Austin, Texas

F1, per un soffio Verstappen conquista il Gp degli Usa davanti a Hamilton

di Alex D'Agosta

(AFP)

4' di lettura

Vivace, animato, brillante sin dall'inizio. Il GP numero 17 della stagione, la nona volta ad Austin, è partito e terminato con grandi emozioni. Celebra una vittoria di Verstappen, consolidando un po' il vantaggio nella leadership del mondiale, anche se il giro veloce è di Hamilton. Si vede una Ferrari non da podio ma subito lì dietro, che ha tenuto a lunghissima distanza almeno la McLaren di Norris.

La partenza, come accennato, è di quelle da vedere e rivedere. Nonostante la pole dell'olandese, passa davanti Hamilton in curva 1, con Verstappen che si è anche fatto affiancare dal compagno, rischiando non poco. Un colpaccio che ha garantito al britannico la prima posizione, sempre importante nelle piste di recente concezione. Da lì a pochi metri, il focus della regia si è spostato poco più indietro: non è mancato molto infatti per vedere anche una bella battaglia Ferrari con le McLaren già nei primissimi giri ma, per le “seconde guide”, è stata invece una gran lotta fino alla fine.

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Nonostante un meteo particolarmente buona in quasi tutto il week-end e, di conseguenza, una pista ben “gommata”, la “danza” dei pit-stop è iniziata molto presto e anche il loro impatto sulle dinamiche di gara. I piloti che contano avevano infatti già cambiato quasi tutti già prima del giro 14, eccetto Bottas. Un giro memorabile perché, con un boato del pubblico, gli americani hanno “celebrato” un grande autogol Mercedes, che ha visto Verstappen riprendersi la testa della corsa ad altissima velocità proprio nel momento del rientro di Hamilton, quando procedeva in corsia di accelerazione ancora a bassa velocità. Con oltre sei secondi di vantaggio: un gap molto duro da ricucire, considerando Verstappen completamente in “aria pulita”, senza nessuno davanti, per molti, molti giri a venire.E se Perez non è mai riuscito a incidere sul campione in carica, Leclerc non si è fatto mai mettere in piedi in testa.

Anzi, controlla Bottas e Ricciardo. Sainz, invece, ha avuto il suo bel da fare con Norris: lo teneva dietro ma al secondo pit stop ha rischiato di perdere tutto, perché non è andata bene la fermata, facendogli perdere tempo prezioso. A proposito: un minuto prima, Red Bull, al giro 30, con 26 tornate alla fine, ha scelto nuovamente di anticipare sui rivali. Le hard precedentemente le aveva cambiate con meno giri attivi degli altri. Però al giro 31 Hamilton ha inanellato il giro veloce, quindi le sue gomme, al momento, si erano dimostrate ancora performanti e, infatti, non ha “risposto” con un pit stop subito, perché semplicemente non ne aveva bisogno.

Cambiare in quel momento, poi, avrebbe significato tornare di nuovo dietro alla Red Bull. Ma con il senno di poi, molto presto si è capito che il muretto lo ha di nuovo consigliato male. Al termine del giro 37 Hamilton ha dovuto infatti rientrare senza più esitazione, ed è uscito di nuovo dietro all'olandese, questa volta a oltre 8 secondi di distacco. Otto giri in più sulle gomme dell'ultimo stint per Verstappen, quindi, che sul finale hanno iniziato a pesare. Così tanto, da non potervi più rimediare. Come sempre, c'è da dire che Hamilton non ha mai mollato, non ha mai smesso di crederci. Quale campione vero, sempre affamato, anzi, letteralmente bulimico di vittorie e record, non ci stava a perdere negli Stati Uniti, dove ha tanti amici e occasioni di business. Oltre che indelebili ricordi personali, proprio nell'esercizio di questo sport.

Ma non c'è riuscito: sulla bandiera a scacchi il distacco era nell'ordine del secondo, con tre decimi, tre centesimi e tre millesimi di distacco. Niente Drs, nessun attacco: gara persa per via di una Red Bull in crescita e un team Mercedes non più capace di dominare. Dietro di loro non molta storia: Perez è finito terzo ma a oltre 42 secondi, mentre quarto, senza possibilità di migliorare, comunque un ottimo Leclerc, seguito da Ricciardo a debita distanza. Da segnalare la grande “sudata” di Sainz, che per gran parte di gara sembrava poter contenere un Bottas molto amareggiato e ben poco convincente. In generale, si è trattata di una gara discretamente regolare, senza incidenti di rilievo né “parcheggi anticipati” eccellenti.

Gasly si è ritirato per un problema a una sospensione anteriore già molto presto. In seguito anche le due Alpine, per motivi meccanici. Non senza dar spettacolo o, come piace ad Alonso, litigare un po' con la direzione gara, perché era stato costretto a restituire una posizione a Giovinazzi a seguito di un sorpasso non perfettamente regolare. Mentre, a detta sua, non era stato giudicato analogamente Raikkonen in un episodio precedente ai suoi danni. Il palmares di questa gara a stelle e strisce vanta diversi nomi “pesanti” fra i suoi vincitori.

Nella pista del Texas il leader assoluto è Hamilton, che ha vinto negli Usa ben quattro volte di fila (2014-2017), che salgono tuttavia a cinque includendo l'ultima volta nell'era precedente, a Indianapolis. Laddove si sfruttava parte dell'anello più famoso del mondo si era confermato cinque volte anche Schumacher (2003-2006), mentre, ancora a quota cinque, c'è solo un altro grandissimo di questo sport, Senna, che condivide questo record, in anni quasi del tutto consecutivi (1986-1988, 1990-1991) ma in tracciati differenti (Detroit e Phoenix).

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