sale in zucca

Fare e disfare in politica, ne va della credibilità

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

Chissà perché, noi italiani siamo sempre bravi nel fare e nel disfare le cose: siamo così bravi che Cesare Cremonini ha addirittura dedicato il titolo di una sua canzone al “fare e disfare”. Soprattutto in politica perché mai come negli ultimi tempi, guardando le agende degli ultimi governi in carica, la prassi si è consolidata. Ecco, così, che i giallo-rossi, appena insediati, sembrano concentrati su un unico punto: archiviare, magari solo parzialmente, quello che il precedente esecutivo giallo-verde aveva portato a casa.

Basta leggere i giornali dell'ultima settimana per rendersi conto di tale verità: tante marce indietro che cercano di mettere una pezza ai guasti del Conte primo. E' il caso di “quota 100” che oggi è in bilico. I tecnici dei ministeri del Lavoro e dell'Economia del nuovo governo si stanno già confrontando per modificare i termini dei meccanismi del pensionamento anticipato che, secondo la Ragioneria generale dello Stato, potrebbe costare circa 63 miliardi di euro nei prossimi 18 anni. A farne le spese potrebbero essere tutti gli aspiranti alla quiescenza nati nel 1958 (se l'esodo verrà bloccata dal 2020) o nel 1959 (se lo stop avverrà dal 2021). In entrambi i casi l'uscita anticipata dal lavoro verrebbe rinviata di cinque anni.

Ma sotto osservazione è anche il “Jobs Act” (e dunque l'articolo 18 modificato nel 2012 con la riforma Fornero) che verrebbe smontato più di quanto abbiano già fatto i giudici. E pensare che quella legge venne attuata proprio dal Pd con il governo Renzi nel 2015…

Intendiamoci, le motivazioni per fare marcia indietro ci sarebbero tutte: con una crisi economica che continua a farsi più minacciosa e con un debito pubblico che va sempre più alle stelle, ci sono tante buone ragioni per stringere i cordoni della borsa. Il problema è che i continui “stop and go” finiscono per minare alla base la credibilità stessa dello Stato: come fidarsi di un apparato pubblico che cambia direzione di marcia ad ogni piè sospinto? Anche perché, talvolta, non è neppure un problema di quattrini: si cambia per la sola voglia di cambiare.

È il caso del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che, appena rimesso piede nel suo vecchio dicastero, ha nuovamente dato autonomia ai musei congelando la riforma Bonisoli che era stata varata soltanto poco settimane fa, al momento del “bye-bye” dei gialloverdi. Gli addetti ai lavori parlano di una decisione opportuna, ma se non ci fosse stato il cambio del governo? Insomma, aveva proprio ragione il grande Gino Bartali quando, tra la vittoria di una tappa e l'altra, diceva sempre: “L'è tutto da rifare” ….

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