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Fake meat e non solo: le proteine vegetali verso 10 anni di corsa ai consumi

Secondo Boston consulting group, i prodotti alternativi a quelli di origine animale (dagli hamburger ai formaggi) passeranno da 13 a 97 milioni di tonnellate l'anno, sostituendo l'11% degli acquisti attuali

di Giorgio dell'Orefice

Consumi in crescita per proteine vegetali e fake meat

2' di lettura

Mentre in Europa si discute se sia o meno possibile utilizzare termini come hamburger o bistecca per prodotti di origine vegetale, di fatto l’universo delle proteine alternative ai prodotti della zootecnia (latte, carne, formaggi, uova) sta per imboccare una spirale di crescita vertiginosa e molto rapida che porterà le proteine alternative (sia di origine vegetale ma anche a base di microrganismi o derivate da cellule animali) a raggiungere un fatturato globale di 290 miliardi di dollari nel 2035. In meno di quindici anni quindi il consumo globale di tali prodotti passerà dagli attuali 13 a 97 milioni di tonnellate l’anno raggiungendo una quota dell’11% dell’attuale consumo totale di proteine animali.

È quanto emerge dallo studio del Boston Consulting Group “Food for Thought. The Proteine Transformation” . Un universo complesso quello delle proteine alternative e che contempla sia le proteine derivate dalle piante, come soia o piselli, sia quelle prodotte utilizzando batteri, lieviti, alghe unicellulari e funghi o ancora coltivate direttamente da cellule animali (come carne o frutti di mare).

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La grande escalation del mercato delle proteine alternative, secondo Boston Consulting Group, «sarà spinta dall’interesse di consumatori, aziende e investitori verso prodotti più sani, realizzati con minori emissioni di CO2 e minori implicazioni etiche legate all’allevamento intensivo di animali». Lo scenario tratteggiato al 2035 è solo quello base che potrebbe registrare accelerazioni ulteriori nel caso in cui i miglioramenti di efficienza produttiva dovessero consentire di ottenere prodotti realmente comparabili nel gusto, nella consistenza e nel prezzo con quelli attualmente realizzati con proteine animali. «In tal caso – aggiungono al Boston Consulting Group – la quota di mercato potrebbe arrivare al 16% del totale e spingersi fino al 22% nel caso in cui venissero introdotti degli incentivi ad hoc da parte degli enti regolatori».

«Le proteine alternative – spiega il Director e Senior partner di Boston Consulting Group, Lamberto Biscarini – potrebbero presto eguagliare le proteine animali per gusto, consistenza e prezzo. Ci aspettiamo che tale parità possa stimolare una nuova ondata di crescita, catapultando quello che oggi è un mercato nascente nel mainstream, il tutto con significativi benefici ambientali. L’arena delle proteine alternative è molto aperta e il progresso è veloce. C’è una reale opportunità per gli investitori di giocare in anticipo anche se sarà sempre necessario adeguare le conoscenze a uno scenario in rapido mutamento».

Nelle stime effettuate da BCG non tutti i segmenti seguiranno un uguale trend di crescita. «In particolare – spiegano – si prevede che le proteine a base vegetale raggiungeranno la parità in termini di gusto, consistenza e prezzo con carne, uova e latticini entro il 2023. Quelle basate su microrganismi entro il 2025 mentre un’effettiva equivalenza sarà più lenta (solo entro il 2032) per le proteine basate su cellule animali».

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