digital transformation

Fabbrica 4.0, la differenza la faranno i «gemelli digitali»

di Riccardo Oldani

3' di lettura

È il digital twin, o gemello digitale, lo strumento che consentirà ai business del futuro di emergere e di fare la differenza. La schiera di coloro che ne sono convinti cresce di giorno in giorno, a partire da grandi gruppi industriali e pubblica amministrazione. Ben tre degli otto competence center nati per iniziativa del ministero dello Sviluppo Economico, quello di Genova incentrato sul porto, quello di Torino sull’advanced manufacturing e quello di Milano su Industria 4.0, battezzato Made, pongono proprio il digital twin al centro della loro strategia.

Ma che cosa indica questa definizione? Spiega Luca Prati, amministratore delegato di Mathesia,spinoff del Politecnico di Milano che opera per diffondere l’utilizzo dell’analisi di dati e della matematica nelle imprese: «Il digital twin è il punto d’incontro di due visioni di rappresentazione della realtà, finora antitetiche, adottate nel mondo della ricerca e dalle imprese: quella che si basa sulla creazione di modelli teorici per descrivere il mondo, e quindi anche qualsiasi oggetto dotato di una funzione, e quella invece fondata esclusivamente sui dati raccolti sul campo. Nel primo caso il modello teorico va riscontrato con la realtà che vuole rappresentare, per capire quanto sia fedele. Nel secondo caso i dati raccolti devono essere capiti, analizzati e tradotti in un sistema, in qualche modo semplificato, che consenta la visione d’insieme dell’oggetto studiato». Il gemello digitale è la soluzione che consente a questi due diversi approcci di incontrarsi: un modello virtuale dinamico alimentato dai dati raccolti nella realtà.

Loading...

La disponibilità di sensori sempre più potenti, in grado di trasmettere dati in tempo reale, di una grande potenza di calcolo distribuita nel cloud e l’emergere di tecnologie come il 5G lasciano presagire un futuro prossimo in cui i gemelli digitali potranno seguire passo passo, simultaneamente, l’attività delle loro copie reali e aprire nuove opportunità alle imprese in termini di nuovi servizi o di accelerata capacità di migliorare i prodotti. La possibilità di capire come un oggetto, sia esso una macchina per lo stampaggio o una caldaia domestica, venga impiegato dai suoi utilizzatori può trasformarsi, per esempio, in migliori manuali d’uso, assistenza più mirata, indicazione per marketing e parte commerciale sui reali punti di forza di un prodotto. Insomma, oltre che tool di progettazione e gestione, il gemello digitale può davvero, nelle promesse, trasformarsi in uno strumento trasversale che interessa e trasforma tutte le funzioni aziendali.

I competence center di Milano e Torino hanno proprio il compito, attraverso la partecipazione di grandi imprese attive nello sviluppo di tecnologie per i digital twin, di creare modelli e dimostrazioni a beneficio delle nostre imprese. «Al momento le nostre Pmi - commenta Marco Taisch, presidente del competence center milanese e professore di Ingegneria gestionale al Politecnico - hanno un livello di digitalizzazione ancora lontano da quello necessario per i digital twin, che sono strumenti impiegati soprattutto dalle grandi industrie. Serve quindi fare cultura, disseminazione, e questo è uno dei compiti del Made. Ma al tempo stesso si prospetta la possibilità di estendere i gemelli digitali dalla rappresentazione di un semplice oggetto a quella di processi complessi e intangibili, come, per esempio, la sostenibilità ambientale. Si tratta di creare modelli corretti, sapere come e dove raccogliere i dati e avere sufficiente potenza di calcolo, ma le tecnologie già esistono e un’evoluzione di questo tipo potrebbe essere possibile nel giro di un quinquennio».

Le ricadute? Infinite. I digital twin potrebbero dirci come ridurre il riscaldamento globale o come funziona il sistema sanitario. O, più nel dettaglio, come stiamo noi stessi. Conclude Luca Prati: «Gemelli digitali di noi stessi, alimentati dai dati delle analisi e di sensori indossabili, potrebbero dirci ogni giorno come stiamo e darci indicazioni sull’attività fisica da svolgere, l’alimentazione, le precauzioni per la salute. È una strada su cui la ricerca sta già lavorando, presto potrebbe diventare realtà».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti