il gp del Bahrain

F1: successo insperato per Hamilton, occasione sfumata per Leclerc

di Alex D'Agosta

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Gp del Bahrain (Afp)


3' di lettura

Hamilton, Bottas e Leclerc. Ma il terzo ha dominato buona parte della gara. Non è “furto”, solo sfortuna meccanica e la Mercedes, oggi più in forma, non è certo stata a guardare.

Non c'è dubbio che le agenzie francesi stavano già battendo dei titoli del tipo “Charles gagne et convainc”. E noi: “Come Prost: vince già alla seconda gara in Ferrari”, nel 1990. Ma non solo. Il primo paragrafo poteva iniziare così: “Dopo 29 anni dall'ultima di Alain Prost a Jerez de la Frontera, un francese torna a vincere un Gran Premio in Formula 1 con l'ambita tutta rossa. E all'epoca il professore non partiva davanti come Charles Leclerc oggi, ma sesto: davanti, in pole, c'era un certo Ayrton Senna”.

Maledetto ibrido
Leclerc doveva vincere, si è detto, ma non c'è stato niente da fare: la gara fino all'80% di percorrenza sembrava inequivocabilmente sua, poi quando hanno iniziato ad arrivare gli ultimi dieci giri c'è stato il crollo. C'era dietro Hamilton, alla debita distanza di nove secondi, ma la spinta dell'unita ERS è precipitata a zero e i kilowatt in meno si sono subito avvertiti fra una curva e l'altra. Secondi su secondi, praticamente è diventata un'auto di serie. Prima lo ha infilato Hamilton e da lì restavano ancora 23 secondi di vantaggio su Bottas. Ha finito terzo, dopo una safety car sul finale che ha ulteriormente ingigantito la suspence, entrata per il colpo di scena di un doppio ritiro delle Renault a causa di problemi di affidabilità: prima Hulkemberg per rottura, poi Ricciardo nella stessa curva e pochissimi secondi dopo per “ammutolimento”. Dopo questa serie di tragedie meccaniche, l'unica nota positiva per il giovane francese è il fatto di essere stato letteralmente graziato da un certo Verstappen che, subito dietro di lui quando la safety car è rientrata e ha fatto sfilare le vetture sotto al traguardo, poteva prendersi comodamente il podio. Ma ha fatto benissimo a non farlo: siccome è ovvio che anche l’olandese ambisca a un sedile a Maranello, la memoria del team più tradizionale e tradizionalista del Circus è una variabile con cui dover fare prima o poi i conti. E un “bel gesto” come oggi ripaga qualche “marachella” del passato anziché mettere ancora più distanza fra i due. Un ulteriore elemento di stress per Vettel, insomma.

Vettel non c’è
A dire il vero era partito bene. La rabbia e l’orgoglio si sono fatti sentire. La delusione australiana e lo smacco della pole del compagno di squadra hanno avuto il loro ruolo nello scatto fino alla prima curva, dove il tedesco in effetti ha saputo prendersi la prima posizione e tenere per un po' il vantaggio su tutti gli avversari. Da lì in poi la gara è stata piccante e il quattro volte campione del mondo non ha però tenuto il passo degli altri già molto presto, autoescludendosi definitivamente dalla zona podio nell'arco della metà corsa. Si ricorda il momento più brutto in gara al giro 38, quando è andato in testacoda appena dopo il sorpasso patito da Hamilton. E da lì a poco il distacco dell’intero profilo basso dell'ala anteriore, spettacolare e pericoloso perché in piena accelerazione in rettilineo.

Cosa rimane di una domenica del genere
Da una gara vista come un'occasione persa non solo per “eguagliare” il grande connazionale francese a due gare dal debutto in Ferrari, ma anche per portare a casa il primo successo in carriera, per Charles Leclerc restano comunque in archivio sia la pole position sia il giro veloce della domenica, che da quest'anno fra l'altro vale un punto nella classifica mondiale. Non è male e non è certo poco, comunque, arrivare terzo e davanti a Vettel, nonostante il grave problema tecnico, anche se la posizione arretrata del pilota “più esperto” ovviamente è dipesa dalla necessità di rientrare una volta in più ai box per la sostituzione dell'intero musetto. Piace quindi la ritrovata competitività in qualifica e velocità delle Ferrari: bisognerà subito lavorare di nuovo all’affidabilità. Anche altri hanno avuto prestazioni poco memorabili, ma il momento storico dell'arrivo del GP numero 1000 mette ancora più tensione sulle prestazioni in particolare del Cavallino. Se da un lato pochi giorni fa la Ferrari è uscita sui media di tutto il mondo per il modello one-off più costoso mai prodotto, il primo fra l'altro esclusivamente “pistaiolo” che, senza i limiti delle omologazioni, ha fatto divertire moltissimo i progettisti nel realizzarlo, dall'altro è necessario cercare di fare il meglio possibile la prossima corsa, che non sarà “solo” uno dei tanti gran premi, ma anche un'occasione di festa di quelle imperdibili e quindi, tendenzialmente, molto visibili su scala globale.

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