l’inglese ancora campione del mondo

F1, con un quarto posto in Messico Hamilton raggiunge Fangio

di Alex D'Agosta


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(Afp)

4' di lettura

Il Gran Premio del Messico 2018 segna l’incoronazione dell’inglese Lewis Hamilton quale campione del mondo di Formula 1 per la quinta volta, come era riuscito al campione argentino Juan Manuel Fangio. Meglio di loro solo il tedesco Michael Schumacher.

Secondo anno di fila e quarto centro con la Mercedes: una serie “ostacolata” nel 2016 dal compagno di squadra Nico Rosberg. L'anno prossimo l'equipaggio Mercedes resterà uguale: chissà se il finlandese “pretenderà” un'alternanza o se il campione si farà prendere dalla voglia di cannibalismo!

F1, in Messico Hamilton diventa campione del mondo per la quinta volta

F1, in Messico Hamilton diventa campione del mondo per la quinta volta

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Bella gara, bella festa, bella gente, davvero in grado di trasformare una domenica di sport in un momento realmente rilevante a livello nazionale. Perchè c'è uno sponsor che ha capito l’intensità del pubblico locale, perché c'è la fortuna di disputare il gran premio in un'area dove c'era un grande stadio, del quale sono state conservate alcune importanti tribune e al cui interno, oltre a scorrere la pista, si disputa una grande celebrazione finale.

Festa e siesta, insomma, non tanto per l’azione, che era accesa, quanto per le aspettative e le delusioni di alcuni dei possibili protagonisti. Non gara soporifera, comunque, perchè un po' di suspence c'è stata, eccetto che per i tifosi di Raikkonen. Dopo una bella sbronza, da lui stesso ammessa e dichiarata “lunga da smaltire”, il vincitore di domenica scorsa è ripiombato questa settimana nel suo solito passo tranquillo.

All'Autódromo Hermanos Rodríguez l'ordine di arrivo ha visto sul podio un Max Verstappen molto “carico” sin da sabato, dopo aver visto entrambe le Red Bull in prima fila in griglia, come non accadeva da cinque anni: e allo stesso tempo “invidioso” del suo compagno di squadra, che lo ha “fulminato” già nei primi metri. Secondo e terzo Vettel e Raikkonen, con due gare diametralmente diverse. Il tedesco aveva niente da perdere e poco da dimostrare: doveva solo fare il suo dovere, ricordando che la Ferrari non è favorita su questa pista. Ci è riuscito, dopo che aveva conquistato virtualmente il podio già al 34mo giro ai danni di Ricciardo dopo almeno 4 giri di lotta. E si era capito in realtà un'incertezza delle gomme di Hamilton già dieci giri prima: si consumavano troppo già all’inizio del secondo stint e da lì in poi si capiva che non avrebbe fatto una gran prestazione. E infatti Vettel al giro 39 aveva preso anche Hamilton, che aveva fatto una gran partenza ma pagava da entrambe le Red Bull.

Per quanto riguarda Raikkonen, mostra un segno di risveglio vero solo all’intorno del cinquantesimo giro, quando prende la sua quarta posizione su Bottas dopo un “dritto” del giovane connazionale. Era precisamente il giro 48 e Vettel era appena uscito dal secondo cambio gomme, nuove, al contrario di Hamilton, che aveva già fatto il secondo cambio in precedenza con gomme più vecchie: da lì si è capito che la domenica per le Ferrari doveva essere almeno migliore sul traguardo.

Non si può ignorare però il grande regalo di Ricciardo una ventina di minuti più tardi. Al giro 62 si è registrato il ritiro dell’italo australiano, ancora una volta a causa del motore: troppo spesso quest'anno. Quasi un brutto presagio pensando che cambierà il team, andando proprio in quello ufficiale Renault che, contemporaneamente, lascerà del tutto la Red Bull dopo tanti anni e 4 titoli mondiali consecutivi firmati Vettel. Ricciardo regala quindi il podio a entrambe le Ferrari e facilita il cammino di Hamilton, che chiude quarto, ma gli bastava il quinto posto per vincere lo stesso il titolo.

Comunque i guai meccanici hanno registrato altre vittime eccellenti: Perez al quarantesimo (è l'idolo di casa, ma in questa stagione sta collezionando pochi punti ed è al secondo ritiro) e ancora prima Alonso (al sesto ritiro stagionale non ci si fa quasi più caso, ma indubbiamente non meritava di finire così una carriera da campione).

Una gara comunque ancora forse troppo dipendente dalle gomme, dove si è dovuto ricorrere perfino a un innalzamento ufficiale delle pressioni minime per non far rischiare o indispettire troppo i piloti. Ha vinto tuttavia il proverbiale grip meccanico della RB14 con l'aria rarefatta dell'altopiano messicano, mentre la Ferrari, pur ben presente, non convinceva particolarmente nel secondo settore.

Memorabile perciò la quinta vittoria in carriera del giovane ventunenne olandese, che per poco ha sfiorato uno dei record di gioventù di Vettel che erano ancora alla sua portata, quello della pole position. Ma a Verstappen non è ancora mai riuscita in questi anni di F1 e a breve non gli sarà più possibile metterlo ancora in conto.

Notevole comunque in generale la gara, perchè è una bella pista, sicura, ma qualche contatto c'è stato lo stesso. Niente feriti, niente noiose interruzioni. Per quanto riguarda il mondiale, è stato alla fine solo una formalità per Hamilton e, anche se ha patito, aveva il suo margine di sicurezza e, in ogni caso, ancora tre gare davanti.

Ovvio dire “peccato” relativamente a Vettel, ricordando che da Silverstone a Monza aveva realmente messo in difficoltà la Mercedes. L'evoluzione del mondiale è andata però in direzione del vorace inglese.

Se è chiuso il mondiale piloti, a ben vedere è ancora aperto quello costruttori. Grazie ai migliori risultati messicani di entrambi i piloti in rosso, il gap su quelli in grigio è sceso a 55 punti. Non pochi ma neanche troppi. Sarebbe bello a Maranello sognare di farcela, ma appare nuovamente una missione impossibile, come è stato a partire da Singapore nel mondiale piloti: non è più solo una questione di merito personale, ma anche di speranza che l’avversario sbagli o si ritiri. Bene crederci fino all’ultimo ma, obiettivamente, è definitivamente ora di pensare al 2019.

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