i fondi necessari per la riforma

Famiglia, per l’assegno unico serve un riordino da 15 miliardi

di Michela Finizio e Valentina Melis


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Marka

3' di lettura

L’assegno unico per la famiglia, che il Governo intende introdurre dal 2021 con il Family act, parte da una scommessa: rimpiazzare una serie di misure esistenti e ridestinare le risorse a quella nuova, attraverso scelte politiche forti. Tra gli istituti nel mirino del riordino ci sono, ad esempio, le detrazioni Irpef per figli a carico che valgono 8,2 miliardi e gli assegni al nucleo familiare per i lavoratori dipendenti per 5,9 miliardi. Solo attingendo da questi fondi, infatti, sarebbe possibile garantire un assegno universale, senza soglie di reddito, dalla nascita all’età adulta dei figli, in via strutturale.

Il piatto delle risorse a cui attingere
L’annuncio governativo si intreccia - e bisognerà vedere in quale modo - con la via finora prospettata dal disegno di legge Del Rio (Ac 687), che prevede un assegno unico da 240 euro al mese per ciascun figlio minorenne a carico, che diventano 80 euro per il maggiorenne a carico, fino a 26 anni (con un incremento del 40% di ambedue le prestazioni se il figlio ha una disabilità). Anche il Ddl targato Pd prevede la sostituzione delle vecchie misure a favore di questo assegno, eliminando: le detrazioni fiscali per minori a carico; gli assegni al nucleo familiare; l’assegno ai nuclei con almeno tre figli minori; il bonus bebè da 960 euro all’anno per chi ha un Isee fino a 25mila euro; il fondo di sostegno alla natalità per favorire l’accesso al credito dei genitori di bambini fino a tre anni; il premio alla nascita da 800 euro previsto dal 2017.

E si arriva così a 15 miliardi di risparmio: una buona base, certo, ma comunque insufficiente, perchè in base alle stime di spesa emerse durante le audizioni in commissione Affari sociali alla Camera, per finanziare l’assegno unico prospettato nel Ddl sarebbe comunque necessario trovare risorse aggiuntive.

Nel mirino detrazioni per i figli a carico e assegni familiari
I fondi necessari per l’assegno unico dipenderanno comunque da quanto ampia sarà la platea dei beneficiari: bisognerà vedere, cioè, se ci sarà o meno una soglia Isee per accedere o un limite di reddito sopra il quale la prestazione si ridurrà o verrà meno.

Quanto all’eliminazione delle detrazioni per carichi di famiglia, bisogna considerare che si tratta di un beneficio oggi usato da oltre 12 milioni di contribuenti, che hanno uno sconto dell’Irpef da versare, perchè hanno il coniuge o i figli a carico. Per questi contribuenti, quindi, sostanzialmente aumenterebbe l’Irpef, a fronte del nuovo assegno unico. Bisogna verificare se i beneficiari della nuova misura andranno a guadagnarci, nel passaggio dal vecchio al nuovo sistema, oppure no. Non a caso, il disegno di legge Del Rio prevede di adottare strumenti di «integrale compensazione» nel caso in cui il beneficio complessivo per la famiglia fosse inferiore rispetto ai benefici complessivi fruiti prima dell’entrata in vigore dell’assegno unico.

Un altro cambiamento, rispetto al passato, potrebbe riguardare gli assegni al nucleo familiare (che oggi riguardano 5,6 milioni di beneficiari tra lavoratori e pensionati). Oggi questi assegni sono finanziati sia dallo Stato, sia da una quota di contributi a carico dei datori di lavoro. Se si abbandonasse questo sistema, la nuova misura potrebbe essere interamente a carico della fiscalità generale.

Le spese attuali

Le voci di spesa per la famiglia che attendono il riordino in vista dell'assegno unico (in mld di euro). (*) per lavoratori dipendenti e pensionati

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