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Fao: la deforestazione rallenta ma non in Africa. Europa e Asia meno virtuose

Nel decennio 2010-2020 la Terra ha perso in media 4,7 milioni di ettari all’anno di boschi e foreste, meno dei 5,2 milioni di ettari del 2000-2010 e dei 7,8 milioni del 1990-2000, il decennio orribile per la salute del pianeta. Si conferma dunque la tendenza a un miglioramento, anche se molto lenta

di Gabriele Meoni

Earth day 2020, la Giornata della Terra ai tempi del coronavirus

Nel decennio 2010-2020 la Terra ha perso in media 4,7 milioni di ettari all’anno di boschi e foreste, meno dei 5,2 milioni di ettari del 2000-2010 e dei 7,8 milioni del 1990-2000, il decennio orribile per la salute del pianeta. Si conferma dunque la tendenza a un miglioramento, anche se molto lenta


3' di lettura

La deforestazione frena, ed è una buona notizia per il pianeta, ma lo fa troppo lentamente, e questa è una notizia assai meno buona. A certificarlo è il «Global Forest Resources Assessment 2020», il monitoraggio realizzato dalla Fao che viene aggiornato ogni 5 anni. Un lavoro di mappatura della superficie forestale dei cinque continenti frutto della collaborazione di un network di 700 esperti che incrocia oltre 60 variabili in 236 Stati, cui in giugno seguirà una presentazione più dettagliata Paese per Paese.

Cominciamo dalle notizie (relativamente) positive: nel decennio 2010-2020 la Terra ha perso in media 4,7 milioni di ettari all’anno di boschi e foreste, meno dei 5,2 milioni di ettari del 2000-2010 e dei 7,8 milioni del 1990-2000, il decennio orribile per la salute del pianeta. Si conferma dunque la tendenza a un miglioramento, anche se molto, troppo lento. E l’obiettivo di azzerare la deforestazione entro il 2020 (uno dei Sustainable Development Goals dell’Onu) può dirsi mancato.

Migliora il Sudamerica, peggiora l’Africa
Il dato globale nasconde tuttavia divari giganteschi tra un continente e l’altro. Se infatti Asia, Oceania ed Europa nell’ultimo decennio hanno incrementato la superficie forestale e il Nordamerica l’ha lasciata praticamente invariata, Sudamerica e Africa accusano un bilancio in rosso. Con una ulteriore, fondamentale differenza: l’America latina ha perso «solo» 2,6 milioni di ettari all’anno - la metà del ventennio precedente - mentre l’Africa è la vera nota dolente, con un’accelerazione della deforestazione da 3,4 a 3,9 milioni di ettari annui. I dati dell’America latina, avvertono però alla Fao, non tengono conto degli ultimi sviluppi in Amazzonia, dove il ritmo di disboscamento è ripreso in maniera preoccupante.

Quanto all’Africa, sono almeno tre i fattori che spiegano l’accelerazione della deforestazione, spiega Anssi Pekkarinen, coordinatore del rapporto Fao: «Il primo è la crescita della popolazione africana, che secondo le proiezioni è destinata a proseguire nei prossimi decenni; il secondo è l’espansione dell’agricoltura su micro-scala, che sottrae terra alle foreste; il terzo l’utilizzo ancora diffuso del legname come combustibile per il riscaldamento domestico».

Asia ed Europa «compensano» meno
Se il bilancio globale migliora troppo lentamente la responsabilità è ovviamente delle aree che continuano a deforestare pesantemente, ma si registra una frenata anche dei continenti virtuosi. Negli ultimi 10 anni per esempio l’Asia ha dimezzato l’incremento della superficie forestale da 2,4 a 1,2 milioni di ettari all’anno mentre l’Europa lo ha ridotto del 75% (da 1,2 milioni a 300mila ettari all’anno). Asia ed Europa insomma compensano in misura minore rispetto al passato la perdita di foreste di Africa e Sudamerica.

In 5 Paesi oltre metà delle foreste globali
Dalla fotografia dell’Agenzia Onu con sede a Roma emerge un pianeta con 4 miliardi di ettari di foreste, pari al 31% della superficie coperta da terre ed equivalenti a circa mezzo ettaro pro capite. Ognuno di noi insomma ha a disposizione 5.200 metri quadri di boschi. Il calcolo è puramente teorico, perché la distribuzione degli alberi è estremamente diversificata. Il 54% delle foreste si trova infatti in soli 5 Paesi: Russia, Brasile, Canada, Stati Uniti e Cina.

Persa un’area grande come la Libia
Negli ultimi 30 anni sono stati deforestati 420 milioni di ettari di terreni, più o meno come la superficie dell’intera Unione Europea. Il saldo tra deforestazione e creazione di nuove foreste è negativo per 178 milioni di ettari, un’area equivalente a quella della Libia. Il ritmo di disboscamento si è gradualmente ridotto passando dai 16 milioni di ettari annui dell’ultimo decennio del Novecento ai 10 milioni del quinquennio 2015-2020.

Un progresso troppo timido per un pianeta che continua a surriscaldarsi e che ha sempre più bisogno di foreste in grado di assorbire le sue emissioni record di gas serra. Foreste la cui capacità di riserva di CO2 (carbon sink) si sta riducendo (da 668 gigatonnellate del 1990 a 662 nel 2020) anche a causa dei cambiamenti climatici.

Per approfondire
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