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Facebook studia la sua blockchain: cosa ci farà Zuckerberg

di Pierangelo Soldavini


Foto Afp

4' di lettura

Mark Zuckerberg l’aveva promesso a inizio anno: anche lui è affascinato dalle prospettive di disintermediazione della blockchain e allora anticipava che avrebbe dedicato risorse a comprenderne al meglio potenziali benefici e rischi. Detto e fatto. Quattro mesi dopo, Facebook passa all’azione e nell’ambito dell’ampia riorganizzazione interna appena annunciata mette in campo anche un team specifico dedicato alla tecnologia alla base del bitcoin.

A capo della nuova divisione è stato indicato David Marcus, con alle spalle una carriera nel mondo dei pagamenti, che ha gestito finora Messenger, uno dei servizi a più alta crescita di Menlo Park. Una nomina che testimonia che si tratta di un settore su cui Zuckerberg punta molto, senza però precisare quali potranno essere le potenziali applicazioni. Possiamo quindi limitarci a fare delle ipotesi sulle intenzioni di Facebook sulla blockchain.

Gestione sicura dei dati
All’indomani dello scandalo Cambridge Analytica, che ha messo sotto gli occhi di tutti tutte le carenze del social media nella gestione dei dati personali dei suoi utenti, la prima cosa che salta in mente è l’uso della tecnologia del “registro distribuito” (distributed ledger) per una gestione più sicura e affidabile dei dati.

A ventilarlo è anche Recode, il sito online che per primo ha rivelato l’esistenza della divisione: lo storage di dati con la protezione di sistemi crittografici, che è appunto una delle caratteristiche peculiari della blockchain, è una soluzione che garantirebbe un controllo più preciso della mole di dati dei suoi utenti. E potrebbe far apparire che i 2,2 miliardi di utilizzatori di Facebook siano in pieno possesso dei dati. La crittografia e le criptovalute rappresentano strumenti ideali che «sottraggono il potere ai sistemi centralizzati e lo restituiscono alle persone», aveva indicato Zuckerberg nel suo post di inizio anno. Ma qualche analista ha iniziato a storcere il naso, dubitando che sia davvero indispensabile il ricorso alla blockchain per raggiungere obiettivi che sono alla portata anche di tecnologie più tradizionali.

In arrivo lo ZuckerCoin?
Quando Zuckerberg aveva sorpreso il suo pubblico dichiarando il suo interesse per le tecnologie innovative che abilitano una decentralizzazione dei processi, c’era chi aveva ipotizzato che Facebook potesse valutare l’emissione di un proprio token, una criptovaluta da poter utilizzare per garantire servizi accessori e a pagamento ai propri utenti. O addirittura che possa garantire agli azionisti una partecipazione al successo finanziario della piattaforma, quasi alla stregua di dividendi per i possessori di azioni. Ma, tenedo conto anche del blocco di Facebook alle pubblicità delle Ico, le offerte iniziali di valute, l’ipotesi non sembra molto coerente.

Qualche anno fa Menlo Park aveva introdotto una sua valuta virtuale , i Credits, da utilizzare per acquistare bene virtuali all’interno dei suoi giochi, a partire da Farmville. L’esperimento, avviato nel 2009, l’anno di nascita di Bitcoin, non è durato neanche tre anni. Ma se fossero stati utilizzati Bitcoin oggi qualche utente sarebbe miliardario.

Pagamenti istantanei
Il fatto che alla guida della divisione blockchain sia stato nominato David Marcus, che prima di Facebook aveva avviato un percorso tutto incentrato sui pagamenti, fino alla presidenza di PayPal, potrebbe indicare che Facebook potrebbe adottare una critptovaluta come proprio mezzo di pagamento. Lo stesso Marcus è anche nel board di Coinbase, una delle maggiori piattaforme globali di exchange per criptovalute.

Finora il Bitcoin, nato come strumento di pagamento in un sistema che non ha bisogno di intermediari, ha mostrato tutti i suoi limiti da questo punto di vista, in termini di efficienza: il sistema di validazione distribuita delle transazioni è decisamente lento e costoso.

Ma è evidente che un appoggio di Facebook avrebbe un effetto di sostegno a livello globale per l’uso come mezzo di pagamento: il social media ha 2,2 miliardi di utenti, che diventano più del doppio se si aggiungono quelli di Instagram, Whatsapp e delle altre controllate. Peraltro la stessa Whatsapp ha già avviato una sperimentazione per pagamenti istantanei via mobile.

Un presidio sulla tecnologia
La scelta di Zuckerberg potrebbe essere dettata, più banalmente, da un quadro concorrenziale che costringe il Big tech a presidiare tutti i settori emergenti. E questo può essere tanto più vero per una tecnologia dall’elevato potenziale di crescita disruptive come la blockchain. Che, secondo i suoi fautori, potrebbe rappresentare una nuova rivoluzione tecnologica al pari di quella di internet. Anche Google starebbe lavorando a una blockchain privata al servizio della sua piattaforma di cloud computing, mentre Amazon ha avviato un servizio di “blockchain as a service” nel cloud.

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