Secondo mandato

Fabiola Gianotti, l’autorevolezza di una scienziata dai modi semplici e diretti

La riconferma alla direzione generale del Cern per la fisica italiana è frutto sia della sua passione per la scienza sia della sua capacità manageriale

di Leopoldo Benacchio


Fabiola Gianotti riconfermata come direttrice generale del Cern

4' di lettura

Fabiola Gianotti sarà nuovamente Direttore generale del Cern, il grande Centro internazionale di ricerche per la Fisica delle particelle di Ginevra, fino al 2025.
Tecnicamente non si tratta di un rinnovo, dato che questa possibilità non è prevista dallo Statuto della grande organizzazione Internazionale di oltre 20 stati che gestisce e finanzia il centro di Ginevra.
Si tratta invece di un nuovo incarico al 100% ma, a parte la burocrazia, si tratta anche della prima volta che un Direttore generale ottiene due mandati, oltretutto consecutivi.

Fabiola Gianotti non è persona che abbia bisogno di presentazioni, ricordiamo che è una fisica di grande valore e al tempo stesso una manager che nel suo proprio esperimento a Ginevra, Atlas, ha gestito in modo magistrale gli oltre 3 mila ricercatori di 28 paesi che vi hanno lavorato per anni e, oltretutto, per chi conosce un po' l'ambiente di ricerca i ricercatori, per quanto bravi e intelligenti, sono spesso più indisciplinati degli alunni di prima elementare.

La Gianotti ce l'ha sempre fatta, probabilmente perché è persona non autoritaria, come spesso succede anche a chi parte da una condizione femminile, ma autorevole e la differenza è tutta qui. Dai modi molto semplici e diretti, tipici delle grandi personalità come diceva Leopardi, Fabiola Gianotti ha portato a quella che, assieme alla scoperta delle onde gravitazionali e a quella del primo pianeta al di fuori del sistema solare, è senz'altro uno delle pietre miliari della fisica e non solo, possiamo dire della Scienza contemporanea: il Bosone di Higgs.

Il responsabile della massa di tutto quanto
Come lei stessa ha spiegato il 4 luglio 2012 in una conferenza stampa epocale tenuta nell'auditorium del Cern, la scoperta del Bosone di Higgs è stata fondamentale perché questo oggetto fisico, previsto dal grande fisico inglese che lo ha teorizzato, non è né una particella in senso stretto, né una interazione o forza ma perché, fin dall'inizio dell'universo si pensa addirittura un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, ha iniziato la sua incessante opera, che continua tutt'ora in tutto l'universo, di dare alle altre particelle una proprietà fondamentale, ossia la loro massa, e scusate se è poco. Non è una particella quindi né un'interazione, ma quello che i fisici chiamano un “campo”, ovvero una proprietà dello spazio, se vogliamo visualizzare.

Un momento non facile per la fisica
Probabilmente nella decisione del Consiglio di amministrazione del Cern ha pesato il difficile momento che sta passando la fisica delle particelle, e se non vogliamo chiamarlo difficile possiamo chiamarlo complesso. Infatti, anche se il bosone di Higgs è valsa di gran lunga la spesa, giusto per essere molto materiali e venali, quello che non è venuto fuori del grande anello di oltre 20 km che è l'acceleratore di particelle a LHC del Cern, costato oltre 10 miliardi, è la conferma di una teoria importante prevista: la supersimmetria.

A questo punto, già da qualche mese, le critiche sono piovute non certo sulla Gianotti, ma sul proposito, ventilato e inevitabile, di andare oltre, costruendo un acceleratore “mostruoso” con un anello di oltre 100 km, che dovrebbe essere sotto terra e invadere almeno due nazioni, Francia e Svizzera, con tutte le infrastrutture necessarie, sia sotto terra che sopra e costare cifre che fanno a gara con il bilancio di un piccolo Stato africano o asiatico.

Come sempre è ripartita la discussione sul “siamo sicuri di voler fare questo passaggio e se poi non troviamo niente? Non è meglio impiegare questi soldi in altre parti della fisica finanziando più ricerche?” frasi che girano nell'ambiente fra le due sponde dell'Oceano e tengono col fiato sospeso una comunità di ben oltre 10.000 fisici super specializzati e formatisi in epoche i cui i politici non lesinavano qualche soldo alla scienza. Il dibattito è molto aperto ed è ovviamente sempre lo stesso: dove mettiamo i soldi, tanti o pochi che siano, per la ricerca, un bel problema che Fabiola Gianotti saprà senz'altro instradare verso una soluzione possibile. Anche questo, in fondo, è il senso di questa seconda nomina che ha un carattere di eccezionalità.

I riconoscimenti, le passioni
Fabiola Gianotti ha ricevuto vari premi e riconoscimenti, anche dal Comune di Milano e dallo Stato, e nel 2017 è addirittura entrata nel famoso gruppo Bilderberg, non propriamente simpatico ai complottisti di tutto il mondo. Lei, con semplicità e determinazione, ha parlato a volte della assoluta indipendenza fra scienza e fede, dal suo punto di vista che è quello di credente, e anche qui ha fatto piazza pulita di tutte le noiose e inutili disquisizioni bizantine sul rapporto fra queste due fondamentali attività del pensiero.

Grande coro unanime dei politici alla scienziata che anche se europea, è pur sempre italiana al 100%, ministri in carica e non più e ovviamente colleghi. Fabiola Gianotti, di padre piemontese e madre siciliana, è una appassionata della scienza fin da ragazza, quando lesse la vita di Marie Curie, passione che è sempre cresciuta e che lei trasmette in modo quasi magnetico alle persone a cui parla, sempre in modo deciso ma coi modi di un'educazione semplice e gentile, che non è sempre facile trovare nei grandi manager.
Le piace molto la musica, suona il piano con una predilezione non esclusiva per la musica classica.

Piace pensare che, anche se la Scienza a questo livello spende talmente tanti soldi che deve risultare utile e dare ricadute di lavoro e di scoperte importanti, in realtà probabilmente, come tanti altri scienziati e scienziate di livello, la Gianotti sa che la scienza si fa per lo stesso motivo per cui si fa la musica: perché non possiamo farne a meno e perché ci fa stare meglio. Auguri per il difficile compito.

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