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Facebook, nuova inchiesta penale a New York per le partnership nei dati

di Marco Valsania

Accuse a Facebook, pressione su politici contro privacy

3' di lettura

New York - Facebook è nel mirino di una nuova inchiesta penale, finora rimasta coperta dal segreto da parte della magistratura federale di New York, per gli accordi che ha sottoscritto sulla gestione di dati con colossi tecnologici globali. L’indagine è giunta a tappe cruciali: i procuratori federali hanno ottenuto da un Garand Jury il mandato per richiedere ad almeno due “grandi aziende” produttrici di smartphone e popolari gadget la consegna di documentazione sulle partnership con il gruppo di Mark Zuckerberg. Partnership che hanno consentito alle due aziende in questione, per ora rimaste anonime, vasto accesso a informazioni personali di centinaia di milioni di utenti, gli “amici” di Facebook.

A rivelare il nuovo giro di vite legale contro il re dei social network è stato il New York Times, che ha citato fonti anonime a conoscenza delle indagini. La vicenda evidenzia le dure sfide ancora aperte per il gruppo, reduce da un anno segnato da ripetuti scandali e polemiche sugli scarsi controlli interni delle fake news e di parti terze, sull’inadeguata protezione o peggio violazione della privacy. Di recente Facebook, cercando riscatti, ha promesso di muoversi in futuro verso l’offerta di servizi criptati, di comunicazioni cioè private anziché di una piattaforma pubblica e di sharing. Il nodo irrisolto minaccia però di restare quello di sempre e potrebbe continuare ad alimentare critiche: l’uso, la mercificazione senza sufficiente trasparenza - che l’azienda stessa può perseguire - dell’enorme quantità di dati personali che accumula. Il modello di business, al fine di rastrellare entrate con pubblicità e accordi, è incentrato sulla “vendita” degli utenti quale vero prodotto redditizio.

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Le due aziende che saranno adesso tenute a consegnare i documenti agli inquirenti fanno parte di un vero e proprio esercito di imprese già venute alla luce e che in anni passati avevano siglato patti di condivisione di informazioni con Facebook: oltre 150, da Apple ad Amazon, da Sony a Microsoft. Quegli accordi hanno permesso loro di tenere sotto osservazione schiere di “amici” degli utenti, con tanto di informazioni per contattarli e tesori di altri dati, a volte senza alcun consenso degli interessati. Fb, sempre più sotto pressione, nell’ultimo biennio ha progressivamente cancellato la maggior parte di queste controverse partnership.

Zuckerberg: il futuro di Facebook sta nei messaggi privati

Non ha fatto abbastanza, però, per evitare il nuovo intervento della procura. Il social network, alla diffusione della notizia dell'inchiesta penale in corso, ha affermato attraverso un portavoce che “sta cooperando con gli inquirenti” e che “prende molto seriamente queste indagini”. Il portavoce ha continuato ricordando come Facebook abbia “fornito testimonianze pubbliche, risposto a domande e si sia impegnata a continuare a farlo”.

L’inchiesta è in mano all’ufficio della procura dell’Eastern District of New York e non è chiaro quando sia cominciata , quanto potrà durare e su quali precisi aspetti o potenziali reati si stia concentrando. Di certo addensa ulteriori nubi sugli orizzonti di Zuckerberg, nonostante la recente performance finanziaria e di borsa di Facebook dia per ora ragione alle sue ambizioni. Fb, oltretutto, non è sotto torchio soltanto a New York: è tuttora sotto indagine penale anche da parte del Northern District of California per la saga di Cambridge Analytica, defunta società di consulenza politica che aveva ottenuto irregolarmente dati da Facebook poi usati per aiutare la campagna presidenziale di Donald Trump. Altre inchieste, questa volta civili, sono capitanate dalle autorità di regolamentazione dalla Ftc e della Sec.

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