alla mercedes il campionato costruttori

F1, secondo posto amaro per Vettel in Giappone: vince Bottas

Risultato che non premia il tedesco della Ferrari, partito dalla pole position davanti al compagno di squadra Leclerc. Terzo posto per Hamilton

di Alex D'Agosta


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Il popdi o di Suzuka, Gp del Giappone di F1 (Ap)

4' di lettura

Dopo una sorprendente prima fila rossa conquistata atipicamente di domenica, causa tifone che ha imperversato con forza sul Giappone nei giorni scorsi, la gara svolta a Suzuka regolarmente all’orario stabilito ha premiato la Mercedes con una vittoria e un terzo posto di Bottas e Hamilton con in mezzo Vettel.

Un “mesto” secondo posto per il quattro volte campione, buon risultato in assoluto ma deludente per un pilota che sognava di riscattare un po' la sua annata inizialmente opaca. E che, obiettivamente, sognava e meritava di più, essendo stato capace di conquistare la pole position davanti al suo scalpitante compagno monegasco.

Invece la storia di questo gran prix giapponese ha sancito il terzo sigillo di Bottas del 2019, che in questa particolare statistica quindi supera Leclerc e Verstappen a quota due e “stacca” Vettel che, appunto, oggi ci contava parecchio.

La vittoria di Bottas ha anche un'altra valenza importante per il pilota finlandese, perché si tratta del primo successo dopo la riconferma del contratto anche nel 2020, non molto scontata fino al suo annuncio.

Ma la cosa che più emerge (e annoia) da questa domenica è il sesto titolo mondiale costruttori consecutivo per Mercedes, conquistato anche quest'anno con un buon anticipo: mancano infatti ancora quattro gare e quindi 100 punti per i vincitori ma, sommando nel distacco anche quattro possibili secondi posti in rosso, comunque i conti non tornano. La Mercedes ha “matematicamente” lavorato meglio.

Ma questa volta dalla pratica alla grammatica il gap sembra più alto, poiché il recupero visto nelle ultime gare della Ferrari lasciava sperare in altri scenari, tuttavia impossibili con il “nuovo” sistema di punteggio. Il recupero di Vettel e l'emersione del fenomeno Leclerc, capace di vincere due gare di fila iconiche e desiderabili da qualunque pilota, aveva tuttavia ristabilito un po' di più di equilibrio e sopratutto tanto interesse nel pubblico. Meno male, insomma, che la Formula 1 è tornata “guardabile”.

Oggi però qualcosa non ha funzionato. Suzuka è una pista vecchio stile, dove conta il pilota ma anche tanto la macchina e i sorpassi non sono facili. Volutamente c'è solo una sola zona DRS , poiché dal lato opposto al rettilineo centrale c'era un solo altro possibile punto che poteva essere papabile per questo dispositivo, ma è stato valutato pericoloso poiché tale aiuto poteva indurre all'errore anche i piloti più esperti. A ben vedere infatti il DRS si disattiva infatti solo con il freno mentre arrivando alla famigerata curva 130R, successiva all'unico tratto “candidabile” ma per sua natura troppo veloce, si poteva rischiare di avere la macchina ancora con ala mobile “scarica” e quindi con un controllo eccessivamente ridotto.

Partendo davanti sarebbe stato diverso, l'ha detto anche Binotto alla fine: lo start infelice per entrambi i piloti ha determinato uno svantaggio per le rosse. Vettel, troppo teso, deve aver mollato anticipatamente il piede sulla frizione: pochissimo, nei limiti dell'incertezza dei sensori, quindi nessuna penalità. Ma ciò ha comportato un ritardo nel lancio “vero”, mentre il sincronismo di Bottas con lo spegnersi dei semafori rossi è stato decisamente migliore. Di conseguenza forse Leclerc ne è stato influenzato ed è rimasto anche lui dietro. Come se non bastasse, un secondo episodio pochi metri più avanti ha fatto molto discutere: alla prima curva anche Verstappen ha attaccato le Ferrari, sempre all'esterno, ma un contatto con la monoposto del giovane francofono manda l’olandese fuori pista.

Il mondo ha visto che Verstappen è finito in testacoda nella via di fuga e il suo tentativo di riprendere la corsa dalle retrovie è naufragato a causa dei danni alla sua RB15 che, in seguito, l’hanno costretto al ritiro. Polemiche ma, anche in questo caso, nessuna sanzione. A fine gara, manco a dirlo, Verstappen ha contestato pesantemente le decisioni dei commissari adducendo che «Leclerc non ha avuto la penalità perché non ha avuto un vantaggio. Ma la regola dice che non ti puoi muovere. È incredibile».

Combinando quindi la “fortuna” di non aver ricevuto sanzioni in ambo i casi, la Ferrari quindi può oggettivamente tirare un sospiro di sollievo e tornare a casa abbastanza soddisfatta, perché, nonostante la delusione dopo la gioia della prima fila, nell'arco di pochissimi secondi lo scenario generale poteva precipitare. E c'è da dire che la gara è stata lunga per ben 53 tortuosissimi giri: Suzuka è un vero “frullatore” per i piloti, una pista molto veloce e impegnativa fisicamente, che tuttavia si esaurisce in un tempo molto distante dalle due ore massime. Anche se oggi i tifosi rossi qualche minuto di più l’avrebbero sognato: una safety car almeno l’avrebbero pregata. La Fia infatti ha costretto Charles a rientrare per sostituire il musetto, in quanto aveva già dato danni ad altri per pezzi “dispersi” in marcia, causandogli una rincorsa dal fondo che non gli ha permesso di risalire in zona podio: sesto e va bene così.

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