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Fallimento Thomas Cook, Federalberghi: i clienti devono ripagare il soggiorno

«Il mio suggerimento è contattare i clienti e spiegare la situazione – dice il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara – per evitare che si aprano contenziosi antipatici: se i clienti si presentano, l'albergo chiederà di ripagare la camera e inviterà poi a chiedere il rimborso al fondo inglese. Altrimenti è meglio che i clienti non arrivino. Gli alberghi, del resto, non hanno alcun tipo di protezione per il mancato pagamento di un tour operator»

di Silvia Pieraccini


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2' di lettura

«Sarà una cosa dolorosa». Per il turismo italiano il fallimento di Thomas Cook è uno choc inaspettato e un danno dalle grandi proporzioni, seppur ancora difficili da stimare. Il tour operator inglese, uno dei più importanti al mondo, lavorava – direttamente o indirettamente - con migliaia di alberghi italiani, che ora sono davanti a un bivio: accogliere o meno i clienti che stanno arrivando e che hanno pagato a Thomas Cook?
«Il mio suggerimento è contattare i clienti e spiegare la situazione – dice il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara – per evitare che si aprano contenziosi antipatici: se i clienti si presentano, l'albergo chiederà di ripagare la camera e inviterà poi a chiedere il rimborso al fondo inglese. Altrimenti è meglio che i clienti non arrivino. Gli alberghi, del resto, non hanno alcun tipo di protezione per il mancato pagamento di un tour operator».

Le associazioni di categoria sono già tempestate di telefonate, e gli studi legali sono già all'opera per cercare di dare indicazioni alle strutture ricettive. «Thomas Cook era un'istituzione, era la prima agenzia di viaggi al mondo – spiega Giancarlo Carniani presidente di Confindustria Alberghi Firenze –. È difficile dire cosa deve fare un albergo con un cliente che ha pagato a un'agenzia fallita: di solito si richiede nuovamente il pagamento e si invita a rivalersi sull'agenzia fallita.
Per fortuna, Thomas Cook paga solitamente a 30 giorni, e dunque nella maggior parte dei casi aveva saldato le prenotazioni del mese di luglio. Mancano però quelle di agosto, mese “pesante” dal punto di vista dell'attività, oltre a quelle della prima parte di settembre.

«Sono conti da 100, 200mila euro – spiegano le associazioni – che sono importanti per un piccolo-medio hotel italiano». «Stiamo ricevendo continue telefonate di alberghi preoccupati», dicono sia Federalbeghi che Confindustria Alberghi. «Oltre alle prenotazioni future abbiamo anche clienti in ‘casa' che hanno prenotato con Thomas Cook, e con i quali diventa imbarazzante dialogare», afferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. «Quello di Thomas Cook è l'ennesimo caso dopo il fallimento di Amanda Tour – aggiunge – il fatto che stiano saltando uno dopo l'altro operatori fino a poco tempo fa molto affidabili non può essere una coincidenza».

In attesa di capire le cause, resta il problema per migliaia di alberghi italiani, in particolare a Sorrento, zona d'elezione del turismo inglese, ma anche in Chianti e in Versilia. Thomas Cook peraltro aveva come clienti non solo turisti inglesi ma da tutto il centro Europa. Quelli in volo sono stati invitati – con un annuncio pubblicato dal gruppo stesso sul proprio sito - a non presentarsi in aeroporto. Per quelli diretti nelle strutture ricettive, e per le strutture stesse, al momento non c'è alcun tipo di indicazione.

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