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Fare business in Asia: l’importanza della sostenibilità

Le contraddizioni sono frutto della storia delle economie nazionali, delle diverse velocità di sviluppo e dell’importazione di modelli esteri

di Roberto Guidetti *

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(EPA)

Le contraddizioni sono frutto della storia delle economie nazionali, delle diverse velocità di sviluppo e dell’importazione di modelli esteri


3' di lettura

Qual è il livello di comprensione e interesse tra il pubblico ? Quali sono le aspettative verso le aziende multinazionali e Italiane che operano o intendono entrare nei mercati orientali? Se una conversazione di business sull’Asia di solito include aspetti nazionali, economici, etnici e religiosi, nel caso della sostenibilità il contesto è ancora più vario e spesso sorprendente nelle sue contraddizioni.

In Indonesia, illuminate scelte storiche di autosufficienza alimentare nazionale basate su un modello sostenibile di soia e riso coesistono con periodiche deforestazioni. In Cina, un contest ancora presente di inquinamento urbano ed ecologico si abbina all’obiettivo di far crescere i veicoli elettrici dal 5% del totale auto al 25% prima del 2025; e alla recente promessa di “net-zero emissions” prima del 2060. Sofisticata educazione civica e attivismo a Hong Kong non impediscono a materiali usati di finire in discariche per la inaspettata mancanza di un sistema organizzato di raccolta e riciclaggio.

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La spiegazione di queste apparenti contraddizioni è nella storia delle economie nazionali, ma anche nelle differenti velocità di sviluppo di diversi settori, nell’importazione (avvenuta o meno) di modelli esteri, e nelle competenze e strategie dei governi esistenti.Con il rapido passaggio da bisogni primari a quelli sociali, la motivazione di sempre più persone nelle metropoli asiatiche è la auto-realizzazione: dare significato sostanziale alla propria vita e un contributo positivo al mondo circostante.

Sempre più persone sono consce che l'Asia sarà l' epicentro del cambiamento del clima, non tanto per le statistiche che confermano che il continente pesa per circa il 50% delle emissioni di CO2 globali, ma per l’esperienza personale di eventi naturali sempre più frequenti come le piene nella provincia dell’Hunan in Cina: che nel 2017 hanno afflitto 7,8 milioni di persone, con danni di più di 3 miliardi di dollari e rovinoso impatto sulla infrastruttura locale; o la siccità, incendi e temperature record in Australia nel 2019 con le loro devastanti conseguenze.

Oltre a inquinamento e clima, gli altri aspetti di sostenibilità ad alto interesse sono salute (riduzione di obesità e diabete via riduzione di zuccheri e carne) e rifiuti, ad esempio la circolarità di confezioni a singolo uso (riduzione di plastica e riduzione di discariche). In Cina per esempio il governo ha prima proibito l’importazione di rifiuti dall’estero, poi promulgato nel gennaio 2019 leggi per raccolte differenziata dei rifiuti in 46 città, con l’obiettivo di riciclare il 35% dei rifiuti nel 2020. Il privato cittadino che non le rispetta riceve una multa di 23 euro, mentre per le aziende la multa può arrivare a 5.700 euro.

L’intervento più recente appena comunicato è l’abolizione delle cannucce e bicchieri di plastica per uso singolo a partire dal gennaio 2021 in tutti i ristoranti, bar e tea houses.I social media amplificano i lati negativi dovuti alla crescita e rendono l’opinione pubblica sempre più consapevole dei rischi ambientali.

Sono in costante aumento gli articoli sulla sostenibilità del settore moda. Il Bangladesh viene nominato spesso visto che è secondo solo alla Cina in esportazioni di abbigliamento, con il valore di 34 miliardi di dollari in abiti nel 2019; l’industria rappresenta il 20% del Pil nazionale e dà lavoro a 4 milioni di persone, ma è presa di mira per l’inquinamento dovuto a coloranti e chimici e uso di troppe risorse naturali in un contesto di fast fashion invece che di beni durevoli.

Per esempio la notizia diffusa dalle Nazioni Unite durante la campagna #ActNow che occorrono 10.000 litri d’acqua per produrre un singolo paio di jeans è stata condivisa ampiamente sui social.Questa accelerazione nell’interesse alla sostenibililta apre grandi opportunità di successo e scala per le aziende disposte a fare la transizione a offerte più sostenibili: dai veicoli elettrici all’evoluzione di beni di consumo e industriali con attenzione maggiore alla salute del contenuto e sostenibilità dell’offerta.

L’innovazione è sempre più numerosa a livello di start-up locali: restando sulla moda, OnTheList a Hong Kong è un nuovo network che offre ai membri esclusivo accesso a flash sales di prodotti di lusso a prezzi scontati per 3-4 giorni. L’impresa offre alle aziende un’opzione sostenibile per dirigere (invece che eliminare) molto più rapidamente avanzi di magazzino, aprendo anche un nuovo canale di distribuzione.

Gli spazi rimangono aperti anche per le imprese italiane che tengono presente alcuni fattori chiave per il successo in questo contesto:
1) È il prodotto o servizio offerto non solo utile, ma anche necessario e contribuisce alla salute o miglioramento dell’ambiente?
2) È la supply chain “sana” a livello di materiali e di impiego di risorse umane?
3)È l’azienda agile e capace di operare in un contesto di leggi variabili e con preavvisi brevissimi che richiedono rapidità decisionale e costi per competenti relazioni esterne?
4) È l’azienda capace di attirare talento locale di alta qualità motivato dalla sostenibilità?

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