ipotesi “stablecoin”

Facebook studia una criptovaluta per scambiare denaro via WhatsApp. Potrebbe essere una stablecoin

di Pierangelo Soldavini


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(Ansa/Ap)

3' di lettura

Dopo un anno in cui è finita sul banco degli imputati per come utilizza l'enorme mole di dati dei suoi oltre due miliardi di utenti, Facebook cerca il rilancio puntando sui servizi finanziari. Il social network di Mark Zuckerberg avrebbe infatti messo in cantiere un progetto di criptovaluta per abilitare i pagamenti via WhatsApp, a partire dal mercato delle rimesse in India.

Stando a quanto riportato da Bloomberg, l'ipotesi riguarderebbe una stablecoin, vale a dire una valuta legata a un asset fisico, di solito una moneta “fiat”, come il dollaro o l'euro. Progetti di questo genere esistono già e si sono intensificati come sistemi per assicurare la stabilità di strumenti come le criptovalute che in questi anni hanno dimostrato un'altissima volatilità.

Lo stesso Zuckerberg aveva mostrato grande interesse per il mondo delle criptovalute, tanto da aver affidato a David Marcus, ex presidente di PayPal assunto nel 2014 per gestire Messenger, la guida della divisione che si occupa dei progetti su blockchain, che oggi conterebbe, secondo le stime, una quarantina di persone dedicate.

Pagamenti peer-to-peer in India
Il gruppo di Menlo Park non ha voluto commentare le indiscrezioni di Bloomberg: “Come tante altre società, Facebook sta valutando opzioni per sfruttare le potenzialità della tecnologia di blockchain. Questo nuovo piccolo team sta valutando diverse applicazioni. Al momento non abbiamo nulla di più da condividere”, afferma un comunicato.
Finora Facebook non ha fatto mosse decise nell'ambito dei servizi finanziari. L'unica iniziativa è stata la sperimentazione già consolidata in India per le transazioni peer-to-peer via WhatsApp, il servizio di instant messaging che ha più di 1,5 miliardi di utenti e livello globale. Oltre duecento milioni sono in India, paese che guida la classifica come destinazione delle rimesse dall'estero, con circa 69 miliardi di dollari inviati nel paese nel 2017, secondo i dati della Banca mondiale.

Il valore del Bitcoin dieci anni dopo: non solo speculazione e blockchain

Come strumento di pagamento le criptovalute hanno riservato grandi delusioni, salvo nei paesi in via di sviluppo dove sono utilizzate per evitare l'intermediazione di sistemi bancari inaffidabili ed evitare qualsiasi tipo di controllo. L'idea di una “stablecoin”, una valuta digitale legata a monete reali più stabili come il dollaro potrebbe rappresentare una soluzione che sfrutterebbe i vantaggi delle criptovalute evitando gli eccessi di volatilità che hanno caratterizzato il settore a partire dal bitcoin, che si avvia a chiudere l'anno con un pesante ridimensionamento delle quotazioni: un anno fa aveva da poco toccato il picco storico di quasi 20mila dollari, oggi è crollato al di sotto dei 4mila dollari.

Criptovalute all'insegna della stabilità
Di “stablecoin” esistono già diversi modelli. Il più famoso è Tether, agganciato alla parità con il dollaro grazie a emissioni che avrebbero dovuto essere garantite con riserve in biglietti verdi. In realtà il progetto è sospettato di non aver mantenuto fede agli impegni di riserve in dollari e di essere stato utilizzato lo scorso anno per manipolare le quotazioni del bitcoin.
Già altri servizi di messagging hanno avviato progetti in ambito cripto, ma finora senza grandi risultati concreti. Il più ambizioso è stato quello di Telegram che aveva peannunciato una Ico, la raccolta di fondi tramite emissione di una nuova valuta, che ha raccolto quasi due miliardi di dollari in un'operazione molto più contenuta rispetto alle ambizioni iniziali, la cui realizzazione si è persa nei meandri del crollo dell'intero settore.

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