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Falconeri guarda oltre Europa e Italia Giappone sotto tiro

Il primo passo di approccio al Sol Levante è stata l’apertura di un negozio a insegna Falconeri a Tokyo nel quartiere di Ginza

di Giulia Crivelli

A Ginza. Il flagship store Falconeri, nel cuore di Tokyo

3' di lettura

Forse il 2022 del gruppo Calzedonia verrà ricordato soprattutto per l’acquisizione di Antonio Marras (si veda Il Sole 24 Ore dell’8 settembre), che ha colto il mondo della moda di sorpresa e dalla quale ci si aspettano altre, positive, sorprese, a partire dalla prossima fashion week donna di Milano, che sarà nel febbraio 2023. Ma quello che sta per finire è stato un anno importante per tutti i marchi dell’originale portafoglio del gruppo veneto guidato da Sandro Veronesi, del quale fanno parte, oltre al brand che dà il nome al gruppo, Intimissimi, Tezenis, Signorvino, Atelier Emé (abiti da sposa e da cerimonia) e Falconeri.

È da quest’ultimo che nel 2022 sono arrivate tante positive novità, legate anche agli importanti investimenti fatti negli anni scorsi e persino nel periodo più difficile della pandemia. «Per un marchio che vuole offrire maglioni e abbigliamento in cashmere e altri filati pregiati al miglior prezzo possibile, affrontare il mercato giapponese è una sfida molto ambiziosa, quasi spericolata – racconta Sandro Veronesi, presidente del gruppo Calzedonia –. Da una parte il Giappone è la patria di Fast Company, la società che sul rapporto qualità-prezzo di Uniqlo e di altri suoi marchi ha costruito un impero e che da anni punta a crescere in Europa. Dall’altra ci sono i clienti locali, tra i più esigenti al mondo e tra i più fini conoscitori di filati e tessuti di qualità».

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Il primo passo è stata l’apertura di un negozio a insegna Falconeri a Ginza, il quartiere di Tokyo dove si trova la maggior parte dei marchi della moda e in particolare dell’alto di gamma, molti dei quali italiani o francesi (l’altra zona di pregio è Omotesando, dove infatti oggi sarà Max Mara ad aprire un flagship store di 400 metri). «Oltre alla qualità e alla trasparenza della filiera, dagli allevatori alla produzione, fatta in gran parte nei nostri stabilimenti italiani, noi offriamo, ai giapponesi e non solo, lo stile e la varietà di modelli, fit, look», spiega Veronesi.

Negli ultimi anni l’ufficio stile della sede di Falconeri, che si trova ad Avio, in provincia di Trento, ha lavorato molto sull’ampliamento delle collezioni da donna e da uomo e sull’accostamento di materiali, per diminuire la stagionalità del cashmere, filato caldo e invernale per eccellenza. «Nel 2022 abbiamo aperto altri negozi in Italia ed Europa, ma in futuro pensiamo anche alla Corea del sud, Paese che, come il Giappone, apprezza molto il made in Italy e la qualità in generale», precisa Veronesi. C’è un tema però che prescinde da considerazioni commerciali o da analisi delle differenze tra mercati e caratteristiche dei clienti finali, ed è la sostenibilità, che per Falconeri (e per l’intero gruppo Calzedonia) è quanto di più lontano esista dal green washing.

Il “superior cashmere” di Falconeri nasce da una selezione ad hoc sui filati provenienti direttamente da Mongolia e Inner Mongolia. In particolare viene scelta la fibra Duvet, ossia la peluria più sottile e pregiata delle capre della regione dell’Asia orientale. «Da qui nascono due filati fiore all’occhiello del marchio – sottolinea Veronesi –: l’Ultrafine2.50 è formato da due fili pettinati e successivamente ritorti, che garantiscono altissime performance in termini di termoregolazione, elasticità e traspirazione: per un solo capo servono ben 12 chilometri di filo». Poi c’è il filato Ultrasoft 2.28, per pull caldi e “corposi”, realizzati in filati cardati composti da due fili ritorti, per i quali il gruppo lavora con una fabbrica del biellese. «In questo caso sono necessari dieci chilometri di filo per un singolo pull – conclude il presidente di Calzedonia –. Una qualità eccezionale ma accessibile, grazie a una politica di prezzo concorrenziale: i capi in superior cashmere di Falconeri sono proposti a 149 euro e cercheremo di rinviare finché possibile, visti i rincari generalizzati di materie prime ed energia, aumenti di listino».

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