vedeva infatti una pole di Norris su McLaren (ora è suo, ai danni di Hamilton, il record del britannico più giovane in testa allo start di un gran premio), un secondo Sainz con la Ferrari numero 55 e un ancor più sorprendente terzo Russell con la Williams. Hamilton solo quarto mentre devono partire in fondo, per via di necessarie penalizzazioni dovute all’installazione della quarta power unit della stagione, Leclerc e sopratutto Verstappen. Bottas penalizzato invece per la sostituzione di alcuni pezzi, e anche altri due piloti per parti minori.

Quella di Norris è stata una pole che dice tanto a questo campionato. Un altro “scossone”, non più inedito, ma di sicuro un’ulteriore conferma della maturazione della McLaren. che ritorna alla pole position dopo 171 gare di “astinenza” quando nel Brasile 2012 scattava l’ultima volta in prima fila un certo Hamilton.

La parabola di Sainz

Lo sviluppo della gara non è stato quindi per nulla scontato. Sin dallo scatto iniziale, si è vista una grande forma della Ferrari di Carlos Sainz, che beffa il poleman Norris. Prova ad allungare ma non gli riesce, perché dopo nemmeno 9 giri si vede già che la sua monoposto soffre molto, troppo di “graining”. Forse il downforce generato dal setup aerodinamico non è abbastanza, perciò quando si innesca questo processo poi il degrado a un certo punto diventa incontrollabile. Una piccola consolazione al giro 12, quando Norris sembra riprendere distanza, ma al giro 13 viene passato e non riesce più a rivederlo fino alla fine.

Per una bella fetta di gara si sono viste due McLaren motorizzate Mercedes che si mostravano più forte di quelle ufficiali, ossia dei fabbricanti dell’unità propulsiva: un fatto che tutto sommato “fa bene” allo sport e indica anche, forse, che il prodotto dei motori forniti ai clienti non è così male.

Nei primi venti o trenta minuti, mentre gli altri “big” risalgono piano piano, Hamilton tiene duro con le gomme medie e al giro 28, dopo i cambi effettuati, Sainz non è di nuovo più un problema e prosegue nella sua avanzata verso Russell, che sembra imbattibile. A meno di 15 giri dalla fine si è visto che Verstappen stava avendo dei problemi, girando con altissimi tempi, toccando anche 4-5 secondi persi in un solo giro.

La pioggia cambia tutto

Il podio quindi sembrava una cosa di Norris ma a 6 giri dalla fine è iniziato a piovere: ombrelli aperti e auto che iniziavano a scivolare. La prima esitazione proprio dal leader, in arancio, che ha perso molto terreno dal campione in carica, che non vedeva l’ora di approfittare della defaillance Red Bull per recuperare i punti preziosi persi nell’estate. Norris però non molla: insegue la prima vittoria in Formula 1, con concrete chance di farcela già il giorno dopo la prima pole position.

Al giro 49 rientra Hamilton, Norris no. Eppure per un attimo le precipitazioni sembrava che stessero calando. Invece no, la minaccia è stata sottovalutata da troppi. A partire da Norris, che ignora la chiamata del suo ingegnere: resta dentro, mostra un coraggio da leone, una carattere da piloti d’altro tempi. Per qualche minuto ha scaldato il cuore dei suoi fans, poi è apparso evidente che si è trattato di un azzardo eccessivo.

Non c’era molto da dire: l’acqua ha impattato democraticamente su chi non avesse cambiato le gomme in tempo. Si è visto un grande pattinamento in uscita di molte curve ma anche problemi di frenata e di tenuta in genere, per quasi tutti: era davvero una scommessa tenere la macchina in pista. L’importante sarebbe stato non sbagliare troppo e non andare né a sbattere né in testacoda, magari riuscendo a tenere un passo decente e cercare di tirare al massimo nei tratti di pista ancora mezzi asciutti.

Dopo vari errori, messi in conto, Norris si è dovuto arrendere e andare ai box al giro 51. A quel punto la fregatura è stata servita: Hamilton lo aveva già passato un minuto prima nel settore 2 con le gomme sbagliate e il gap è diventato incolmabile, scivolando fino al settimo posto. Più “furbi” di lui, nell’ordine, dopo il podio di Hamilton, Verstappen e Sainz: il suo compagno di squadra Ricciardo, Bottas che partiva dal fondo, l’astuto ed esperto Alonso. Subito dietro Norris, ancora a pieni giri: Raikkonen, Perez, Russell e Stroll.

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