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Fallimento Qui! Group, arrestato il patron Fogliani

Sequestrati beni per 80 milioni

di Raoul de Forcade


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2' di lettura

Ci sono anche il Miur e una società americana, la Flector lux holding 2, tra i presunti truffati da Qui! Group, la società genovese di buoni pasto fallita nel settembre 2018, i cui vertici, compreso il patron Gregorio Fogliani, sono stati arrestati oggi. Il ministero avrebbe subito una truffa per un valore di circa 1,12 milioni e la società Flector (entrata nel capitale di Qui con una quota pari al 6,2%) per 6 milioni.

I finanzieri del Comando provinciale genovese hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare personale, emessa dal Gip del Tribunale di Genova, nei confronti di sei persone legate a Qui! Group, indagate a vario titolo per i reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio e truffa aggravata.

Si tratta di Gregorio Fogliani, presidente del gruppo, Luigi Ferretti, ad, Rodolfo Chiriaco, consigliere delegato, che sono stati tradotti in carcere. E poi della moglie di Fogliani, Luciana Calabria e delle due figlie Chiara e Sarena, per le quali sono scattati gli arresti domiciliari.

Le Fiamme gialle hanno dato esecuzione anche a un sequestro preventivo disposto dall’Autorità giudiziaria su beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 80 milioni di euro. A spiegarlo sono stati il procuratore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Patrizia Petruzziello, che hanno coordinato le indagini svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Genova.

L’operazione ha permesso di individuare, è stato spiegato, reiterati episodi di bancarotta, realizzati attraverso l’omessa contabilizzazione di somme da pagare per 179,5 milioni; l’esposizione in bilancio di utili fittizi, che venivano poi distribuiti ai soci, per 3,24 milioni; l’imputazione a bilancio di costi non inerenti e il dirottamento di somme a favore di altre società riconducibili alla stessa famiglia di imprenditori (tra queste la società Azzurra), per 41,9 milioni; l’acquisto di una villa a Forte dei Marmi per euro 4,8 milioni; nonché la commissione dei reati di “truffa aggravata” per 6 milioni nei confronti dell’investitore americano, e di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” (dal Miur) per 1,12 milioni.

Sono emersi inoltre, hanno chiarito Pinto e la Petruzziello, episodi di riciclaggio, autoriciclaggio e «impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita», commessi dagli indagati, che avrebbero movimentato sui conti correnti bancari le somme provento dei reati commessi, anziché destinarle al pagamento dei buoni pasto.

Le indagini hanno dimostrato, hanno spiegato Pm e finanzieri, come per l’imprenditore, per i membri della sua famiglia e per gli amministratori, fosse assolutamente conoscibile sia lo stato di insolvenza in cui versava, da anni, la società, sia l’imminenza degli ulteriori fallimenti delle altre aziende riconducibili alla famiglia.

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