25 MARZO SCIOPERO METALMECCANICI LOMBARDIA

Chiusura fabbriche: Gualtieri e Patuanelli incontrano i sindacati. Boccia: con decreto perderemo 100 miliardi al mese

Per i sindacati sono ancora troppe le aziende aperte, che non rientrano nella stretta. Il decreto del Governo, attaccano, ha esteso le attività indispensabili rispetto a quanto era stato concordato con i rappresentanti dei lavoratori

Coronavirus, divieto di spostamento dal comune in cui si è

Per i sindacati sono ancora troppe le aziende aperte, che non rientrano nella stretta. Il decreto del Governo, attaccano, ha esteso le attività indispensabili rispetto a quanto era stato concordato con i rappresentanti dei lavoratori


6' di lettura

Metalmeccanici e chimici della Lombardia hanno annunciato per mercoledì 25 marzo uno sciopero di otto ore contro il nuovo Dpcm che prevede la chiusura delle fabbriche non essenziali per arginare la diffusione del Coronavirus sul territorio nazionale. Per i sindacati sono ancora troppe le aziende aperte, che non rientrano nella stretta. Il decreto del Governo, attaccano, ha esteso le attività indispensabili rispetto a quanto era stato concordato con i rappresentanti dei lavoratori nelle ultime riunioni in videoconferenza tra esecutivo e parti sociali.

Fim Fiom Uilm: ridurre attività o ancora scioperi
«La nostra richiesta è limitarsi, senza eccezione alcuna, alle attività essenziali per ridurre la mobilità dei lavoratori» quindi «sosteniamo» la richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uil «per attuare tutte le modifiche
necessarie. Il 29 marzo verificheremo come proseguire la nostra
iniziativa». Così Fim, Fiom e Uilm sulle attività nel Dpcm anti-coronavirus.

Martedì 24 marzo call Patuanelli-Gualtieri-sindacati
I ministri dello Sviluppo economico e dell’Economia, Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri hanno convocato per martedì 24 marzo alle 11 una videoconferenza con Cgil, Cisl e Uil, dopo che i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo hanno inviato loro una lettera chiedendo «con urgenza un incontro» sul Dpcm con le nuove restrizioni anti-Coronavirus. I sindacati chiedono di rivedere l’elenco.

La protesta dei lavoratori in Lombardia
Intanto però i sindacati dei lavoratori della chimica e della metalmeccanica lombarda hanno già annunciato uno sciopero di otto ore per mercoledì. Minacciano di andare nella stessa direzione anche i metalmeccanici del Lazio e le rappresentanze dei bancari. Sono già diverse le aziende nel settore aerospaziale dove sono scattati gli scioperi contro il decreto del Governo. Secondo quanto riporta la Fiom, hanno incrociato le braccia al momento i lavoratori di Leonardo, Ge Avio, Fata Logistic System, Lgs, Vitrociset, MBDA, DEMA, CAM e DAR.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che domenica aveva scritto una lettera al presidente Conte, confida: «Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà, non capisco lo sciopero».

Fontana: chiesto a Viminale se prevale Dpcm o ordinanza regione
Dopo la nuova stretta promossa dall’esecutivo il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana ha telefonato al ministro dell'Interno Lamorgese per chiedere «il parere» sulle misure da adottare nell’emergenza coronavirus. Fontana ha chiesto «se si debba applicare l’ordinanza della Regione o il Dpcm», visto che la Regione prevede limitazioni maggiori. In un’intervista a Radio24 il governatore leghista, alla domanda se l’ordinanza emanata venerdì dalla Regione Lombardia e il nuovo decreto del Governo fossero sovrapponibili, ha risposto: «se dicessi che nel momento in cui il Dpcm supera la mia ordinanza io vado al Tar farei una cosa sbagliata e dimostrerei di volere la guerra. Ma io non voglio nessuna guerra».

Zaia: rimane valida ordinanza Veneto
Se i toni tra governo centrale e regione Lombardia si sono fatti meno accesi, il Veneto continuerà a seguire le regole che si è dato. «È arrivato il Dpcm sulle aziende, ma noi continuiamo a seguire la volontà di confermare le restrizioni dell’ordinanza regionale», precisa il presidente del Veneto Luca Zaia. «Vengono mantenute - continua - le limitazioni all’attività fisica a 200 metri dalle abitazioni e la chiusura dei supermercati la domenica».

Il Dpcm: stop alle attività produttive non essenziali
Il Dpcm firmato domenica 22 marzo dal Presidente del Consiglio prevede lo stop alle attività produttive non essenziali. Le imprese hanno tre giorni per adeguarsi: devono chiudere entro il 25. Di fatto la chiusura sarà operativa da giovedì 26. Sono invece 80 le attività che restano aperte: alimentare, sanità, trasporti, call center; anche badanti, colf, portieri dei condomìni. Restano al lavoro anche professionisti e giornalisti. Se da un lato c’è il pressing di Confindustria per difendere la produzione e contro danni alle società quotate, dall’altro i sindacati minacciano lo sciopero generale se saranno troppe le attività aperte.

Papa a imprese: si salvi chi può non è una soluzione
Sulla questione interviene anche il Papa. «Si salvi chi può non è la soluzione. Più che licenziare bisogna accogliere e far sentire che la società è solidale», sottolinea Bergoglio nel messaggio alle imprese lanciato nel corso del programma spagnolo “Lo de Evole” su La Sexta. Se si parla delle difficoltà delle imprese, legate alla crisi del coronavirus - ricorda il Papa - «ci sono le difficoltà del dipendente, della dipendente, dell’operaio, dell’operaia. Occorre farsi carico di queste realtà», sottolinea Bergoglio collegato via Skype con il giornalista catalano Jordie Evole.

Boccia: con questo decreto perderemo 100 miliardi al mese
Confindustria non comprende le motivazioni che spingono i sindacati a minacciare lo sciopero. «Con questo decreto si pone una questione che dall’emergenza economica ci fa entrare nell’economia di guerra, perderemo 100 miliardi al mese. Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia ai microfoni di “Circo Massimo” su Radio Capital commenta la minaccia di sciopero dei sindacati che chiedono misure più restrittive. «Lo sciopero generale onestamente non riesco a capire su cosa - afferma -. I codici Ateco che il Governo ha indicato sono addirittura più restrittivi di quello che ci aveva indicato in quella sede. Ha indicato ai prefetti che se alcuni codici non sono previsti, possano verificare e quindi tenerli chiusi; io non ho capito più di questo cosa si dovrebbe fare. In più - continua Boccia - avremo una massa rilevante di persone in cig; il punto è se qualcuno abusa, ci saranno i prefetti che controlleranno e gli stessi sindacati che faranno uno sciopero particolare in una singola azienda. Ma uno sciopero generale in questa fase non penso vada fatto anche come messaggio al Paese. Quindi l’appello che faccio è cerchiamo di essere compatti anche nelle nostre diversità».

«Un piano di opere pubbliche per far ripartire l’economia»
Secondo il numero uno dell’associazione datoriale, occorrerà anche un piano di opere di pubbliche per far ripartire l’economia del paese. «Certamente l’emergenza sanitaria è prioritaria ma occupiamoci sin da ora anche della questione economica che purtroppo non è marginale e insieme dobbiamo costruire un percorso per capire come uscirne, ma sin da ora», afferma Boccia in un intervento a Sky Tg 24. «Occorrerà - osserva ancora - anche un piano di investimento di opere pubbliche, perchè quando ripartiremo la domanda privata non ripartirà immediatamente e occorrerà un assetto di compensazione».

Chi ha già chiuso in autonomia
Molte industrie, soprattutto le più grandi, in realtà hanno già deciso in autonomia di chiudere i battenti o di ridurre al minimo le attività: da Fca, che ha fermato quasi tutti gli stabilimenti, all’ex Ilva gestita da ArcelorMittal che ha ridotto a 3.800 le presenze degli operai (ma essendo a ciclo continuo non si può permettere la chiusura e, proprio per questo motivo, risultano tra quelle esentate), fino a Luxottica che ha deciso di fermarsi già a partire dal 23 marzo.

Pd: Governo convochi tavolo permanente con le parti sociali
Il Pd chiede che il Governo convochi un tavolo permanente con le parti sociali. «Chiediamo ai sindacati pieno senso di responsabilità, ma al governo chiediamo di tenere aperto il percorso - spiega il vicesegretario Andrea Orlando a Rainews24 -. È essenziale mantenere aperto il dialogo specie sul tema della sicurezza dei lavoratori. Credo che ci si sia resi conto - continua Orlando - lavorando in concreto, che i cosiddetti servizi essenziali hanno agganci con settori che essenziali non solo. Per esempio la filiera alimentare ha filiere connesse, come quella degli imballaggi, senza la quale non è possibile la commercializzazione. Se ci si è allargati oltre, è giusto riflettere e correggere il provvedimento».

Patuanelli: non abbiamo ceduto agli industriali
In un’intervista a Repubblica il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli chiarisce: «Non abbiamo ceduto agli industriali. L’obiettivo comune è salvare vite umane».

Salvini: andare in Parlamento per collaborare e cambiare misure
«Andare in Parlamento per ascoltare, modificare, suggerire, emendare, collaborare». È la proposta lanciata dal leader della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di Rtl 102.5. «Mi sembra si chieda di collaborare tutti quanti ma per farlo bisogna essere in due, detto questo noi comunque abbiamo proposte», afferma l’ex vicepremier.«Ce ne sono tanti di temi da affrontare sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista economico - sottolinea Salvini -. Conto di avere, a nome di tutto il centrodestra, una risposta per un incontro positivo e costruttivo. La nostra voglia è quella di collaborare, di metterci a disposizione, di andare in Parlamento che è il nostro luogo di lavoro, come il supermercato per le cassiere. Di ascoltare in Parlamento i ministri, il Presidente del Consiglio, di poter fare suggerimenti, proposte migliorative».

Centinaia di auto di rientro dal Nord sullo Stretto
La chiusura delle fabbriche non essenziali ha spinto molti lavoratori del Nord a tornare al Sud. «In coincidenza con l’annuncio del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ieri si è registrato un consistente quanto pericoloso afflusso di auto all’imbarcadero di Villa San Giovanni sui traghetti privati per Messina». Lo segnala il segretario generale del sindacato Orsa, Mariano Massaro, che aggiunge: «Stiamo parlando di numeri importanti, centinaia di automobili in marcia verso la Sicilia che secondo i molteplici i decreti del governo centrale e le ordinanze del presidente della Regione, dovrebbe essere abbondantemente blindata». La polizia assicura che i controlli sono stati eseguiti seguendo la normativa nazionale vigente al momento, che oggi è cambiata ed è molto più restrittiva. Sarà potenziato il controllo e le misure saranno più restrittive.

Per approfondire:
Aziende non essenziali da oggi chiuse, ecco cosa prevede il decreto. Vietati gli spostamenti tra comuni
Coronavirus, ecco l'Italia che non si ferma: quali sono i servizi essenziali che restano aperti

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