PARIGI, GIORNO 2

Fantasia anni Quaranta da Maison Margiela, opulenza per Dries Van Noten

La ventata green impera anche sulle passerelle parigine, ma trova anche un fronte critico che propone il ritorno deciso a uno stile più glamour nelle collezioni femminili per la prossima primavera

di Angelo Flaccavento


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A sinistra un momento della sfilata Maison Margiela, a destra la sfilata Dries Van Noten (foto Afp)

3' di lettura

Con i venti ambientalisti che incombono, il rischio è che l’estetica dominante trasformi tutte in pastorelle vestite di garza intente a giardinare o abbracciare alberi. O forse no. A Parigi in questi giorni avanza una fronda di sobillatori che in tema di femminilità sono di tutt’altra opinione e che insomma propongono un ritorno deciso, se non al sexy, di certo a un glamour sinuoso e predace.

Galliano e la trasmissione dei ricordi

John Galliano, da Maison Margiela, monta una fantasia anni Quaranta di ufficiali al fronte e suffragette che li accudiscono nella quale lui come lei sono dannatamente sensuali, ma nessuno è come dovrebbe essere, o almeno non del tutto. I personaggi di questo racconto si scambiano volentieri i tacchi, le mantelle e le velette, perché per Galliano la porosità di maschile e femminile è una nozione acquisita, sedimentata con le memorie debosciate del clubbing newromantic. Nel turbinare di segni, solo le silhouette - segnate in vita, rotonde di spalle, piene di curve - sono riconoscibili, perché l’effetto è ottenuto con decostruzioni tutte di oggi e tutte margeliane. Le note di collezione indicano una chiave di lettura interessante: la distorsione di ricordi e memorie nella trasmissione del sapere da una generazione all’altra. Un fatto naturale, che la digitalizzazione dello scibile ha fatto da ultimo deflagrare. In questa chiave la prova assume un senso di forte presenza nel contemporaneo, diluita però da una certa letteralità estetica. Galliano è al meglio quando si slaccia dalle contingenze e questa volta appare troppo legato al reale, troppo vicino a quanto già fatto per la couture per elettrizzare da par suo.

La suffragetta di Maison Margiela, sfilata PE 2020 a Parigi (/ AFP)

Mugler, parola d’ordine sexy

Una delle modelle di Mugler di ogni altezza e taglia, sexy non è solo il corpo perfetto.

Da Thierry Mugler sexy è un mantra imperituro ab origine, che l’arrivo qualche stagione fa del direttore creativo Casey Cadwallader ha fatto virare con decisione verso una stranezza dura, forzata e metropolitana che non sempre convince. A questo giro le amazzoni di Mugler, anelli al naso e un po’ ovunque, sono di ogni altezza e taglia, perché sexy non è solo il corpo perfetto. Messaggio importante e condivisibile, tradotto in vestiti - guaine seconda pelle e tailoring sovradimensionato - che poco di nuovo apportano alla conversazione, e che ricordano troppo da vicino il lavoro di Glenn Martens.

Lo spirito couture di Rochas

Altrove, è una gioiosa leggerezza di spirito a manifestarsi, alla faccia dei profeti di sventure. Da Rochas, Alessandro Dell’Acqua svuota e alleggerisce tutto, puntando su colori saturi e materie brillanti. Lo spirito couture, che nell’interpretazione di Dell’Acqua riassume l’identità della maison, non scompare, ma si diluisce, diventando tutt’uno con il tessuto. L’effetto ha la acquosità densa di un gouache. Intriga e intrattiene l’occhio mentre si traduce in forme che donano.

Dries Van Noten in tandem con Lacroix

Leggerezza e gioia esplodono da Dries Van Noten che collabora una tantum con il grande e indimenticable Christian Lacroix, firmando la collezione a quattro mani. Un’operazione inusuale, nella quale i codici Lacroix - il colore saturo, gli echi spagnoli, la grandeur giocosa, i volant e l’opulenza provenzale - sono filtrati dalla sensibilità belga di Van Noten, che pulisce e ricontestualizza in un orizzonte più concreto, senza rinunciare alla magia. La fusione dei rispettivi Dna riesce perfettamente in una lezione di moda con la M maiouscola.

Lanvin languido e sognante

Da Lanvin, Bruno Sialelli, il giovane direttore creativo insediato da meno di un anno, continua a definire lentamente la nuova identità del marchio. Punta su un lessico languido e sognante che deve ancora molto a Loewe, precedente datore di lavoro, ma che nel tailoring e nei capi più fluidi trova una sigla affatto personale.

La top model Gigi Hadid ha sfilato a Parigi per Lanvin by Bruno Sialelli, collezione PE 2020. REUTERS/Benoit Tessier

Il purismo di Lemaire si carica a questo giro di una decisa sensualità, passando dal nero duro al bianco leggero nel giro di un guardaroba fatto di pezzi impeccabili, mentre Jolanda Zobel, da Courreges, continua a lavorare di accumuli e follie discotecare stravolgendo un marchio il cui lo spirito giocoso era invece frutto di una assoluta chiarezza di pensiero.

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