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Facebook: niente reato per l’allusione non immediatamente compresa dall’uomo medio

Se la frase che contiene un’insinuazione non è di immediata comprensione non scatta la diffamazione anche se l’interpretazione infamante è possibile

di Patrizia Maciocchi

(Imagoeconomica)

2' di lettura

«I tempo d’oro sono finiti...vi ricordo che i vertici della Procura sono cambiati!!!». Un post, diretto agli amministratori comunali, che era costato al suo autore una condanna per diffamazione nei confronti del precedente procuratore, destinatario anche di un risarcimento. Per i giudici di merito, infatti, l’accusa, neppure tanto velata, ai vecchi capi della procura era di scarsa o assente attenzione alle vicende dell’amministrazione comunale. Di diverso avviso la Suprema corte che annulla tutto, risarcimento compreso, con la formula «perché il fatto non sussiste», basandosi sull’immediata capacità di comprensione dell’uomo medio. Per i giudici di legittimità l’attacco diretto era rivolto agli amministratori dell’ente locale, mentre l’allusione al procuratore era stata eccessivamente valorizzata e «considerata diffamatoria al di là del suo significato diretto e comprensibile». Accompagnare le accuse di una gestione non oculata delle finanze pubbliche degli organi comunali, all’avvertimento relativo al mutato vertice della procura «pur costituendo un’evocativa insinuazione - si legge nella sentenza - non realizza una figura narrativa diffamatoria, perché non si registra una carica offensiva percepibile in tale affermazione».

La comprensione dell’uomo medio

Né si può sostenere - per la Suprema corte - che l’autore volesse ipotizzare che eventuali cattive gestioni della macchina comunale sarebbero state perseguite dai nuovi vertici e non dai precedenti. Un diverso ragionamento porterebbe - avverte la Cassazione - a reprimere «le intenzioni possibili e sottostanti a frasi pronunciate o scritte e non, come dovrebbe, l’esternazione materiale percepibile del pensiero concretamente realizzatasi». In conclusione «in tema di diffamazione, il contenuto allusivo ed insinuante di uno scritto o di una frase pronunciata non può assumere rilevanza penale quando non sia immediatamente ed inequivocabilmente percepibile secondo i parametri di comune comprensione, ancorati al registro di verifica dell’uomo medio»

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