Medicina legale

Far nella memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine

Sulla piattaforma Vimeo un film documentario di propaganda comunista, Giorni di gloria , imperniato sull’attentato partigiano di via Rasella

di Gilberto Corbellini

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(Riccardo De Luca / AGF)

Sulla piattaforma Vimeo un film documentario di propaganda comunista, Giorni di gloria , imperniato sull’attentato partigiano di via Rasella


4' di lettura

Sulla piattaforma Vimeo si può guardare un film documentario di propaganda comunista, Giorni di gloria , imperniato sull’attentato partigiano di via Rasella (23 marzo 1944), l’eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944), il processo con l’esecuzione del questore di Roma Pietro Caruso (21 settembre 1944), l’esumazione e identificazione dei cadaveri seppelliti con l’esplosione (11 luglio-30 novembre 1944) e le reazioni popolare a quei fatti.

Le sequenze furono girate da Giuseppe De Santis, Marcello Pagliaro, Mario Serandrei e Luchino Visconti. Visconti diresse le riprese del processo al questore Caruso, condannato alla fucilazione insieme al torturatore Koch, e al suo assistente Roberto Occhetto, che registravano le prime fasi del raccapricciante linciaggio di Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli fino alla liberazione di Roma. Pagliaro e Sarandei girarono le riprese alle Fosse Ardeatine, tra cui gli scavi per riportare alla luce i 335 corpi assassinati dai nazisti e le indagini della polizia scientifica per dare un nome ai cadaveri devastati dall’accatastamento, dall’esplosione per nascondere l’eccidio e dalla decomposizione.

Il libro

Un libro curato da Alessia A. Glielmi ricostruisce il lavoro di identificazione delle salme trucidate e pubblica l’inventario analitico completo del fondo multitipologico, composto da documenti e da oggetti denominato Commissione tecnica medico-legale della Scuola Superiore di Polizia per il riconoscimento e identificazione delle vittime delle Fosse Ardeatine (1944-1963). Il fondo si trova presso l’Ufficio Storico della Polizia di Stato ed è composto da 18 faldoni che contengono 338 fascicoli, che a loro volta constano di 7362 unità documentali e 462 oggetti. La Commissione Esecutiva Interalleata per le Fosse Ardeatine fu istituita l’11 luglio 1944 dal Commissario della Regione di Roma, sotto la presidenza del sindaco di Roma Filippo Doria Pamphili. La direzione dei lavori fu affidata a al medico legale Attilio Ascarelli e al questore della polizia scientifica Ugo Sorrentino.

Le vittime identificate dalle Commissione furono 325 e delle dieci rimaste allora anonime, sei hanno ritrovato il loro nome durante il lavoro di inventariazione. Tre restano ignote. L’ultima fase di indagine, che ha portato alla creazione dell’Archivio Biografico Virtuale delle vittime delle Fosse Ardeatine, consentito l’individuazione di documenti mai analizzati prima e la ricomposizione dell’intero panorama di fonti sulla strage; fonti di grande rilevanza, ritenute per la maggior parte disperse, e che, viceversa, sono state rintracciate in almeno dieci sedi diverse, in Italia e all’estero, dove versavano in uno stato di notevole disordine a causa della loro decontestualizzazione. Si tratta in primis di ciò che rimane dell’archivio dell’Aussenkommandì del Sichereitsdienst (SD, Servizio di sicurezza) e della Sicherheitsdienst polizei (SIPO, Polizia di sicurezza): documenti prodotti dagli uomini di Herbert Kappler a cui venne affidata l’organizzazione e l’esecuzione della strage. SD e SIPO alloggiavano a Roma vicino la Basilica di San Giovanni in Laterano, nella caserma/carcere di via Tasso, dove fu rintracciato il nucleo documentario che scampò ad un incendio appiccato prima dell’arrivo degli Alleati.

L’indagine investigativa sui cadaveri, dato che di questo si trattò con il dispiegamento di tutte le tecniche identificative che utilizzava la scuola italiana di polizia scientifica, partì dalla documentazione recuperata da Giuseppe Dosi presso l’archivio del comando tedesco dopo la fuga dei nazisti nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1944, tra cui l’elenco originale delle vittime mandate a morte. Dosi, il cui nome storicamente è legato alle indagini sul caso Girolimoni che gli costarono mesi di reclusione e alla nascita dell’Interpol, fu un personaggio significativo nella storia della polizia italiana per capacità e visione. I documenti ritrovati nel suo archivio privato hanno consentito di accertare i nomi di alcune vittime fino a quel momento ignote, che nel frattempo sono state mappate a livello genetico. Alcuni tentativi sono stati fatti di usare le informazioni genetiche per identificare gli ignoti, ma la mancanza di corrispondenza tra il numero della vittima e quello del sarcofago ha ingannato le ricerche fino a quando, elenchi originali alla mano, confrontati con identificativi assegnati durante le indagini e il seppellimento, è stato possibile venire a capo di alcune incognite.

Le figure dal questore Ugo Sorrentino e del medico-legale Attilio Ascarelli spiccano nella storia. Sorrentino in quanto allievo diretto di Salvatore Ottolenghi, promotore della Scuola di Polizia Scientifica Italiana, e figura chiave per la diffusione di una «scienza del crimine». Prima di dirigere i lavori sulle salme delle fosse Ardeatine, seguì il delitto Matteotti e risolse il caso dello smemorato di Collegno. Ascarelli era anatomopatologo e medico legale. Di antica famiglia sefardita, fu salvato dai rastrellamenti nazisti da Eugenio Pacelli (Pio XII), in quanto compagno di classe liceale, e ha lasciato numerose testimonianze del lavoro condotte sui cadaveri straziati nelle fosse Ardeatine.

L’inventario e il volume sono un efficace esempio di come il lavoro di indagine storico-archivistica e i metodi o tecniche di investigazione scientifica possono collaborare sinergicamente e portare alla soluzione di aspettative umane importanti. In ultima istanza ad accertare davvero dei fatti del passato

Il corpo e il nome. Inventario della Commissione tecnica medico-legale per l’identificazione delle vittime delle Fosse Ardeatine (1944-1963). Alessia A. Glielmi, Viella, Roma, pagg. 328, € 40. Il volume sarà presentato il 9 luglio presso il Museo Storico della Liberazione a Roma

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