Tribunale di milano

Facebook ha copiato l’app italiana

di Andrea Biondi


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(AFP)

2' di lettura

«Nearby». Rischia di non essere più una parola come le altre in casa Facebook. Piuttosto, se il giudizio fosse confermato in via definitiva, sarebbe il simbolo di una battaglia persa malamente contro una piccola software house del Milanese: la Business Competence Srl.

Di «Atti di concorrenza sleale» e «violazioni del diritto di autore» parla la Sezione specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Milano nell’accertare la responsabilità di Facebook. Dall’altra parte c’è la Business Competence che si sarebbe vista copiare l’applicazione per mobile denominata Facearound e, come si legge nella sentenza, «successivamente ridenominata, su richiesta di Facebook, Faround». Fra le varie cose questa applicazione consentiva di visualizzare, su una mappa interattiva e suddivisi per categoria, gli esercizi commerciali più prossimi all’utente, completi di dati, offerte e gradimento della community di Facebook.

A Business Competence è andata la prima manche, visto che Facebook ha impugnato la sentenza di primo grado. La causa di secondo grado davanti alla Corte d’appello civile si aprirà il 4 aprile. La causa nel merito, a meno di una transazione, tratterà il risarcimento del danno per la software house. «Pur rispettandola – dicono da Facebook riferendosi alla prima sentenza – Facebook è in disaccordo con questa decisione, le contestazioni erano prive di fondamento e abbiamo fatto appello. Crediamo che l’ordinanza sia sbagliata, nel frattempo ci atteniamo a quanto disposto dalle autorità giudiziarie».

Il che significa che il gigante di Menlo Park ha eliminato dalla piattaforma in Italia la app. La penale era «di 5mila euro per ogni giorno di ulteriore utilizzo dell’applicazione suddetta» si legge nel dispositivo della sentenza 9549 del 1° agosto 2016 con cui è stata accertata la responsabilità di Facebook Srl, Facebook Inc. e Facebook Ireland Ltd.

Intanto la Corte d’appello, con provvedimento del 28 dicembre, ha poi rigettato l’istanza di Facebook di sospensione della provvisoria esecutività della sentenza impugnata, dando il la alla pubblicazione sul Sole 24 Ore e sul Corriere della Sera e per 15 giorni sulla versione italiana del sito facebook.com.

Tutto parte nel 2012. La app Faround è registrata a settembre nel Facebook App Center e poi inserita l’11 ottobre 2012 nell’app store di Facebook. Da qui l’accusa di plagio per Nearby lanciata a dicembre 2012 (troppo poco tempo intercorso secondo gli accusatori). Facebook dal canto suo ha obiettato la mancanza di originalità, viste altre app come Yelp (2004) e Foursquare (2009). Obiezione, questa, non accolta dai giudici che parlano di programmi che «non erano integrati con Facebook e non consentivano di interfacciarsi con i dati presenti sui profili Facebook».

A ogni modo, per i periti ci sono «differenze non significative e che comunque non sono tali da escludere la derivazione di Nearby da Faround». Non trova accoglimento peraltro la difesa di Facebook laddove si indica la non copiatura del codice sorgente. Non è necessario, dicono i giudici, essendo «sufficiente un’attività di analisi del programma del concorrente». Facebook insomma «ha avuto un accesso “privilegiato ed anticipato” sia a un prototipo dell’app sia ai flussi di dati che Faround scambiava con la piattaforma».

Alla fine per i giudici c’è una Facebook che «si è appropriata parassitariamente degli investimenti altrui».

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