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Fake news e caso Orban: così l’Ue si difende dall’avanzata dei populisti

di Beda Romano


Europee, monta la rivolta nel Ppe per cacciare Orban

3' di lettura

A meno di tre mesi dalle prossime delicate elezioni europee, l’establishment comunitario sta tentando di isolare i partiti più estremisti ed euroscettici, contrastare le campagne pubblicitarie menzognere e combattere la manipolazione di false informazioni. La partita non è facile, tanto più che i temi dividono paesi e partiti in seno alla stessa Unione europea. La più recente batteria di proiezioni mostra un nuovo aumento della Lega nel prossimo Parlamento europeo.

Dopo mesi di tira-e-molla, il Partito popolare europeo ha deciso di mettere all’ordine del giorno il futuro di Fidesz, il movimento di Viktor Orbán. Da tempo il controverso premier ungherese è accusato di indebolire lo stato di diritto nel suo paese, anche per via di una politica discriminatoria nei confronti degli migranti. Esponenti popolari hanno annunciato che la dirigenza del PPE ha ricevuto mozioni da parte di sette partiti provenienti da cinque paesi a favore di una espulsione di Fidesz dallo stesso PPE.

Richieste sono giunte dal Belgio (due), dalla Svezia (due), dall’Olanda, dalla Finlandia e dal Lussemburgo. La questione verra discussa dall’assemblea politica del PPE nella sua riunione del 20 marzo, a ridosso di un vertice europeo che verrà preceduto da una tradizionale riunione dei capi di stato e di governo affiliati allo stesso PPE. L’esito del dibattito è ancora incerto, tanto la questione sta dividendo il movimento di centro-destra.

«Una decisione di espellere o di sospendere Fidesz deve essere presa a maggioranza assoluta dei membri presenti», notava ieri un esponente del PPE. I partiti-membri dell’Est guardano con favore al partito di Viktor Orbán, fosse solo per vicinanza geografica. Altri partiti-membri, dell’Europa occidentale questa volta, non vogliono che la loro eventuale opposizione al premier ungherese venga strumentalizzata in patria da chi potrebbe accusarli di avere la mano leggera contro l’immigrazione.

Il capogruppo popolare e candidato alla presidenza della prossima Commissione europea Manfred Weber ha spiegato che «tutte le opzioni sono sul tavolo». I dubbi sono tanti.

Perdere un membro significa perdere peso politico, ma anche fondi parlamentari. Al tempo stesso, l’imbarazzo provocato da Fidesz è grande. Nel 2015, i Socialisti europei discussero senza successo della possibilità di escludere il movimento SMER di Robert Fico, allora premier slovacco, per le sue scelte anti-migranti.

Peraltro, la vicenda giunge mentre tra Budapest e Bruxelles sono bruscamente aumentate le tensioni. La Commissione europea ha accusato il governo ungherese di aver lanciato una campagna elettorale menzognera nei confronti dell’esecutivo comunitario e del suo presidente, Jean-Claude Juncker. Da metà febbraio manifesti elettorali in Ungheria stanno lasciando intendere che il finanziere George Soros e il presidente Juncker favoriscono l’ingresso di migliaia di immigrati in Europa.

In questa contesto, questa settimana Bruxelles ha rimproverato a Google, Facebook e Twitter di non fare abbastanza per impedire la distribuzione di false informazioni a tre mesi dalle prossime elezioni europee. In ottobre, le tre società americane hanno sottoscritto un codice di condotta volontario che secondo il commissario agli affari di sicurezza Julian King non è stato finora pienamente rispettato, notando pochi progressi nella lotta contro pubblicità politica menzognera.

Intanto, il Parlamento europeo ha pubblicato nuove proiezioni in vista delle elezioni del 23-26 maggio. PPE e Socialisti non avrebbero la maggioranza, e sarebbero costretti a governare con i Liberali e possibilmente anche i Verdi. La Lega invece si confermerebbe il primo partito italiano con 28 seggi (6 nelle scorse europee e 27 in base alle precedenti proiezioni di due settimane fa), e sarebbe inoltre il secondo partito dopo la CDU/CSU tedesca (con 34 seggi).

COSÌ IL NUOVO PARLAMENTO EUROPEO
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