storia dell’animazione

Fantasmagorie belle da matti

di Luigi Paini


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. Una scena della serie «Minivip», di Bruno Bozzetto

3' di lettura

Bel nome, animazione. Fa subito allegria. Nella vita di tutti i giorni, un posto dove c’è animazione mette voglia di andarci. Nel cinema, animazione è sinonimo di fantasia scatenata, di libertà senza freni, di movimento e vita. Animazione, e basta, si intitola la monumentale opera in due volumi in cui Giannalberto Bendazzi ha condensato la passione di tutta la sua vita per i “disegni in movimento”.

Una passione nata da ragazzo, oltre mezzo secolo fa, con la visione di The hangman, cortometraggio del 1964. Meraviglia di Youtube: digitate il titolo, e vi vedete in un attimo questo piccolo-grande capolavoro realizzato da Les Goldman e Paul Julian per illustrare l’omonima poesia di Maurice Ogden. Vederlo è fondamentale per capire il cammino di Bendazzi. Questi toccanti 11 minuti ci portano in un universo parallelo, facendo incrociare e combaciare versi e disegni. La storia cupa di un boia che arriva in una cittadina di frontiera, alza la forca e inizia a giustiziare, uno dopo l’altro, tutti gli abitanti. Per quale motivo? E qualcuno potrà alla fine salvarsi?

Quasi tutti noi, all’epoca, guardavamo solo Topolino, Tom & Jerry e Popeye (che chiamavamo rigorosamente Braccio di Ferro). Giannalberto e i veri appassionati come lui avevano “sentito” fin dal primo momento che l’animazione è forma d’arte ad altissimi livelli, come pittura, letteratura e musica. Senza pedanteria, però, perché molte pagine del primo volume sono ad esempio dedicate, con deferenza, al lavoro del primo Walt Disney, che il 18 novembre 1928 rivoluzionò il mondo dei “cartoni” con le folli avventure di un piccolo topo imbarcato su un battello. Il “corto” si chiamava Steamboat Willie (anche questo è facilmente reperibile su Youtube; un consiglio: non lasciatevelo scappare!) ed era presentato come complemento di un programma comprendente il lungometraggio Gang War. «Lo si ricorda oggi, commenta Bendazzi, perché la gente lo dimenticò allora. Il pubblico guardò soltanto il cartoon».

Ma che avevano mai di così fuori dal normale questi 7 minuti e 23 secondi? «In pochi mesi nacque una star globale», Mickey Mouse. «Lo straordinario successo di Walt Disney cambiò completamente le regole del gioco. Gli animatori più anziani si trovarono di fronte alla scelta di aggiornarsi tecnicamente o di andare in pensione».

È necessario dunque tornare un po’ indietro, alla data di nascita di questa benedetta animazione. Anche in questo caso ci sono un nome e una data. L’artista è il francese Émile Cohl, il giorno della prima proiezione è 17 agosto 1908, a Parigi. E il film? Una “operina” di circa due minuti, Fantasmagorie. Un titolo, un programma. Nessuna vera trama, solo un gioco surreale di disegni che si trasformano davanti ai nostri occhi, in un processo continuo di divertenti metamorfosi. Da quel 17 agosto, commenta Bendazzi, «cinema dal vero e animazione avrebbero vissuto vite parallele, ma distinte».

Se è bello il nome animazione, Fantasmagorie è ancora più bello, evocativo. Fa venire in mente il caleidoscopio, con le sue forme geometriche e i suoi colori in perenne mutazione. Nelle quasi 1.500 pagine dell’opera (alle quali ne vanno aggiunte ben 170 di indici) l’autore e i suoi collaboratori inseguono per un secolo intero il cammino di questa “fantasmagorie” in giro per il mondo. Non è un modo di dire. Ovviamente c’è tanta America e c’è tanta Europa, ma non è trascurata nessuna produzione, dall’America Latina all’Africa, dall’Oceania all’Asia.

In questo panorama universale, un bel posto lo occupa l’Italia. Addirittura le due copertine sono spiritosamente dedicate all’omino della Linea, di Osvaldo Cavandoli, che i meno giovani ricordano protagonista per anni dei Caroselli che pubblicizzavano una notissima (anche per merito suo) pentola a pressione; e naturalmente Bruno Bozzetto, fino agli autori emersi negli ultimi anni.

Spulciando tra le pagine, immergendosi nei sei periodi in cui la storia è divisa (il sesto occupa l’intero secondo volume) ci si rende anche conto di quali siano gli artisti che Bendazzi più ha amato nella sua vita di appassionato spettatore. Tanti, davvero tanti, ma due sicuramente sopra tutti: il russo Alexandre Alexeieff (1901-1982) e il canadese Norman McLaren (1914-1987). Il primo inventò la tecnica dello schermo di spilli, realizzando fra gli altri il magico Una notte sul Monte Calvo, nel 1934. Il secondo, sperimentatore instancabile, ha firmato “il” gioiello più amato da Bendazzi, Pas de deux, del 1968. Due danzatori, la musica, linee che si intersecano: dodici minuti di perfezione. Esagerato? Vedere per credere.

Giannalberto Bendazzi, Animazione - Una storia globale, Utet 2017, 2 volumi indivisibili, pagg. 928 e 722, € 65

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