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Facebook conferma il bando a Trump. Divieto permanente resta da decidere

L’esilio forzato definito legittimo dal board di controllo del social, che però critica Fb per elusione di responsabilità. L’ex Presidente: vergogna

di Marco Valsania

Aggiornato il giorno 5-5-2021 alle ore 21:25

(AFP)

5' di lettura

Facebook manterrà, almeno per ora e per l’immediato futuro, la messa al bando di Donald Trump, che è stata legittima in seguito al clima di violenza incoraggiato dalle sue parole nei giorni dell’assalto dei suoi sostenitori al Congresso americano. Ma una decisione finale su una espulsione permanente dell’ex Presidente dalle sue piattaforme dovrà essere presa nei prossimi mesi, sulla base di una maggior analisi che porti la stessa Facebook a mettere nero su bianco più coerenti spiegazioni e più chiari criteri.

L’annuncio è arrivato dalla speciale Commissione indipendente di esame del content e della sua gestione, l’Oversight Board, creata dal social network negli ultimi due anni e i cui pareri sono vincolanti. Un portavoce di Fb, Nick Clegg, vice direttore di global affairs, ha risposto che l’azienda seguirà le indicazioni della commissione e farà proprie le sue richieste. “Ringraziamo il board per l’attenzione che ha dedicato al caso”, ha dichiarato. Il board, nella sua presa di posizione, ha tuttavia alzato il tiro contro l’azienda lanciandole un vero guanto di sfida: l’ha invitata a fare d’ora in avanti molto di più che in passato per dare sostanza e credibilità alle sue posizioni, accusandola di aver in realtà provato a eludere le proprie responsabilità nel delegare la vicenda Trump alla commissione.

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Trump replica: “Una vergogna”

Trump, da parte sua, ha rapidamente e con toni asprissimi replicato a quella che comunque è oggi una conferma della messa al bando da un influente magafono social. “Quello che hanno fatto Facebook, Twitter e Google è una completa vergogna e un imbarazzo per il nostro Paese”, ha detto riferendosi anche ad altre piattaforme che l’hanno esiliato. “La libertà di espressione è stata tolta al Presidente degli Stati Uniti perchè i Lunatici della Sinistra Radicale hanno paura della verità, ma la verità li raggiungerà comunque, più grande forte di sempre”, ha aggiunto sfoderando la miscela di superlativi, moniti, minacce e maiuscole che hanno sempre caratterizzato la sua Presidenza - e ignorando la realtà della sua sconfitta elettorale. “Il Popolo del nostro Paese non lo tollererà! Queste corrotte società di social media devono pagare un prezzo politico, e a loro non deve mai più essere permesso di distruggere e decimare il nostro Processo Elettorale”.

E raccoglie fondi

Fedele a un’altra priorità, Trump ha anche promosso nuove raccolte fondi quale reazione all’annuncio di Fb, a favore del suo gruppo Save America, una delle iniziative attraverso le quali intende mantenere una forte influenza sul partito repubblicano e la politica nazionale. La sua presa tuttora sui conservatori è stata confermata da dichiarazioni di condanna del board di Facebook da parte dei vertici repubblicani: “Big Tech è una estensione delle orde della sinistra”, ha detto la presidente del partito Ronna McDaniel. Il suo ex capo di staff ex leader della corrente populista di destra dei Tea Party, Mark Meadows, ha parlato su quella che resta la rete Tv più influente e vicina a Trump, la Fox News dei Murdoch: ha definito quanto avvenuto come un “triste giorno per l’America e per Facebook”. Il sito di Save America chiede donazioni citando esplicitamente il divieto confermato da Facebook. Trump ha inoltre lanciato solo negli ultimi giorni una propria piattaforma autogestita, From the Desk of Donald J. Trump, affermando di voler combattere “silenzi e menzogne” e accendere una “torcia alla libertà”.

L’annuncio

La speciale commissione di Facebook ha argomentato con cura la sua presa di posizione. “Il board ha confermato la decisione di Facebook di bloccare l’accesso dell’allora Presidente Donald Trump al posting di contenuto sulla sua pagina Facebook e sul account di Instagram”, si legge nel testo pubblicato dalla Commissione. Ma, ha aggiunto, “non era appropriato per Facebook imporre una sanzione indeterminata e senza standard di sospensione indefinita”. Ancora: “Il Board insiste che Facebook riesamini la questione per determinare e giustificare una risposta proporzionata coerente con regole applicate ad altri utenti della sua piattaforma”. Il riesame deve esser completato “entro sei mesi”. Il Board ha anche sottolineato di aver raccomandato a Fb lo sviluppo di “chiare, necessarie e proporzionate politiche che promuovano la sicurezza pubblica e il rispetto della libertà di espressione”.

Il board critica Fb: rifugge da responsabilità

Più in dettaglio, la commissione rileva che “nel mantenere una infondata narrativa su truffe elettorali e continui appelli all’azione, Mr. Trump creò un clima dove seri rischi di violenza erano possibili. Al tempo dei post di Trump, esisteva un evidente, immediato pericolo e la sue parole di sostegno a coloro che erano coinvolto nella sommossa hanno legittimato i loro comportamenti violenti”. Allo stesso tempo, continua, “non è accettabile per Facebook tenere un utente fuori dalla piattaforma per un periodo indefinito senza criteri su quando e se l’account verrà riammesso. Applicando una sanzione vaga e priva di standard e poi riferendo il caso al board per una soluzione, Facebook cerca di eludere le sue responsabilità”.

Equilibri delicati

L’annuncio è arrivato in leggero ritardo rispetto alle previste 9 del mattino ora locale americana, quasi a sottolinearne la rilevanza per il teso dibattito sull’equilibrio tra doveri e poteri di moderazione del content da parte di colossi tech e Internet da una parte, e la libertà d’espressione dall’altra. I colossi digitali, a cominciare da Fb e dal suo Ceo Mark Zuckerberg, sono stati accusati di scarsi controlli sul contenuto e di propagare disinformazione, da elezioni e politica a salute e vaccini, a caccia anzitutto di traffico Trump. Come però anche di eccessivo potere di arbitrario intervento. Un approccio condiviso è finora parso elusivo.

Trump, 35 milioni di seguaci su Fb

Trump di sicuro aveva decine di milioni seguaci su Facebook - 35 milioni inclusi i messaggi rilanciati dai suoi collaboratori - e ancor più su Twitter. Il leader dei microblog ha già messo al bando in modo permanente Trump. Ragione chiave del suo espresso risentimento per la continua esclusione. L’account dell’ex Presidente sulle piattaforme di Fb, sia Facebook che Instagram, era stato sospeso all’indomani degli eventi del 6 gennaio negli Stati Uniti, in occasione della violenta insurrezione contro il Congresso statunitense che l’ex Presidente era stato accusato di aver incoraggiato. Due messaggi di Trump sul social di Fb erano stati in particolare trovati in violazione delle politiche aziendali contro il sostegno alla violenza.

La Commissione

La decisione sulla legittimità dell’’azione del vertici di Fb è stata presa, ufficialmente, da una speciale commissione indipendente di controllo e supervisione del content e della sua gestione creata da Facebook nel 2019 proprio per dirimere casi controversi. E’ composta da 20 tra esperti di tech e regolamentazione, accademici, specialisti di diritti umani, giornalisti. Un quarto dei suoi esponenti è negli Stati Uniti, i restanti all’estero. Nel caso di Trump, la decisione è stata presa da cinque dei membri. Hanno tutti un mandato di tre anni, rinnovabili per tre volte, e l’azienda è tenuta a rispettare le loro decisioni sui cosiddetti “community standards”. Noto formalmente come Overshight Board, è finanziato da una speciale dotazione. Come hanno indicato i suoi componenti nel prendere oggi la decisione un po’ salomonica su Trump - conferma del divieto all’ex Presidente ma ordine a Facebook di redigere precise politiche e standard - risolvere il grande rebus di Internet dove si intrecciano informazione e disinformazione, diritto d’espressione e supervisione del contenuto, rimane un compito da affrontare domani.

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