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Falso complotto ai danni di Eni: perquisizioni, arrestato un giudice

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(Stefano Scarpiello)


3' di lettura

Una operazione congiunta tra la Procura di Roma e Messina ha portato la Guarda di Finanza a effettuare 15 arresti per due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari. Tra gli arrestati anche Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, l'avvocato Piero Amara e gli imprenditore Fabrizio Centofanti e Enzo Bigotti, quest'ultimo già coinvolto nel caso Consip. Secondo le accuse il pm avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziale, in cambio di soldi, per aiutare i clienti di due avvocati siracusani.

Due i sodalizi criminali
Le procure hanno reso noto che le «indagini hanno preso le mosse da distinti input investigativi convergendo sull'operatività dei due sodalizi criminali, consentendo la ricostruzione di ipotesi di bancarotta fraudolenta da parte di soggetti non riconducibili alla struttura delle organizzazioni». L’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, arrestato oggi dalla Finanza, è accusato di associazione a delinquere, corruzione e falso. Il magistrato da qualche mese ha chiesto il trasferimento al tribunale di Napoli.

Il pm arrestato coinvolto in falso complotto Eni
I metodi “disinvolti” usati dall'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, magistrato arrestato oggi per corruzione e associazione a delinquere che usava il suo potere per avvantaggiare i clienti di due avvocati siracusani Giuseppe Calafiore e Piero Amara, sono ben esemplificati in uno dei capi di imputazione contestati: quello che riguarda il cosiddetto caso Eni. Longo, su input di Amara, legale esterno dell'Eni, avrebbe messo su un'indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione della società del cane a sei zampe e del suo ad Claudio Descalzi. In realtà, per gli inquirenti che hanno arrestato anche Amara e Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l'inchiesta
milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto.

Falso complotto Eni, Gdf perquisisce dirigente azienda
Il nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano ha effettuato perquisizioni a carico di Massimo Mantovani, ex responsabile dell'ufficio legale di Eni e attuale dirigente della società, indagato per associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati. Stando all'inchiesta del pm Laura Pedio, sarebbe l'organizzatore di presunte manovre di depistaggio per condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria. Il filone d'indagine si intreccia con l'inchiesta delle Procure di Roma e Messima. Mantovani, secondo la procura di Milano, avrebbe agito assieme all'avvocato Piero Amara, arrestato oggi nell'operazione congiunta delle Procure di Roma e Messina, per organizzare presunte manovre di depistaggio al fine di condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria. Depistaggio che sarebbe avvenuto attraverso la denuncia di un complotto contro l'ad Claudio Descalzi, poi rivelatosi inesistente.
Sarebbe stato, stando alle indagini del procuratore aggiunto Laura Pedio, il milanese Massimo Gaboardi, tecnico-progettista che ha lavorato anche per l'Eni, a denunciare alla Procura di Siracusa il falso complotto. E per farlo avrebbe ricevuto soldi da Alessandro Ferraro, collaboratore di Amara. Quest'ultimo, a
sua volta, sarebbe stato in contatto con Mantovani.

Eni (non indagata): auspichiamo chiarezza
In riferimento all'inchiesta condotta da alcune Procure in merito a un presunto falso complotto costruito ai danni dei propri vertici aziendali, Eni, non indagata, auspica che si faccia quanto prima chiarezza sui fatti oggetto di indagine, ha dichiarato un portavoce del gruppo, interpellato telefonicamente.

Per i giudici il pm «svendeva la propria funzione»
«In qualità di pubblico ufficiale svendeva la propria funzione», si legge nella misura cautelare emessa a suo carico. Si legge che il magistrato «concorreva alla redazione di atti pubblici ideologicamente falsi, si faceva corruttore di altri pubblici ufficiali, con piena accettazione da parte degli stessi, che venivano per giunta da lui remunerati con soldi pubblici, intratteneva una rete di rapporti dall'origine oscura e privi di apparente ragion di essere oltre che, in certi casi, contraria ai più elementari principi di opportunità, depone nel senso della assoluta insufficienza a contenere il pericolo di reiterazioni criminosa attraverso misure diverse e meno afflittive della custodia cautelare in carcere».

Magistrato arrestato era stato sanzionato da Csm
Giancarlo Longo, il magistrato arrestato oggi, era stato sanzionato nei mesi scorsi dal Csm a seguito di un procedimento disciplinare e poi trasferito il 26 luglio da Siracusa, dove era pm, al tribunale civile di Napoli come giudice. Il trasferimento in prevenzione è avvenuto su sua domanda.

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