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Fallita l’inglese Flybmi: è la decima compagnia aerea che salta in Europa

di Gianni Dragoni


I salvataggi di Stato di Alitalia sono costati 145 euro a italiano

3' di lettura

È la decima compagnia aerea che fallisce in Europa. La British Midland Regional Limited, conosciuta con il marchio «Flybmi», è rimasta a terra. Sabato sera ha annunciato la cessazione immediata dei voli.
Volava in 25 città europpe.

La piccola compagnia collegava la Gran Bretagna con 25 città europee, con voli regionali, in prevalenza su rotte secondarie. Aveva base all’aeroporto delle East Midlands, nel mezzo della Gran Bretagna, nel Leicestershire, circa 190 chilometri a Nord di Londra, presso Castle Donington, poco più a Sud di Derby e di Nottingham. Aveva accordi commerciali per la condivisione del codice di volo (codesharing) con altri vettori, Lufthansa, Brussels, Air Dolomiti, Turkish Airlines, Air France, Loganair. Così Flybmi collegava tra loro anche città europee al di fuori della Gran Bretagna. In Italia volava solo a Bergamo, sulla rotta per Monaco di Baviera, con il codice congiunto con Lufthansa. Ha 376 dipendenti tra Gran Bretagna, Germania, Svezia e Belgio e una flotta di 17 aerei «regional jet». Ha trasportato 522.000 passeggeri nel 2018.

I costi del carburante
In una nota, Flybmi ha detto che la decisione di interrompere l'attività è dovuta ai costi del carburante e delle emissioni di anidride carbonica. «Quest’ultimo derivante dalla recente decisione dell’Ue di escludere le aviolinee del Regno Unito dalla piena partecipazione al sistema di scambio delle emissioni». Inoltre ha pesato l'incertezza creata dalla Brexit, che dal 29 marzo prossimo potrà creare ostacoli all’attività delle compagnie britanniche nei voli all’interno dell’Unione europea.

Il collasso di Germania
Si allunga la lista delle compagnie fallite. La precedente vittima in ordine di tempo è stata Germania, low cost con base a Berlino che si è fermata due settimane fa. La nona a saltare in Europa in meno di due anni. Germania aveva 37 aerei, ha trasportato 4 milioni di passeggeri l'anno scorso. In gennaio aveva annunciato che “eventi imprevedibili” come il rialzo del prezzo del carburante nel 2018 e l’indebolimento dell'euro rispetto al dollaro erano stati «oneri importanti».

L’elenco dei fallimenti
I fallimenti delle compagnie in Europa sono esplosi nel 2017, con il collasso della britannica Monarch, di Air Berlin e il commissariamento di Alitalia, che ha chiesto la dichiarazione dello stato di insolvenza il 2 maggio 2017 ed è affidata a tre commissari nominati dal governo. Nell'autunno del 2018 è fallito un gruppo di vettori più piccoli: la lettone Primera, Cobalt di Cipro, la tedesca Azuraair, la lituana Small Planet Airlines, la svizzera Skywork.

Ryanair, trimestre in rosso
La numero uno delle low cost in Europa, Ryanair, ha annunciato una perdita di 22 milioni di euro per il terzo trimestre 2018 2018, il primo risultato in rosso dal 2014. Anche Norwegian Air Shuttle, che ha lanciato i voli low cost a lungo raggio, è in forti difficoltà economico-finanziarie.

Alitalia consuma la cassa
Alitalia continua a volare grazie al prestito statale di 900 milioni, la cui restituzione è stata più volte rimandata, fino al 30 giugno 2019. Con gli interessi, Alitalia deve restituire più di un miliardo allo Stato. Il governo sta cercando di farla comprare a un consorzio guidato dalle Ferrovie dello Stato, che cercano un partner industriale. Dopo il ritiro di Air France-Klm, il cda delle Fs ha deciso di aprire una trattativa con l’americana Delta in tandem con EasyJet. Anche Lufthansa è interessata, ma prenderebbe solo poco più di metà dell'attività di volo ed è stata esclusa dalla trattativa. L’obiettivo di Fs è di arrivare a un accordo con Delta e easyJet e firmare l'acquisto delle attività di Alitalia, attraverso una nuova società, entro il 31 marzo prossimo. C’è stato un rinvio di due mesi rispetto al termine già fissato per il 31 gennaio. Intanto, Alitalia continua a bruciare cassa. A fine gennaio in cassa c’erano meno di 500 milioni, secondo le dichiarazioni dei commissari. Invece secondo fonti esterne la cassa effettiva sarebbe più bassa di quanto dichiarato ufficialmente. Fino a quando durerà?

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    Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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