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Fact-check sul petrolio saudita: foto e video non cancellano i dubbi  

di Sissi Bellomo

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(Reuters)

3' di lettura

Oleodotti perforati, impianti per lavorare il petrolio sorretti da impalcature e anneriti dalle fiamme. Ovunque squadre di tecnici indaffarati. Saudi Aramco per la prima volta ha mostrato ai media gli obiettivi degli attacchi del 14 settembre. Ma l’operazione trasparenza non ha raggiunto appieno il suo obiettivo.

Diversi esperti consultati dal Sole 24 Ore rimangono tuttora scettici sulla possibilità di un completo recupero della capacità produttiva saudita (12 milioni di barili al giorno in tutto) entro fine novembre. Le notizie e le immagini diffuse ieri hanno anzi rafforzato la convinzione che due mesi e mezzo non basteranno per fare tutto.

È infatti emerso che sarà necessario sostituire almeno una parte delle 9 colonne per la stabilizzazione del greggio che – ormai è ufficiale – sono state colpite negli attacchi (5 ad Abqaiq e 4 a Khurais):  impianti che di norma vengono costruiti in dieci mesi in cantieri lontani dall’Arabia Saudita e che dopo la consegna devono essere montati sul posto e collaudati.

Giudicare a distanza comporta sempre un margine di errore. D’altra parte Riad – che ieri ha organizzato un volo privato per trasportare troupes televisive, fotografi e reporter occidentali nelle aree colpite dagli attacchi – non ha coinvolto nel gruppo giornalisti di testate specializzate. La maggior parte erano corrispondenti dal Medio Oriente, più focalizzati su questioni politiche e militari che su aspetti tecnici dell’industria petrolifera.

I veri esperti, quelli che lavorano nell’Oil & Gas, hanno però potuto cogliere qualche spunto di riflessione dalle numerose immagini circolate attraverso media e social media.

Qualcuno è sobbalzato: la sicurezza dei giornalisti – ai quali è stato fatto indossare soltanto un elmetto – è stata messa a rischio secondo alcuni tecnici del settore, se è vero che nei due siti la produzione è già parzialmente ripresa.

In posti del genere, afferma un esperto, «è assolutamente impossibile mandare in giro persone con smartphone e telecamere senza che indossino rilevatori per i gas H2S (idrogeno solforato o acido solfidrico, Ndr)». Questo a maggior ragione quando «ci sono impianti perforati, che potrebbero generare perdite».

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«Se hai fughe di H2S sopra i limiti non lo senti e muori in pochi minuti», ha chiarito un secondo esperto. Un terzo professionista è più cauto nelle ipotesi: «È probabile che i giornalisti fossero accompagnati da persone munite di rilevatori, consegnarne uno a chi non è addestrato a usarlo non serve a nulla», è più pratico «creare una cortina di sicurezza attorno piuttosto che fare i fiscali».

Quanto alle questioni tecniche, i dirigenti di Saudi Aramco hanno ribadito anche ieri che i due complessi colpiti torneranno entro fine mese «ai livelli di attività di prima degli attacchi». Per Abqaiq, crocevia strategico per l’export di Riad, questo significa salire dai 2 milioni di barili al giorno già recuperati a 4,5 mbg (non 4,9 mbg come era stato detto nei giorni scorsi, né la piena capacità di 7 mbg, che viene da pensare fosse già compromessa in precedenza).

Il complesso però – anche questo è ufficiale – è stato colpito 18 volte nel corso dell’attacco, riportando danni a 5 colonne per la stabilizzazione del greggio e 11 sferoidi, che servono a separare acqua e gas pericolosi. Uno degli esperti consultati dal Sole non ha notato danni troppo gravi a questi ultimi, almeno in base alle immagini. Un altro sostiene che non è strettamente necessario che tornino tutti in funzione se i sauditi sono disposti a fare “flaring”, ossia bruciare gas in atmosfera.

Tutti invece concordano sulla necessità di sostituire alcune (se non tutte e cinque) le colonne di stabilizzazione. «Ciascuna alla base ha almeno una pompa che potrebbe essere rimasta esposta alle fiamme per ore», osserva uno di loro.

Quanto a Khurais – secondo giacimento del Paese ed esso stesso centro di smistamento del greggio – finora «ha recuperato il 30% della produzione», hanno detto i dirigenti Aramco. Tornare ai livelli di prima dell’attacco vuol dire arrivare nel giro di soli dieci giorni a 1,2 mbg, su una capacità totale di 1,45 mbg. L’obiettivo potrebbe comunque essere realistico.

Al Sole 24 Ore risulta che a Khurais certamente verrà sostituita una colonna di separazione, che è rimasta «piuttosto compromessa». Secondo la stessa fonte però altre tre colonne dovrebbero ripartire già oggi.

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