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Famiglie, turismo e raccolti: per i rifugiati ucraini primi passi sul lavoro (con molti freni)

Manca una banca dati della formazione e delle competenze per mettere in contatto offerta e richieste delle aziende. Al via il portale di avviamento Assolavoro-Unhcr e i corsi per il lavoro domestico

di Bianca Lucia Mazzei e Valentina Melis

Rifugiate ucraine alle prese con l’apprendimento della lingua (Epa)

3' di lettura

Collaboratori familiari, addetti alla ristorazione, impiegati nell’agricoltura, mediatori culturali, export manager. È ampia la gamma delle attività nelle quali i cittadini (soprattutto le cittadine, in realtà) ucraini fuggiti dalla guerra stanno cominciando a muovere i primi passi, grazie alle procedure accelerate consentite dalla protezione temporanea Ue.

I numeri però sono ancora limitati. Un censimento nazionale di quanti hanno trovato lavoro non esiste. La multinazionale Randstad ha raccolto le adesioni di 300 rifugiati ucraini al progetto di sostenibilità sociale «Without Borders», avviando la metà di queste persone a corsi di italiano e al bilancio delle competenze. L’Agenzia per il lavoro Openjobmetis ne ha avviati al lavoro una sessantina. Valori estremamente piccoli di fronte ai 55.151 adulti (per l’88% donne) che finora hanno chiesto il permesso di soggiorno per protezione temporanea Ue e che quindi potrebbero subito lavorare.

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GLI UCRAINI CHE HANNO CHIESTO LA PROTEZIONE UE

Le richieste di permesso nel territorio

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Le difficoltà

La necessità di lavoratori certo non manca, dal turismo all’agricoltura. «Le 25 filiere che fanno capo a Federturismo Confindustria- sottolinea la presidente Marina Lalli - hanno già denunciato la mancanza di 300mila figure mancanti per i prossimi mesi. Detto questo - aggiunge - non siamo stati neanche convocati dai ministeri per programmare l’inserimento delle persone provenienti dall’Ucraina».

Nelle attività agricole «i profili mancanti per la stagione sono 70-100mila», spiega Roberto Caponi, direttore lavoro di Confagricoltura. «Sappiamo che alcune Questure rilasciano con difficoltà i codici fiscali ai cittadini ucraini - aggiunge - e ci sono già ritardi e difficoltà tecniche sia nell’applicazione del decreto flussi 2021, sia nel compimento della sanatoria 2020».

Sulla stessa linea Romano Magrini, responsabile relazioni sindacali e lavoro di Coldiretti: «In Emilia Romagna, Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia l’esigenza di personale è enorme - dice - perché è iniziato il periodo della raccolta e non è ancora arrivato nessuno dei 42mila stagionali previsti dal decreto flussi 2021».

Perché domanda e offerta si incontrassero servirebbe una banca dati nazionale che raccolga i percorsi formativi e le competenze di questi potenziali lavoratori, per incrociarli con le richieste delle aziende.

Da qui la proposta di Rosario Rasizza, presidente di Assosomm (associazione italiana delle agenzie per il lavoro) e amministratore delegato di Openjobmetis : «Il Governo - dice - deve creare un database accessibile che permetta di capire chi è arrivato, se sa l’italiano, se conosce altre lingue, che competenze ha. Con Openjobmetis - continua - abbiamo collocato circa 60 persone, nell’assistenza familiare, nella ristorazione se sapevano l’italiano e come export manager se conoscevano bene l’inglese e magari anche altre lingue».

Un’altra peculiarità da tenere presente, in relazione ai rifugiati ucraini, è la forte presenza femminile (l’88% degli adulti che hanno chiesto la protezione Ue, sono donne) e di minori: (quasi 39mila). Senza aiuti alla conciliazione tra vita lavorativa e accudimento, l’inserimento non sarà facile.

Insomma, si ripresentano gli stessi nodi (assenza di una banca dati per l’incontro tra domanda e offerta e difficoltà di conciliazione fra vita e lavoro) già ampiamente noti sul fronte delle politiche attive.

Le iniziative in campo

Per favorire l’inserimento lavorativo dei rifugiati, il ministero del Lavoro, le associazioni imprenditoriali, le agenzie per il lavoro e i sindacati stanno mettendo in campo diverse iniziative.

Partirà nei prossimi giorni il sito internet in quattro lingue messo a punto da Assolavoro (associazione nazionale delle agenzie per il lavoro) e dall’Unhcr (l’alto commissariato Onu per i rifugiati) per intercettare i profughi ucraini che volessero entrare in percorsi di formazione e avviamento al lavoro. In base a un accordo con i sindacati di categoria, Assolavoro ha stanziato 45 milioni di euro da destinare al bilancio delle competenze, a corsi di italiano, alla formazione professionale e a prestazioni di welfare per i rifugiati.

«Molte delle donne che sono arrivate dall’Ucraina hanno un buon livello di istruzione - spiega il presidente di Assolavoro Alessandro Ramazza - e potrebbero aspirare quindi anche a un buon inquadramento professionale. Alcune potrebbero rientrare nel loro Paese - aggiunge - altre potrebbero anche restare in Italia. Noi crediamo nelle politiche attive e le consideriamo un investimento nel futuro».

Assindatcolf (associazione dei datori di lavoro domestico) sta organizzando insieme alle parti sociali corsi di formazione gratuita per colf, badanti e baby sitter (che partiranno a breve) dedicati ai profughi ucraini. Da un sondaggio che l’associazione ha commissionato al Censis emerge che 6 famiglie su 10 valutano positivamente il provvedimento che consente di assumere i rifugiati provenienti dall’Ucraina.

Formazione e inserimento nell’edilizia sono invece oggetto del Protocollo sottoscritto dai ministeri del Lavoro e dell’Interno, da Ance, sindacati di categoria. Riguarda circa 3mila migranti di tutte le nazionalità.

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