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Farmaceutica, 3mila assunzioni con profili 4.0

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci


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Le nuove competenze riguarderanno in particolare l’uso di reti e sensori per la raccolta dei dati di produzione e l’uso di nuovi macchinari di additive manufacturing (Marka)

4' di lettura

I tre fattori chiave per l’industria farmaceutica, da qui ai prossimi anni, saranno: competenze, formazione continua, nuove professionalità. Il copyright è del presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi; e ben descrive lo scenario di accelerazione tecnologica che sta investendo, «con una velocità mai vista prima» l’intero comparto, che conta su un numero di addetti, giunto a 66.500 unità, in costante crescita. Da qui al 2021 le imprese del farmaco hanno in programma di assumere 2.500-3mila persone; e si stima che circa la metà dei nuovi ingressi si troveranno di fronte a mansioni del tutto nuove (la restante metà sostituirà, ammodernandone il lavoro, invece colleghi in uscita).

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La parola d’ordine pertanto è «multidisciplinarità»; vale a dire oltre a competenze prettamente mediche, occorreranno anche skill ingegneristiche, matematiche, informatiche; e capacità di lavorare in team. Il tutto, quindi, richiederà una formazione elevata di carattere tecnico-specialistico. Già oggi del resto il 90% degli addetti farmaceutici è in possesso di laurea o diploma di scuola superiore; e dal 2014 sono stati assunti circa 20mila addetti e l’81% della crescita degli occupati è per under35 (di cui l’80% a tempo indeterminato). Senza dimenticare il ruolo delle donne: in totale sono il 42% dei lavoratori, molto di più rispetto alla media del totale industria (29%). Spesso con ruoli importanti nell’organizzazione aziendale. Sono infatti donne il 40% dei quadri e dei dirigenti. E sono il 52% degli occupati nella ricerca.

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Il punto è che anche in questo comparto il mismatch rappresenta un problema. A pesare è in particolare uno dei nodi di fondo dell’istruzione italiana, e cioè che «abbiamo pochi laureati e pochissimi laureati Stem (Science, technology, engineering and mathematics). Da noi, infatti, ogni anno, si laureano in discipline Stem appena l’1,4% dei giovani tra i 20 e i 29 anni, con una preponderanza schiacciante dei ragazzi sulle ragazze (1,2% dei maschi contro un modestissimo 0,2% di donne). «Paesi come la Germania o il Regno Unito, per esempio, sono abbondantemente sopra il 3% come quota di giovani tra i 20 e i 29 anni che si laureano in materie Stem», per ripetere le parole che pronuncia spesso il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Gianni Brugnoli.

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Di qui l’esigenza, come Paese, di correre ai ripari. Anche perché nella farmaceutica, gli effetti della digitalizzazione creeranno soprattutto nuove opportunità di lavoro anziché sostituirlo.

«Ciò succederà in particolare nelle aree dedicate all’innovazione - ha spiegato Scaccabarozzi - accrescendo la capacità di produrre ed elaborare dati per rendere più efficienti le fasi di ricerca e migliorare l’efficacia delle terapie, nella produzione, trasformando i processi manifatturieri e distributivi, nell’accesso al mercato, cambiando i modi di comunicare con gli stakeholder e le modalità di monitoraggio dei risultati».

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La tendenza di fondo è quella di far evolvere i ruoli già esistenti richiedendo loro nuove competenze. Nell’area R&D delle aziende, ad esempio, il ricercatore, il tecnico di laboratorio, l’analista dei dati dovranno aggiornare le proprie competenze: dagli algoritmi di intelligenza artificiale per la scoperta di nuovi farmaci, all’uso di applicazioni e dispositivi di realtà virtuale per set-up di test clinici, all’elaborazione di grandi quantità di dati provenienti da fonti diverse, all’utilizzo di modelli di simulazione per lo sviluppo di molecole, alle applicazioni di blockchain. Ci sono tuttavia alcuni profili “emergenti” che saranno sempre più richiesti nella funzione R&D e riguardano in primis i data scientist e gli esperti di machine learning in grado di programmare algoritmi specifici, gli esperti di cybersecurity e di blockchain, i manager digitali per la gestione sempre più efficace ed esaustiva dei dati dei trial clinici.

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Nell’area produzione e supply chain, per fare un altro esempio, le nuove competenze richieste al direttore di produzione, al personale di linea produttiva, al supply chain manager, al responsabile del magazzino, agli ingegneri di processo/produzione riguarderanno in particolare l’uso di reti e sensori per la raccolta dei dati di produzione, l’uso di nuovi macchinari di additive manufacturing (stampanti 3D, prototipizzazione virtuale), l’analisi di dati complessi, l’uso di software di analisi predittiva per la manutenzione dei macchinari, le applicazioni di realtà aumentata per il monitoraggio delle linee, i software di machine learning e intelligenza artificiale per robot industriali. Anche nell’area di produzione e supply chain tuttavia saranno richieste figure professionali nuove: digital performance manager, ingegneri in grado di programmare algoritmi di big data per analizzare i flussi di produzione in tempo reale, ingegneri di telecomunicazione per la raccolta di dati, esperti di cybersecurity per proteggere la fabbrica dai danni di un fermo macchina causato da virus informatici, esperti di cloud per gestire i dati provenienti da fonti diverse, ingegneri in grado di programmare algoritmi di process automation per robot industriali.

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Nell’area relativa al market access, poi, i ruoli classici del sales&account manager, del marketing manager, del channel manager e degli informatori scientifici, dovranno maturare competenze digitali. Anche in quest’area il mercato segnala una serie di profili professionali emergenti: profili del therapeutic area manager, del clinical project manager, del data analyst, del digital marketing manager, del web community manager e del network builder.

Per farsi trovare preparati, Farmindustria e Miur hanno avviato un programma per avvicinare gli studenti al comparto e per orientarli nelle scelte universitarie. «Hanno aderito 37 aziende, 10 scuole e oltre 200 ragazzi - ha ricordato Scaccabarozzi -. È un progetto di filiera. È stato poi sottoscritto un accordo con i sindacati del settore per orientare la forza lavoro del futuro».

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