Consiglio di Stato

Faq fuori dalla scala giuridica ma va preservato chi si adegua

Le frequency asked questions non sono previste dall’ordinamento ma, una volta emesse, è necessario che le amministrazioni ne seguano le indicazioni

di Guglielmo Saporito

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Le Faq, risposte a dubbi e quesiti, sono un modo semplice di chiarire le norme vigenti. Ma che affidamento vi si può dare? Il problema è stato affrontato da un parere del Consiglio di Stato (sezione prima, 20 luglio 2021 n.1275) decidendo un ricorso che contrapponeva un’impresa alla regione Calabria per ottenere finanziamenti.

La soluzione data dei giudici è complessa, ma rischia, paradossalmente, di disorientare chi si affida alle Faq.

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Inesistenti nell’ordinamento

Le frequently asked questions intendono rispondere alle domande che sono poste (o potrebbero essere poste) con una frequenza dagli utilizzatori di un servizio. Si tratta di risposte pubbliche, per lo più su siti web, che chiariscono con effetto generale e pubblicamente le questioni più diffuse. Trasparenza ed economicità suggeriscono infatti di risolvere in via preventiva i problemi interpretativi ed applicativi.

Tuttavia, le Faq sono sconosciute all'ordinamento giuridico: le disposizioni preliminari del Codice civile del 1942, enumerando le fonti del diritto, non lasciano spazio per le Faq, perché queste svolgono una funzione pratica e non indicano elementi utili né circa la loro elaborazione, ne circa i soggetti che ne sono i curatori o i responsabili.

Non possono essere considerate simili a circolari, perché non costituiscono un obbligo nemmeno per le amministrazioni che le hanno emesse.

Non possono essere considerate nemmeno fonte di interpretazione autentica, da parte dell’amministrazione.

Di fatto, le Faq hanno un valore addirittura inferiore ad un mero artigianale cartello che, in un ufficio pubblico, indirizzi gli utenti in un certo percorso.

Strumento apprezzato

Seppur in assenza di peso giuridico, il numero degli utenti che si affidano alle Faq e l’obiettiva complessità delle materie che affrontano generano un’esigenza di tutela e di affidamento del cittadino.

Non a caso, infatti, esse sono pubblicate su siti istituzionali e provengono da fonti qualificate che sembrano chiarire la logica dell’amministrazione nei punti in cui essa è poco intelligibile, o dove sono possibili diverse applicazioni.

Di fatto, quindi, le Faq orientano i comportamenti degli interessati e quindi non possono essere considerate inutili.

Per questo motivo, il Consiglio di Stato precisa che, una volta suggerita, attraverso le Faq, una certa indicazione operativa, l’amministrazione non può discostarsene, se non sulla base di elementi nuovi e decisivi.

I precedenti

Fino ad oggi, le Faq sono approdate nelle aule giudiziarie soprattutto in materia di appalti pubblici, quando ad esempio (Tar Lazio 8420/2021) occorre chiarire come valutare la confezione di un prodotto.

Ma se in una procedura ristrette e tra soggetti qualificati (i soli concorrenti a una gara) le Faq possono prevenire rapidamente molti problemi, in altri settori, quali i benefici edilizi del 110%, le Faq riguardano platee affollate e rischiano di prevalere sulle norme, alterandone l’applicazione.

Non basta quindi, come suggerisce il Consiglio di Stato, evitare le Faq contradditorie, ma diventa necessario chiarire i casi specifici che le Faq intendono illustrare.

Nel fascicolo di ogni intervento che benefici di contributi, ad esempio, sarà quindi opportuno inserire una copia della Faq utile, tenendo presente l’articolo 10 dello Statuto del contribuente, che esclude sanzioni nel caso di errore che derivi dall’essersi conformati a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione.

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