Delusione elettorale

Fallisce la sfida di Renzi: Italia Viva schiacciata dal neo-bipolarismo

All’ex premier resta lo spazio di manovra in Parlamento e, forse, un ritorno nella casa madre democratica nel medio periodo

di Emilia Patta

Referendum e regionali: D'Alimonte: ecco chi vince e chi perde

All’ex premier resta lo spazio di manovra in Parlamento e, forse, un ritorno nella casa madre democratica nel medio periodo


2' di lettura

Nella “sua” Toscana Italia Viva si è fermata poco sotto il 5%, meno della distanza tra il neogovernatore Eugenio Giani e la sua competitor leghista Susanna Ceccardi. In Campania ha portato a casa un discreto 7,4%, ma comunque non decisivo per la larga vittoria di Vincenzo De Luca. Nel Veneto di Luca Zaia la candidata “alternativa” Daniela Sbrollini si è fermata addirittura sotto l’1 per cento. E in Puglia il sottosegretario renziano Ivan Scalfarotto, lanciato contro il governatore uscente Michele Emiliano per minarne la vittoria, si è fermato al 2% nonostante l’apporto di Più Europa e di Azione di Carlo Calenda.

Fallita la sfida

Il meno che si possa dire è che la sfida di un polo riformista all’interno del centrosinistra lanciata da Matteo Renzi lo scorso anno, quando ha deciso l’uscita dal Pd e la formazione di Italia Viva, è fallita. L’ex premier è rimasto schiacciato dal neo-bipolarismo che sta prendendo forma dalle macerie del M5s che fu: da una parte l’attuale alleanza europeista di governo, dall’altra la destra sovranista a trazione salvinian-meloniana. Lungi dall’invertire quella che in casa renziana è stata chiamata per mesi la “deriva grillina” del Pd, Italia viva si avvia a fare il piccolo partito dell’alleanza tra Pd e M5s.

Il peso in Parlamento

A Renzi resta certo lo spazio di manovra in Parlamento da qui alla fine della legislatura, ormai avviata a concludersi stabilmente nel 2023: incidere sulla scelte che attendono il governo per rilanciare l’economia con i 209 miliardi di fondi Ue in arrivo, innanzitutto. Ma anche incidere sul destino della legge elettorale proporzionale con soglia al 5% voluta da Pd e M5s e che attende di essere esaminata dalla commissione Affari costituzionali della Camera: chiaro che, a maggior ragione dopo i risultati del 21 settembre, Italia Viva ha come la sinistra di Leu l’interesse ad abbassare la soglia o a cambiare schema spingendo su un sistema maggioritario basato sui collegi o su un premio di maggioranza che valorizzerebbe l’apporto dei piccoli partiti all’interno della coalizione.

Non è escluso un ritorno nella “casa madre”

Lui, Renzi, mostra di essere contento dei risultati e sicuramente ha tirato un bel respiro di sollievo per la vittoria di Giani nella sua Toscana: una sconfitta gli sarebbe senz’altro stata addebitata. Ma certo da oggi tutto cambia per l’ex premier. E non è escluso nel medio periodo un “ritorno” nella casa madre democratica, magari con una leadership più amica dopo il prossimo congresso previsto nel 2022 come quella di Stefano Bonaccini, nell’ambito di un ritorno a un Pd a vocazione maggioritaria che sia sufficientemente forte e plurale da riaccogliere - oltre a Renzi e ai suoi - anche i bersaniani di Articolo 1. Perché una cosa ha dimostrato questo quinquennio di scissioni in casa democratica: fuori dal Pd non c’è spazio elettorale nell’ambito del centrosinistra tradizionale, sia tra i moderati sia nella sinistra radicale.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti