LA SENTENZA

Facebook sconfitta da una Pmi italiana: ha copiato una sua app

Secondo i giudici del tribunale di Milano che hanno seguito la vicenda, infatti, Facebook avrebbe copiato l'applicazione ideata da Business Competence che propone agli utenti bar e ristoranti nelle vicinanze, sfruttando la geolocalizzazione

di Biagio Simonetta


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Marka

2' di lettura

Una sorta di Davide contro Golia. Da una parte una piccola Srl italiana, dall'altra Facebook: nel mezzo una diatriba legale per la proprietà intellettuale di un'applicazione. Una storia che si conclude con la Business Competence, società con sede a Cassina de' Pecchi, nell'hinterland milanese, che vince la sua battaglia contro il colosso californiano e ottiene un risarcimento pari a 350mila euro.

Secondo i giudici del tribunale di Milano che hanno seguito la vicenda, infatti, Facebook avrebbe copiato l'applicazione ideata da Business Competence che propone agli utenti bar e ristoranti nelle vicinanze, sfruttando la geolocalizzazione. E per questa ragione la società di Menlo Park è stata condannata a risarcire la Srl milanese: 350mila euro più 90mila euro di spese legali. Una cifra sicuramente modesta, viste le tasche di Facebook. Ma che crea un precedente di sicuro interesse.

La storia di Faround

Era l'ottobre 2012, quando, in pieno decollo dell'app economy, quelli di Business Competence lanciarono “Faround”, applicazione in grado di suggerire agli utenti bar e ristoranti nelle vicinanze. Un'app con buone speranze, per la tecnologia proposta, seppur alle prese con le difficoltà di dover emergere in un contesto ad altissima competizione.

Passano un paio di mesi e Facebook invita i suoi utenti a scaricare “Nearby Places”, nuova applicazione che fornisce gli stessi servizi di “Faround”. Un colpo basso per Business Competence. I manager milanesi, però, sono sorpresi da quanto le due app si somiglino. Concept e format sembrano veramente identici. E sebbene le differenze grafiche siano vistose, il sospetto che Facebook abbia potuto copiare dall'app italiana è troppo forte. Così, la società di Cassina de' Pecchi, dà mandato ad un legale di denunciare Facebook.

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