business da 93 milioni

Faac, multinazionale della Curia di Bologna rileva le porte automatiche di Assa Abloy

La multinazionale dei cancelli di proprietà della Curia di Bologna rileva le porte automatiche del colosso svedese in Francia, Regno Unito, Olanda, Austria, Ungheria e Slovenia: entrano 600 addetti e 93 milioni di ricavi

di Ilaria Vesentini

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La multinazionale dei cancelli di proprietà della Curia di Bologna rileva le porte automatiche del colosso svedese in Francia, Regno Unito, Olanda, Austria, Ungheria e Slovenia: entrano 600 addetti e 93 milioni di ricavi


3' di lettura

È la più grossa operazione in 55 anni di storia quella che la multinazionale bolognese dei cancelli ha annunciato oggi: il gruppo – lasciato in eredità nel 2012 alla Curia dall'imprenditore Michelangelo Manini – ha firmato un accordo vincolante con il colosso svedese Assa Abloy per rilevare le sue controllate dirette in Francia e Regno Unito, le società operanti a marchio Record in Olanda, Austria, Ungheria e Slovenia ed il diritto alla vendita in esclusiva dei prodotti Agta Record in Finlandia, Repubblica Ceca e Islanda.

L’acquisizione record
Un business che vale 93 milioni di euro di fatturato aggiuntivo e 600 dipendenti e che porta nel quartier generale emiliano un know-how complementare specifico nelle porte automatiche (scorrevoli, a battente, girevoli, ermetiche, di sicurezza e veloci) con competenze dalla progettazione e produzione all'installazione e assistenza post-vendita.
«È un'acquisizione da 100 milioni di euro, che contiamo di finalizzare entro il terzo trimestre di quest'anno – precisa il Cfo del gruppo Faac, Ezechiele Galloni - manca il via libera dell'Antitrust europea. E sarà finanziata tutta con mezzi propri, avendo chiuso il 2019 con una posizione finanziaria netta di 176 milioni di euro (su 600 milioni di euro di fatturato, per oltre il 70% export, ndr), a riprova della straordinaria capacità dell'azienda di generare cassa, anche in un contesto difficile come quello attuale, e della possibilità di proseguire ed intensificare la crescita, anche per linee esterne, ricorrendo alla leva e a forme di finanziamento alternative sul mercato dei capitali».

La public company svedese
Assa Abloy è una public company svedese quotata alla Borsa di Stoccolma, leader nelle serrature e nelle soluzioni di apertura porte intelligenti (dopo l'acquisizione nel marzo 2019 della quota di maggioranza della società svizzera Agta Record e delle sue controllate dirette operanti nel segmento delle porte pedonali automatiche e di quelle a scorrimento veloce) operativa in tutto il mondo con 49mila dipendenti e 9 miliardi di euro di fatturato.

«Con questa acquisizione Faac – commenta il Ceo Andrea Marcellan - si accredita a tutti gli effetti tra i più grandi operatori europei del segmento delle porte automatiche e, grazie alla stessa, il percorso di sviluppo tecnologico e di know-how di prodotto subisce un'accelerazione poderosa. Si creano sinergie molto significative con Assa Abloy nei Paesi interessati a livello commerciale, tecnologico e manifatturiero, che contribuiranno in maniera determinante alla creazione di valore nel lungo periodo. Si tratta della più grande e complessa operazione della storia di Faac, a conferma della strategia di lungo periodo del gruppo e dei suoi azionisti, fortemente votata alla crescita e al miglioramento delle condizioni per tutti i suoi stakeholders».

Fatturato e dipendenti raddoppiati
L'Arcidiocesi bolognese, che possiede il 100% del capitale di Faac (nata nel 1965 a Zola Predosa come “Fabbrica Automatismi Apertura Cancelli”) opera attraverso un trust e non interviene su strategie e linee operative ma devolve gli utili in opere di bene. Dal 2012, anno in cui la Curia ha ricevuto in eredità gli asset, a oggi, il fatturato è raddoppiato da 300 a 600 milioni di euro e i dipendenti sono passati da meno di 1.500 a 3.300 (di cui circa 500 in Italia) con oltre 50 società in 26 Paesi e otto siti produttivi.

«Anche il 2020 si chiuderà con buone marginalità e flussi di cassa, nonostante il rallentamento per il Covid-19, seppur a fronte di un calo del fatturato che stimiamo nell'ordine del -10%», conclude il Cfo.

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