ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùNuove criticità

Fare impresa con il restauro Tomasi srl, guida femminile da 40 anni tra i Beni culturali

Dal caro bollette alla carenza di manodopera, lo scenario del settore nelle strategie dell'azienda romana guidata da Carla Tomasi Marco Ludovico

di Marco Ludovico

Restauro. Uno degli interventi alla Cappella della Sindone a Torino

4' di lettura

Nel 1981 in piazza San Pietro papa Giovanni Paolo II fu ferito in un attentato dal terrorista turco Ali Agca. A sei anni Alfredino Rampi dopo tre giorni di soccorso inutile morì in un pozzo a Vermicino. Il 5 giugno fu scoperto il virus dell’Aids. Mentre a gennaio Ronald Reagan era succeduto a Jimmy Carter come presidente degli Stati Uniti.

Sembra una vita fa. Ma proprio nel 1981 presso l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma si diploma poco più che ventenne Carla Tomasi. Di lì a un anno fonda una società di impresa. Nell’immaginario l’arte del restauro è professione forse più femminile che maschile. Ma altro è fare impresa nel settore: 40 anni fa, per una donna, significava avere non poco coraggio.

Loading...

Tomasi oggi è a capo di un’omonima impresa romana tra le più consolidate. Vanta una collezione continua di interventi tra i monumenti e i beni culturali più prestigiosi nella capitale e d’Italia. Testimone, così, della vittoria di una scommessa, potremmo dire una sfida, quasi impossibile: una giovane donna imprenditrice nel restauro, nel 1981, si afferma tra i meandri degli appalti. Dei meccanismi in apparenza immutabili. Delle prassi e delle conoscenze consolidate, quasi indiscusse. Tra i primi lavori, proprio negli anni ’80, l’Arco di Costantino, il Ninfeo di Villa Madama, la fontana della Barcaccia in piazza di Spagna. Oggi la lista degli interventi fatti da Tomasi è innumerevole: dobbiamo andare per citazioni. Alla fine del secolo scorso ha fatto, tra gli altri, restauri sulle Fosse Ardeatine, i Giardini segreti di Villa Borghese, la Fontana delle Alpi del Bernini. Nell’ultimo decennio ha svolto i lavori nella Fontana di Venere – Giardino “vecchio” di Palazzo Farnese a Viterbo. Alla chiesa di San Silvestro a L’Aquila. All’interno della cappella della Santa Sindone a Torino. E ancora, la Cappella Palatina di Palermo. Palazzo Spada nella capitale. I manufatti lignei di Villa Torlonia e della chiesa di S. Maria della Concezione, la cappella di San Michele.

Villa Pamphilj, sempre a Roma. La fontana dello Zodiaco a Terni. I Sacri Monti di Orta San Giulio (No) e di Varallo (Vc), un sito Unesco. Diversi i cantieri tutt’ora affidati e aperti, come quello di Villa Medici nella capitale o nel palazzo in piazza del Parlamento ex Banco di Napoli.«Non è stato facile. C’è voluta molta, moltissima determinazione. La passione, certo. Ma anche l’ostinazione per affermarsi senza aver timore di affrontare e superare processi già stabili. Relazioni ormai convenzionali e fissate. Molti, tanti altri attori ostili nel settore». Fare impresa nel restauro e con il restauro, insomma, non è facile per niente. «La concorrenza è ovunque a ogni livello» sottolinea Tomasi. «Le norme, spesso, meno favorevoli proprio di fronte a questa figura professionale o all’impresa che le le sta dietro, rispetto ad altre». Le questioni normative sono al centro della sorte di chi si mette a capo di un’azienda di restauro. Interminabili, a volte inestricabili, di frequente fonte di difficoltà nel fare impresa. «La riforma del codice degli appalti per noi ha diversi nodi da sciogliere». Adesso si aggiunge la congiuntura economica sfavorevole in un mondo fatto di tante piccole e medie imprese.

«Il fattore di rischio energetico, in parole povere il cosiddetto caro bollette, rischia di essere una stangata senza precedenti. I segnali sono già chiari e concreti» sottolinea Carla Tomasi. Un’incognita tutta da valutare negli effetti temibili del suo impatto. Una mina vagante per le scelte e le pianificazioni di migliaia di imprese. Un rebus per il nuovo governo in arrivo. Certo, il mondo dell’intervento nell’arte e nell’architettura è fatto di «tanti e tanti ricercatori, scienziati, laboratori, restauratori. Un contesto di professionalità innamorate della cultura, della storia e della tradizione del nostro Paese». Un patrimonio unico: «L’Italia ne deve essere orgogliosa, è lo specchio e il sostegno rinnovato senza sosta della sua identità». Ma adesso «bisogna aprire gli occhi». Le criticità sono incessanti, ingenti, difficili da risolvere. «Penso alla scarsità indubbia di manodopera qualificata». Tomasi è anche presidente di Finco (Federazione industrie prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le costruzioni), rappresenta circa 17mila imprese.

Sposata, due figlie, sottolinea come «il settore dei Beni culturali, in Italia più che mai, debba avere regole appropriate, specifiche, scongiurando la discrezionalità negli appalti e la farraginosità nella normativa. «Non garantiscono come minimo - ricorda - la qualità dei lavori, indispensabile per un patrimonio come il nostro». La sua impresa ha una trentina di dipendenti e un fatturato giunto a un milione di euro, in crescita. Ora ha in carico anche il restauro del palazzo delle Poste italiane a Torino, stile liberty. Così come il complesso di San Paolo Maggiore a Napoli.

Di certo, osserva, «un vergognoso malfunzionamento nell’intreccio tra domanda e offerta di lavoro nel settore, più l’ipernormazione sulle procedure dei lavori, non ci aiutano, per usare un eufemisco, a fare impresa». Il restauro, dunque, resta un’altra scommessa a tutt’oggi in campo per salvare la nostra memoria. Un processo pregiato e prezioso. Ma va protetto a ogni costo dai venti sfavorevoli dell’andamento dell’economia.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti