L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS

Fabbriche aperte, la Lombardia continua a produrre

Nel primo giorno di apertura dopo il nuovo decreto per arginare il virus è regolare l’attività nelle aziende. Stretta sulle procedure di controllo

di Luca Orlando

(ANSA)

3' di lettura

«Aperti, come sempre. Anche se ora abbiamo adottato una disciplina quasi militare». Tutti al lavoro in modo regolare i 600 addetti di Technoprobe, produttore lecchese di schede di test per i colossi dell'elettronica mondiale. Ma il Coronavirus impone ora regole diverse. «Il 20% è in smart working –spiega il vicepresidente Roberto Crippa – mentre abbiamo spalmato le altre persone su tre turni per evitare assembramenti. Da oggi mascherine, guanti e occhiali protettivi sono obbligatori per tutti. E noi del comitato esecutivo stiamo tutto il giorno in fabbrica, a verificare che le misure siano adottate. Comminando sanzioni, se necessario».
Contromisure, dunque, con la produzione attiva. Ad un primo monitoraggio della situazione in Lombardia questo è il comportamento prevalente, con produzioni attive in tutti e settori e in tutte le province, con la possibilità di ricevere e spedire merce in modo regolare.

A fine giornata sarà possibile avere un quadro completo, con Confindustria Lombardia a fare da collettore dei dati in arrivo dalle singole territoriali. Anche se le risposte al momento sono tutte positive, dalla meccanica alla farmaceutica; dall’elettronica all’alimentare. progressivamente si estendono le regole di contenimento, anche se le aziende lavorano in ordine sparso. Tra controlli alla temperatura, obblighi di distanze di sicurezza, limitazione di assembramenti alle macchine del caffà, chiusura o limitazione dell’accesso in mensa, utilizzo di mascherine e guanti,
Al lavoro in modo regolare sono ad esempio le Rubinetterie Bresciane, gruppo che ha attivato controlli in entrata per dipendenti e fornitori con misurazione della temperatura. Definendo anche dal 6 marzo un documento strutturato in 18 punti con le regole da seguire. Situazione non diversa nella alte province.
«Le nostre 900 persone a Mantova lavorano regolarmente – spiega l'ad di Karcher (strumenti di pulizia) Jugen Halter e proprio ora abbiamo riunito una task force sull'argomento. Ci stiamo anche attrezzando per misurare la temperatura. Al momento non abbiamo segnalazioni particolari dai dipendenti e il tasso di assenteismo è solo leggermente più alto della media».
«Siamo normalmente aperti e anche le spedizioni in entrata e in uscita sono regolari – spiega il presidente del gruppo Zanetti (alimentare, 500 addetti) Carlo Zanetti -, direi che ad un primo controllo le persone sono praticamente tutte presenti. Le procedure prevedono ad esempio ingresso scaglionati nello spogliatoio, guanti e mascherina in produzione, stop a riunioni e alle visite di rappresentanti, non più di una persona per volta davanti alla macchina del caffè».
Scalando di dimensioni e passando alla Pmi il quadro non cambia. Regolare l'attività ad esempio anche per le presse Zani, nel comasco, 35 addetti, tutti presenti. Settore, quello dei macchinari, che affronta però difficoltà aggiuntive legate alle consegne finali.
«Naturalmente abbiamo bloccato visite e incontri – spiega l'imprenditore Ennio Zaffaroni – ma il problema riguarda le commesse concluse, bloccate qui da noi per l'impossibilità di effettuare i collaudi».
«Quello dei collaudi è il problema principale – aggiunge Ettore Batisti della bresciana Pama (macchine utensili) – perché per il resto l'attività è del tutto regolare. Abbiamo macchine pronte però che non possono essere spedite per l'impossibilità di avere la delibera dal cliente o il collaudo sul campo. E Ciascuna delle nostre macchine costa 1-2 milioni di euro».
Anche la farmaceutica procede senza intoppi, con il sito Bayer di Garbagnate alle porte di Milano, ad esempio, a continuare la propria attività 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Mentre il personale della sede centrale è interamente in smart working.
Così come lo è il 90% dei 600 addetti Elmec, fornitore varesino di servizi di connettività. Che per effetto dei vincoli alla mobilità sta ricevendo commesse aggiuntive.
«Essendo abilitatori di smart working –spiega il presidente Rinaldo Ballerio – stiamo ricevendo richieste di auto e domanda molto forte da tante aziende, siamo pieni di lavoro. Sul mercato inizia già a vedersi qualche problema, perché ad esempio la forte domanda di computer portatili ha esaurito le scorte, trovarli oggi è difficile».

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