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Facebook: 48 stati Usa e l’Authority federale denunciano il suo monopolio

L’offensiva vede in prima fila la procura generale di New York. Le accuse riguardano gravi danni a concorrenza e consumatori. Chieste cessioni

di Marco Valsania

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Mark Zuckerberg (Reuters)

L’offensiva vede in prima fila la procura generale di New York. Le accuse riguardano gravi danni a concorrenza e consumatori. Chieste cessioni


5' di lettura

NEW YORK – La procura generale di New York, affiancata da altri 47 stati americani, e le autorità federali della Federal Trade Commission hanno fatto scattare aggressive e parallele denunce antitrust contro Facebook. Hanno accusato il gruppo di ripetuto abuso di posizione dominante e messo in discussione le sue grandi acquisizioni degli ultimi anni, da Instagram a WhatsApp. Il ricorso è il secondo contro un leader Internet e hi-tech dopo il caso presentato contro Alphabet dal Dipartimento della Giustizia assieme ad autorità giudiziarie statali. Tra i rimedi invocati nelle due azioni legali contro Facebook ci sono drammatiche cessioni di asset, in particolare di Instagram e WhatsApp. E un divieto, mentre il caso è aperto, ad affettuare qualunque nuova acquisizione superiore ai dieci milioni di dollari. Subito dopo gli annunci della Ftc (https://www.ftc.gov/news-events/press-releases/2020/12/ftc-sues-facebook-illegal-monopolization) e degli stati (https://ag.ny.gov/press-release/2020/attorney-general-james-leads-multistate-lawsuit-seeking-end-facebooks-illegal) il titolo di Fb è scivolato del 2 per cento.

Il caso

L'azione, al termine di indagini durate oltre un anno, assale il gigante dei social media su almeno tre fronti: l'acquisizione di rivali per neutralizzarli, la posizione di monopolio che erode la privacy dei consumatori e strategie di blocco dell'accesso alla sua piattaforma per società considerate una minaccia al suo business. “Qualunque tentativo di soffocare la concorrenza, di danneggiare i piccoli business, di ridurre creatività e innovazione, di tagliare le protezioni della privacy, si scontrerà con la piena forza delle nostre authority”, ha dichiarato il procuratore generale di New York, Letitia James, in una conferenza stampa. “Per quasi un decennio Facebook ha usato il suo dominio e potere monopolistico per schiacciare rivali più piccoli e soffocare la concorrenza, a spese degli utenti”, ha continuato James. “Oggi interveniamo a nome di milioni di consumatori e di tante piccole società che sono stati colpiti dal comportamento illegale di Facebook”. Ancora: Facebook “per mantenere il suo dominio ha utilizzato uan strategia di buy or bury (compra o seppellisci, Ndr) per bloccare servizi concorrenti”. Li “seppelliva” bloccando il loro accesso a dati: “Alcune società hanno sofferto improvvisi crolli di engagement e downloads, che hanno tarpato la loro crescita”. James ha sottolineato che le procure statali intendono cooperare con la denuncia federale lanciata dalla Ftc, suggerendo un fronte comune. Il direttore del Bureau of Competition della Ftc, Ian Conner, ha da parte fatto eco alle accuse degli stati quando ha separatamente affermato che “le azioni di Facebook per consolidare e mantenere il suo monopolio privano i consumatori dei benefici della concorrenza”. Ha aggiunto che “il nostro obiettivo è far arretrare la condotta anti-concorrenziale di Facebook e di restaurare la concorrenza in modo che innovazione e libera concorrenza possano fiorire”.

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La procura di New York

La procura di New York è particolarmente sotto i riflettori e in prima fila nella vicenda: ha per mesi capitanato l'inchiesta nei confronti di Facebook. L'emergere in estate durante indagini parlamentari di una serie di comunicazioni interne di Facebook, tra le quali e-mail del Ceo Mark Zuckerberg che minacciavano di “distruggere” Instagram se avesse rifiutato di essere comprata, hanno aggravato la posizione dell’azienda. James, 62 anni e dal gennaio 2019 alla guida della procura, è tuttavia nota per la sua determinazione e non ha frenato la sua inchiesta. Sta anche perseguendo il business di Donald Trump e i suoi legami con Deutsche Bank. “Trump non potrà evitare la giustizia nel grande stato di New York”, ha detto ancora nei giorni scorsi durante una intervista alla rete Tv Abc. Originaria di Brooklyn, a lungo consigliere comunale e di fede politica progressista, e' la prima donna e la prima afroamericana ad essere eletta procuratore generale dello stato.

La risposta di Facebook

Facebook ha replicato alle denunce che “anni dopo aver approvato le acquisizioni ora il governo vuole tornare indietro, senza considerare l’impatto che un simile precedente potrebbe avere sull’intera comunità di business o sulle persone che scelgono i nostri prdotti ogni giorno”. Ha continuato che avrà ulteriori e più dettagliate reazioni dopo aver esaminato attentamente i ricorsi antitrust. Fb si er già difesa, attraverso testimonianze in Congresso di Zuckerberg, negando comportamenti monopolistici e affermando di avere invece promosso e fatto crescere le app acquisite. Aveva inoltre sostenuto che il settore di Internet e servizi digitali non risente di una carenza di concorrenza, offre molteplici opzioni per gli utenti, e che i consumatori premiamo liberamente l’azienda.

Il precedente del 2016

Per Facebook e le sue pratiche di business non è tuttavia il primo, serio scontro con le autorità americane. E' reduce nel 2019 da un accordo con la Ftc federale che l'ha vista pagare 5 miliardi di dollari per violazioni della privacy, legate alla condivisione irregolare di informazioni sugli utenti con la società di consulenza politica Cambridge Analytica. Cambridge, arruolata tra gli altri dalla campagna di Trump nel 2016, era stata poi travolta dallo scandalo.

Facebook dopo Alphabet

Il nuovo ricorso arriva inoltre dopo l’azione delle autorità americane nei confronti di Alphabet, che ha inaugurato una nuova stagione di interventi antitrust contro Big Tech che archivia molti anni di laissez faire. Con il suo motore di ricerca Google, Alphabet è finita nel mirino di un ricorso del Dipartimento della Giustizia in ottobre, accusato di aver utilizzato azioni dannose per la concorrenza al fine di proteggere la propria leadership assoluta. Il caso verte su intese esclusive con partner quali produttori di smartphone, società di tlc e Internet che, in cambio di versamenti miliardari, garantiscono che Google sia l'opzione ci default per le ricerche. In questo modo, incalza il j'accuse, potrebbe essere compromessa la futura innovazione. “Potremmo non vedere mai la prossima Google”, ha sentenziato il vice ministro della Giustizia Jeffrey Rosen.

Inchieste anche su Amazon e Apple

Altri colossi tech sono oggi sotto indagini antitrust, da Apple per il suo Apple store a Amazon per la gestione anti-concorrenziale della sua piattaforma di e-commerce. Quella per lo strapotere dei colossi tech e' diventata una preoccupazione bipartisan, anche se esistono differenze tra repubblicani e democratici sulla severità dei provvedimenti da prendere. La Camera degli Stati Uniti di recente ha presentato un rapporto di 449 pagine, frutto dell'esame di un milione di documenti e di centinaia di testimonianze, che ha descritto in dettaglio le accuse di abusi e pratiche monopolistiche diffuse tra i nuovi “baroni” della tecnologia.

Le denunce più influenti da Microsoft e AT&T

La nuova offensiva antitrust è sicuramente la più intensa - e potenzialmente più influente - in campo tech dal caso portato dal governo contro Microsoft, sul finire degli anni Novanta. C'e' anche chi avanza paralleli con la saga che un decennio prima portò, sempre sotto le bandiere degli sforzi anti-monopolistici, alla frantumazione dell'impero di AT&T nelle telecomunicazioni. La parola adesso spetterà ai tribunali e alle battaglie legali, che potrebbero trascinarsi per anni.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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