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Fare il tifo per la “cattiva”: quando un libro ribalta le prospettive

Hannelore Cayre stravolge il punto di vista del lettore portandolo dentro la storia di Patience, una bugiarda odiosa che non potrete non amare

di Francesca Milano

3' di lettura

«Che strana sensazione trovarsi scritte nero su bianco le proprie parole: è come essere su un balcone e vedersi camminare per strada e nello stesso tempo essere per strada». Scrivere ed essere scritta, essere autore ed essere protagonista. Vale per Patience Portefeux, che di mestiere traduce. Ma vale un po’ per tutti noi, padroni o schiavi del nostro destino.

Patience, però, non ci sta a restare vittima del destino che da un giorno all’altro le ha stravolto la vita: niente più agi, ricchezza, divertimento. «La mia vita è stata deviata come quando la puntina di un giradischi salta da un solco all’altro, da una dolce canzone a un sinistro ritornello». All’improvviso, con la morte di suo marito, la protagonista del libro “La Bugiarda”, scritto da Hannelore Cayre (edizioni Le Assassine), è costretta a trovarsi un lavoro. Ha una madre ricoverata in una casa di riposo e due figlie da mantenere. La vita a volte ti porta sul binario che decide lei, e tu non puoi fare altro che andare avanti. Ma una strada obbligata non è quello che Patience vuole.

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Ci sono persone - e personaggi - capaci di tirarsi fuori dalla sabbia mobile che li inghiotte, spinti da una forza di volontà quasi violenta per quanto forte. Patience ha vissuto la sua infanzia in un mondo dove i soldi erano tutto («I miei genitori erano evasori che amavano visceralmente il denaro») e in quel mondo vuole tornare. Così, quando il suo frustrante e malpagato lavoro di traduttrice per il ministero della Giustizia le offre l’occasione di riscattarsi, non se la fa scappare. Ed entra nel mondo del traffico di droga, diventando “la bugiarda”.

La protagonista del libro di Cayre - diventato il film “La Daronne” di Jean-Paul Salomé, con Isabelle Huppert - è una donna spietata, fredda, cinica. È “il cattivo” della storia, di una storia in cui non esistono i buoni. «Le ferite della vita mi hanno strappato dalla mia inerzia mentale. Non spero più: voglio!», spiega Patience per giustificare la donna che è diventata. Ma la sua storia ci pone davanti a delle domande senza risposta: le nostre radici rappresentano delle catene? Siamo padroni o schiavi del nostro destino?

La bambina per la quale la mamma ha coniato un termine per definire il suo colore degli occhi (il blu-Patience), la ragazzina che trascorre le vacanze in hotel in cui incontra miliardari e star del cinema, è diventata una donna feroce. Eppure in questa storia ci si ritrova a fare il tifo per lei, per le sue fragilità mascherate da certezze, per i suoi dolori nascosti sotto il sarcasmo. È questo che fanno i bei libri: ribaltano le prospettive, allargano la mente, mostrano nuovi punti di vista. E così il giallo di Hannelore Cayre permette di riflettere anche su un altro tema spinoso: quello del rapporto tra la Francia e le sue ex colonie e sui pregiudizi razzisti nei confronti dei cittadini di origine nordafricana. «Quattordici milioni di consumatori di cannabis in Francia e 800mila coltivatori che vivono di questa coltivazione in Marocco. I due Paesi sono amici, eppure questi giovanotti che intercetto per giornate nelle loro trattative scontano pesanti pene in prigione per aver venduto il loro hashish ai figli degli sbirri che li inseguono, a queli dei magistrati che li giudicano nonché a tutti gli avvocati che li difendono. Ciò li riempie di amarezza e odio».

Di fronte a questo ribaltamento di prospettiva si perde l’equilibrio: chi ha ragione e chi ha torto? Chi è il buono e chi il cattivo? I libri non dovrebbero dare risposte, ma porre domande. E Cayne le pone, e le pone bene.

Un’ultima annotazione: il libro è uscito per una piccola ma deliziosa casa editrice milanese, “Le Assassine”, che pubblica solo gialli scritti da donne.


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