BREVETTI & SEGUGI

Falsi ricambi auto, nella Ue un business da 2 miliardi

Undici Pmi di componenti auto, aderenti ad Anfia, hanno chiesto alla società di Internet Intelligence Convey di mappare i siti di e-commerce alla ricerca dei propri dischi, freni e pastiglie falsificati e venduti online. Una piaga. In 8 casi su 10 “Made in China”

di Laura Cavestri


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3' di lettura

Un’artiglieria pesante di brevetti industriali, design e marchi registrati, nonchè diritti di copyright. E protezioni persino sul materiale pubblicitario e di marketing online. La contraffazione sui ricambi auto o sui componenti per biciclette si combatte anche così. Lo sa bene la piccola Selle Smp – azienda padovana, 12 milioni di fatturato, che produce selle “hi-tech” per bici: «In 5 anni – ha spiegato Nicolò Schiavon, Sales and Marketing Manager di Selle Smp – attraverso il monitoraggio di 78 piattaforme, sono state rimosse più di 8mila inserzioni e sono state bloccate circa 12mila transazioni, per un totale di 350mila euro, calcolati ai prezzi dei “contraffattori” di ricavi illeciti bloccati».
Essenziale, ha concluso Schiavon, «è stato avere un IP portfolio con un corretto mix di titoli di protezioni estese e la volontà di perseguire i contraffattori, basata su procedure amministrative snelle e rapide, in grado di fronteggiare la multicanalità dei fenomeni».Insomma, non bisogna essere per forza “grandi”. Si deve diagnosticare il problema e attivare la cura, cioè investire nella “caccia al falso”.

Per questo, pochi giorni fa sono stati presentati i risultati del “progetto pilota” tra Convey e Anfia (l’associazione dei produttori componenti auto) che ha coinvolto 11 imprese di Anfia Aftermarket appartenenti a 4 macrocategorie, aperto a maggio 2018 e concluso a febbraio 2019. «Obiettivo – ha spiegato Andrea Debernardis, responsabile del gruppo Componenti Anfia – fare un’attività di “internet intelligence”, sulle grandi piattaforme di e-commerce (e in particolare dai grandi marketplace di Cina e Far East) e realizzare una prima mappatura delle contraffazioni delle singole aziende coinvolte, nonché fornire una prima quantificazione del danno subito. Anche perchè molto avviene sui social che diventano sepre più piattaforme e-commerce. Oltre al fatto che molti importatori europei senza scrupoli fanno arrivare prodotti falsi dall'Asia e poi li rivendono su propri siti e-commerce».

«In questo periodo – ha sottolineato Giuseppe Provera, amministratore Unico di Convey – sono state analizzate 22 piattaforme e-commerce B2B e B2C, per un totale di oltre 2 milioni di inserzioni rilevate di cui 30mila molto sospette, pilotate da 1.500 sellers e per un illecito calcolato di oltre 32 milioni di euro ai prezzi dei contraffattori. Abbiamo riscontrato violazioni di marchi registrati, l’infringement di modelli di design e l'uso non autorizzato di materiali protetti da copyright. Per contrastarli non basta la tradizionale “via giudiziale”. Bisogna affiancarle una via stragiudiziale fatta di un IP Portfolio (marchi, design, etc)il più ampio possibile. E poi tecnologie, metodologie e know-how specialistico, per togliere ai seller – che sono nella gran parte produttori cinesi – ossigeno online. Poi, si deve lavorare anche sulle loro identità, coinvolgere le autorità doganali e denunciarli alle autorità dei loro Paesi».

Anche i prodotti Pedrollo - azienda leader nel settore delle elettropompe (oltre 170 milioni di fatturato, il 90% dei quali in 160 Paesi esteri e 500 dipendenti)– sono stati presi di mira dai contraffattori, al punto che nel 2014 l’azienda ha stimato una perdita di circa il 30% del fatturato a causa del fenomeno. «Dal 2015 al 2019 – ha affermato Giorgio Tubini, Sales Director Europe di Pedrollo – sono state condotte molteplici attività che hanno portato ad eliminare oltre 10mila inserzioni illecite e a contrastare oltre 800 “seller”, bloccando così la vendita di 1 milione di “prodotti fake”».

Imprese: brevetti e copyright, crescono le richieste di protezione. Sempre più brand protection

In Italia (che con la Germania ha il mercato del falso più fiorente), il traffico dei ricambi non omologati e privi del marchio Ce valeva – nel 2012 – 120 milioni di euro, pari al 15% di tutti i ricambi venduti ogni anno in Ue. Un dato più recente, ufficialmente, non esiste. «Anche se – ha aggiunto De Bernardis – sappiamo che tra 2014 e 2016, la Guardia di Finanza ha sequestrato 1,4 milioni di pezzi». Ma è lecito pensare che il mercato sia esploso se, secondo l’Euipo (l’Agenzia Ue per la proprietà intellettuale), ogni anno, batterie, pneumatici e ricambi “falsi” ci costano 2 miliardi di euro. L’80% dei prodotti vengono da Cina e Far East. Tra i pezzi più contraffatti, i dischi dei freni (18%), seguiti dalla tiranteria sterzo (17%), le pastiglie dei freni (16%), i ricambi del motore (16%), i filtri (4%) e le pompe dell’olio (4 per cento).

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