impennata di default aziendali

Fallimenti a catena, mina vagante per la ripresa cinese

I fallimenti aziendali a catena rischiano di compromettere la ripresa della Cina. E ora Pechino vieta alle aziende il riacquisto del proprio debito

di Rita Fatiguso

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Operai al lavoro in un’azienda di Huabei, Cina orientale

I fallimenti aziendali a catena rischiano di compromettere la ripresa della Cina. E ora Pechino vieta alle aziende il riacquisto del proprio debito


2' di lettura

Lo spettro di fallimenti aziendali a catena rischia di rovinare la festa alla ripresa dell’economia cinese. In sette anni, ovvero da quando è stato “concesso” a un’azienda di Shanghai incapace di onorare i debiti di chiudere i battenti, i default sono cresciuti del 300%.

Negli ultimi giorni due colossi statali del settore minerario e dei microchip e una ventina di aziende private hanno alzato bandiera bianca. Un colosso del real estate mostra proprio in queste ore segni di cedimento.

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Il sistema corre ai ripari

L’imperativo dei vertici di Pechino, confermato dalla bozza del nuovo Piano quinquennale, è quello di stabilizzare il sistema, tanto più che i mercati cinesi continuano la loro corsa, apparentemente ignari del problema. Ma il sistema corre ai ripari vietando d’ora in poi la pratica particolarmente diffusa in Cina del riacquisto del proprio debito direttamente o attraverso terzi. Giovedì la National Association of Financial Market Institutional Investors (NAFMII), l’organismo di autogoverno del mercato interbancario, a sua volta sorvegliato dalla Banca centrale, ha emanato nuove regole vietando simili procedure.

Stop al riacquisto del debito

Il riacquisto del debito è diventato una prassi comune per le aziende a corto di liquità alle prese con le scadenze asfissianti.D’ora in poi bisognerà trovare altre soluzioni più trasparenti o, più semplicemente, fallire.

La NAFMII è impegnata anche a indagare le istituzioni implicate negli ultimi default (tra queste: Industrial Bank Co., China Everbright Bank Co., Zhongyuan Bank Co., China Chengxin International Credit Rating, Xigema Certified Public Accountants, Haitong Securities Co.). In aprile erano finite nel mirino istituzioni creditizie che prestavano soldi a tassi di interesse irrisori.

Mercati sempre in corsa

La Banca centrale ha lasciato invariato per l’ennesima volta in sette mesi il tasso di riferimento per i prestiti alla clientela prime rate (3,85% per il tasso a un anno).La mossa ha spinto in alto ancora una volta lo yuan. I mercati hanno registrato comunque una crescita, anche se lieve, ma gli investitori hanno concentrato gli acquisti nei settori manifatturieri più tradizionali. C’è un’incertezza forte che scorre sotto l’apparente euforia del sistema.

L’incognita delle misure di stimolo

Il timore più grande è cosa succederà quando la Banca centrale – che ha promesso di farlo a tappe – ridurrà le misure di stimolo.Le incertezze sembrano non aver distolto la Banca Centrale da questo piano di disimpegno che potrebbe contemplare anche una serie di pianificati fallimenti delle aziende più in crisi.Mossa non facile, specie per l’impatto sul mercato del lavoro: si tratta di realtà con migliaia di dipendenti che rimarrebbero a casa.I rischi finanziari della Cina rimarrebbero, comunque, gestibili.

Quest’anno tuttavia la Banca Centrale ha ridotto la quantità di denaro che le banche devono tenere in riserva, abbassando i tassi di interesse sui prestiti della banca centrale e fornendo ampia liquidità. L’economia cinese rimane l’unica al mondo destinata a crescere quest’anno poiché gli indicatori di produzione industriale, investimenti e spesa dei consumatori indicano tutti un’espansione che rimane sulla buona strada.


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