al congresso usa

Facebook, Ocasio-Cortez fa a pezzi Zuckerberg su privacy e pubblicità elettorale

Non è stata un’audizione semplice quella di Mark Zuckerberg. Alexandria Ocasio-Cortez, la star trentenne dei democratici americani lo ha incalzato sullo scandalo Cambridge Analytica e sul fact checking su dichiarazioni e pubblicità dei politici su Facebook

di An.Man.


Facebook, Ocasio-Cortez fa a pezzi Zuckerberg

3' di lettura

L’audizione del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg davanti alla commissione servizi finanziari della Camera americana, dura quasi due ore, è seria, paludata, severa ma a tratti noiosa, il giovane miliardario risponde minuziosamente su Libra , il sistema di pagamento digitale globale che vede come prossimo business ma che ammette essere «complesso, pericoloso». Poi prende la parola Alexandria Ocasio-Cortez, l’ancor più giovane star dei democratici americani, molto più a sinistra della classe dirigente del partito, punto di riferimento dei giovani liberal più radicali, ed è scontro tra due enfant prodige, lui 35enne potentissimo miliardario dell’hi tech, lei trentenne stella newyorkese della politica dal grande fascino mediatico.

Ocasio-Cortez chiede di Cambridge Analytica, lo scandalo dei dati degli utenti Facebook rubati e usati anche a fini elettorali (anche in occasione del referendum su Brexit del 2016, ad esempio).

«Mister Zuckerberg, lei sapeva di Cambridge Analytica?» chiede puntuta Ocasio-Cortez con il fare e l’occhiale dell’integerrima professoressa. Il miliardario non se lo aspetta ma intuisce la trappola, sa che lei gli sta chiedendo proprio quando ha saputo e cautamente dice che esattamente non ricorda «il momento esatto, forse marzo 2018 ma potrei sbagliare».

Una delle donne più popolari della politica americana addita uno dei core business di Facebook con tagliente definizione: «Io penso che lei non disdegni di usare il comportamento passato di una persona per determinarne quello futuro» dice Ocasio-Cortez. «Ecco perché, per prendere decisioni su Libra, dobbiamo scavare nel comportamento passato di Facebook riguardo al rispetto della democrazia».

Cambridge Analytica è uno scandalo scoppiato nel 2018 e ha leso soprattutto la privacy degli utenti ma ha avuto conseguenze anche sui meccanismi democratici, dicono i critici, perché ha usato, condizionato, deviato i singoli convincimenti su questioni politiche di grande importanza.

Ocasio-Cortez è molto preparata, chiede a Zuckerberg se qualcuno del team dirigenziale di Facebook - che in questi giorni festeggia i dieci anni di presenza in Italia - sapeva del report pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian nel dicembre 2015, ovvero la rivelazione giornalistica sulla campagna presidenziale del candidato repubblicano, Ted Cruz che usò profili psicologici basati sui dati rastrellati dalle bacheche degli utenti. Zuckerberg dà risposte monche e incomplete, Ocasio-Cortez desume che «non sa rispondere sul più grande scandalo dei dati».

La più giovane deputata a Washington incalza poi un quasi balbettante Zuckerberg sulle pubblicità dei politici e le dichiarazioni dei politici, due cose ben distinte ma soggette alla stessa pericolosa falsificazione, una articolazione più profonda del concetto di fake news in vista dell’anno elettorale 2020, quando Donald Trump corre per il secondo mandato alla Casa Bianca, un tema caldo perché Facebook non controlla l’advertising dei politici (a pagamento) come dice di voler fare con le dichiarazioni degli stessi. «Quindi non eliminerete le bugie o eliminerete le bugie? Penso che sia solo un sì o no piuttosto semplice» chiede la Ocasio-Cortez a Zuck.

Ocasio-Cortez approfitta del palcoscenico: «Voglio sapere fino a dove ci potremo spingere il prossimo anno: per esempio secondo le vostre regole, usando i dati del censimento, nel 2020 io politica posso pagare per mandare un messaggio specifico per esempio ai codici postali dove vivono i neri e pubblicizzare una data elettorale sbagliata?» «No, non può» tenta di opporsi un sempre ingessato Mark Zuckerberg, il quale tenta di sancire un principio generale ma lei lo interrompe «ma lei ha detto che non verificherà la mia inserzione pubblicitaria come politica» . La risposta è da ufficio stampa aziendale, tutt’altro che ficcante rispetto alla domanda dell’accusatrice. Zuckerberg farfuglia «chiunque - inclusi i politici - diffondono un messaggio che può causare violenza...»- «Allora , le controllate le inserzioni», insiste lei. «Solo se c’è un rischio imminente di danno», ripiega lui. E via così in uno scontro che in quanto a dialettica è del tutto impari.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...