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Faac parcheggia negli Usa

La multinazionale bolognese dei cancelli compra l’israeliana Tiba Parking system e diventa leader in Nord America nei sistemi di gestione dei parcheggi

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Faac, la multinazionale dei cancelli in mano alla Curia bolognese, mette a segno l’acquisizione record della sua storia: un’operazione da 135 milioni di euro (di esborso finanziario, tra cassa propria e leva) per rilevare il controllo del gruppo Tiba, società israeliana di sistemi completi per l’accesso ai parcheggi che realizza la quasi totalità del business nel mercato statunitense (Tiba chiuderà l’anno con 60 milioni di dollari di fatturato e 130 dipendenti).

L’operazione sarà finalizzata nella prima settimana di gennaio 2021 e farà di Faac l’operatore leader nel mercato nordamericano nei parking system e uno dei primi tre al mondo. L’accordo vincolante annunciato oggi prevede che Faac rileverà il 100% delle quote di Tiba dal fondo di private equity israeliano Tene Capital, del gruppo Afcon (oltre ad altri azionisti minori). A Tel Aviv resteranno quartier generale e centro di R&S del gruppo che in cinque anni – attraverso una crescita media annua del 30% – ha conquistato un quinto del mercato oltreoceano dei sistemi di gestione dei parcheggi.

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E grazie alle tecnologie evolute a prezzo accessibile, Tiba permetterà anche a Faac di entrare con maggior forza nei mercati mediorientale, nordafricano ed esteuropeo, dove i sistemi made in Italy (di gamma medio-alta e pricing superiore) fanno più fatica a sfondare.«L’acquisizione di Tiba – commenta il Ceo di Faac, Andrea Marcellan – ci consentirà di rafforzarci nel mercato più grande e redditizio al mondo, riequilibrando così nel nostro portafoglio la centralità del business storico dell’automazione accessi e dei mercati maturi europei. Con sinergie in vista già nel breve-medio periodo molto significative sotto l’aspetto commerciale, operativo e di prodotto».

«Un’altra grande operazione per il gruppo, dopo quella di Assa Abloy dello scorso giugno (altra acquisizione a otto zeri, ndr) – dichiara il presidente Andrea Moschetti – in un anno difficilissimo per tutta la business community, fortemente voluta in quanto assolutamente sinergica con la nostra visione strategica e con la mission che ci è stata assegnata, ovvero continuare a crescere con un ruolo primario a livello globale nella fornitura di soluzioni all’avanguardia per una mobilità sostenibile, nel rispetto delle persone, dell’ambiente e dei più rigorosi standard etici».

«Non poteva esserci momento migliore per avviare il ricorso alla leva – sottolinea il Cfo Ezechiele Galloni –. Il mercato del debito è oggi straordinariamente favorevole, abbiamo lavorato con tre istituti di credito a ottime condizioni e il cambio fissato per la conversione dei fondi in dollari è molto più vantaggioso rispetto a quanto inizialmente preventivato. Il gruppo rimane in solido equilibrio finanziario, anzi con l’operazione di leva prospettata miglioreremo la capital structure, sinora molto sbilanciata dal lato equity, e il potenziale per un ulteriore ricorso al debito rimane in buona parte inutilizzato».

Insomma, il cammino di M&A avviato dieci anni fa e che ha portato fin qui a 21 operazioni esterne, non pare destinato a fermarsi qui.Anche perché il 2020, nonostante l’emergenza Covid, si chiuderà per il gruppo – 3.300 dipendenti prima dell’ultimo merger, in 27 Paesi di cinque continenti – nello scenario peggiore con una contrazione dei ricavi del 5% rispetto allo scorso anno, nello scenario migliore in linea. E comunque con un’ottima marginalità (Ebitda al 17,5%) e già il prossimo anno sarà superata la soglia del 2019 dei 461 milioni di ricavi 2019, anche senza contare Tiba, che già di suo porterà il business consolidato del gruppo oltre i 620 milioni di euro».

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